Per la prima volta in Italia, un tribunale ha riconosciuto la maternità di una madre lesbica deceduta prima di poter riconoscere legalmente le proprie figlie.
La decisione arriva dal Tribunale di Trieste, che con una sentenza del 5 dicembre 2025 ha accolto l’azione di stato promossa per l’accertamento giudiziale del rapporto di filiazione nei confronti di una persona defunta. La notizia è stata diffusa oggi ed è stata riportata dall’ANSA.
Il caso riguarda una maternità intenzionale fondata sul consenso alla procreazione medicalmente assistita, effettuata all’estero dalla compagna della donna. Si tratta del primo precedente italiano in cui, in una vicenda di questo tipo, viene riconosciuto giudizialmente il legame genitoriale dopo la morte della madre intenzionale.
La madre intenzionale Federica Fontana, professoressa di Archeologia greca e romana presso l’Università di Trieste, era scomparsa nel maggio 2024 senza aver potuto riconoscere formalmente le figlie avute con Emanuela Murgia, poiché tale dichiarazione sarebbe stata rifiutata dagli uffici italiani in base alla normativa vigente.
L’azione giudiziale, promossa pochi mesi dopo la sua morte, ha consentito di tutelare pienamente le bambine, oggi di 8 e 4 anni, garantendo loro il riconoscimento dello status di figlie di entrambe le madri, l’attribuzione del cognome della madre intenzionale, i diritti successori come eredi legittime, le tutele previdenziali e assistenziali previste per i figli del genitore deceduto.
“Per me è stato un modo per portare a compimento qualcosa che avremmo voluto fare insieme: un grande motivo di vita, di fronte a una perdita così grande“
Così ha detto Murgia al Corriere della Sera. “È stata la mia figlia maggiore a farmi capire che dovevo farlo. Poco dopo che Federica è morta, ha firmato un disegno con il doppio cognome, anche se all’anagrafe aveva solo il mio. Per me è stato uno choc. L’ho visto come un modo di affermare la sua appartenenza“.
Le due donne si conobbero 20 anni fa all’università di Trieste. Dopo dieci anni insieme sono volate in Spagna per fare la fecondazione assistita. Nel 2017 la nascita della primogenita, nel 2021 l’arrivo della secondogenita. Poi nel 2022 il tumore di Federica, che per la legge italiana non era nessuno, fino alla storica sentenza della Corte Costituzionale dello scorso anno.
Il procedimento è stato seguito pro bono dalle avvocate di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI+, Patrizia Fiore, Manuel Girola, Valentina Pontillo e Giulia Patrassi Leopardi – quale iniziativa strategica per l’affermazione dei diritti fondamentali delle persone minori nate in famiglie omogenitoriali.
Il Tribunale ha affermato un principio di grande rilievo, sottolinea Rete Lenford: il rapporto di filiazione può essere accertato anche nei confronti di un genitore ormai deceduto, quando sia provata la volontà procreativa condivisa.
“Una decisione che riafferma il primato dell’interesse delle minori alla continuità affettiva, identitaria e giuridica e che segna un passaggio importante nell’evoluzione della tutela delle famiglie omogenitoriali. Una sentenza che restituisce dignità giuridica a una storia familiare segnata da una grave perdita e che apre la strada a nuove prospettive di tutela“.
Le reazioni di Rete Lenford
Accogliendo integralmente la domanda di riconoscimento giudiziale della genitorialità, il Tribunale ha dichiarato le bambine figlie di entrambe le madri, disponendo altresì l’attribuzione del cognome della madre intenzionale. «Una sentenza che restituisce dignità giuridica a una storia familiare interrotta da una gravissima perdita, e che riafferma il primato dell’interesse delle minori alla continuità affettiva, identitaria e giuridica», ha dichiarato l’avv.ta Patrizia Fiore.
Le avvocate Giulia Patrassi e Valentina Pontillo sottolineano: «Il Tribunale ha stabilito che il rapporto di filiazione può essere accertato anche nei confronti di una madre ormai deceduta, quando risulti provata la volontà procreativa condivisa. Si tratta di un tassello importante, che rafforza il principio secondo cui al centro dell’ordinamento deve rimanere la protezione dell’identità personale e familiare delle bambine e dei bambini».
L’avvocato Manuel Girola ha aggiunto: «La sentenza assume rilievo anche sotto il profilo processuale, riconoscendo l’azione di stato quale strumento capace di colmare un vuoto di tutela nei casi in cui non sia più possibile ricorrere al riconoscimento volontario. Si apre così una strada utile anche per altre situazioni analoghe, in cui la genitorialità d’intenzione può essere riconosciuta pienamente, anche in assenza di un legame biologico».
Il Presidente di Rete Lenford, avv. Vincenzo Miri, ha dichiarato: «L’azione riveste un’importanza particolare perché, in questo caso, si è riusciti a superare l’ostacolo rappresentato dall’impossibilità di procedere al riconoscimento della genitorialità in assenza di una preventiva dichiarazione di riconoscimento e senza poter ricorrere all’adozione, rimedio non praticabile quando il genitore intenzionale è già deceduto».
Adesso le due figlie di Emanuela e Federica sono a pieno titolo eredi legittime della seconda mamma, con annesso diritto a beneficiare delle prestazioni previdenziali e assistenziali previste per i figli del genitore deceduto, compresa la pensione di reversibilità al 100%.
