Catania, padre umilia il figlio troppo effemminato, in spiaggia davanti a tutti

E’ una scena surreale, purtroppo capitata davvero. E’ l’omofobia domestica, la peggiore.

Quando l’omofobia cresce all’interno della propria famiglia, è ancora peggio. Siamo a Mascali, provincia di Catania. Nel suo articolo, Silvana Grasso parla di una spiaggetta libera, in cui andava quando era piccola. Negli anni non è cambiata. E’ rimasta la stessa oasi di pace, dove il suono delle onde non è coperto dalla musica caraibica, come nelle spiagge più affollate. Il giorno che decide di andare, però, assiste a un fatto scandaloso, quasi surreale. Un padre che umilia il figlio perché secondo lui sarebbe troppo effemminato. 

Con la sua voce virile, il trentenne urla contro il figlio di 7 anni, che stava semplicemente costruendo un castello di sabbia in riva al mare, utilizzando tra le altre cose un piccolo annaffiatoio giocattolo. Questo non va assolutamente bene al padre, che con forza lo spinge a terra e con violenza fruga dentro il costume del bambino, fingendo di non trovare il pene del figlio. Lo fa davanti a tutti, continuando a urlare “Si masculu o fimmina?“. Sei maschio o femmina?

Le umiliazioni del virile padre contro il figlio poco mascolino in provincia di Catania

Poco distante, il fratello del bambino affronta le onde, mostrando lo stesso atteggiamento da spaccone e la virilità del padre. Fortuna che ci sarà lui a portare avanti la mascolinità della famiglia. La madre dei due bambini e moglie (o compagna) dell’uomo invece è una ragazza di 25 anni, che per tutto il tempo è rimasta in silenzio, senza difendere il suo secondogenito dall’attacco omofobo del trentenne.

Finito di umiliare il bambino, continua a blaterare da solo, chiedendosi perché una tale vergogna deve aver colpito proprio la sua famiglia. Il piccolo, invece, nonostante la violenza subita, non ha mai pianto, è rimasto in silenzio a subire quello che forse non era la prima aggressione omofoba che riceveva dal padre. Dietro lo sguardo inerme di un fratello e di una madre, troppo impauriti o disinteressati da intervenire. Un’omofobia domestica, che continuerà anche a casa, nel quartiere dove quel piccolo è costretto a vivere, nella provincia di Catania.

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