Paolo si suicida a 15 anni perché bullizzato “Sei una femminuccia”: chi è il mandante morale?

Il grido di dolore della famiglia risuona nell'Italia dell'odio omobitransfobico fomentato dalla destra di governo.

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Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra: genitori di Paolo morto suicida a 15 anni perché bullizzato, lo schernivano come "femminuccia". Foto di Repubblica
Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra: genitori di Paolo morto suicida a 15 anni perché bullizzato, lo schernivano come "femminuccia". Foto di Repubblica
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Si è impiccato la mattina dell’11 settembre, due ore prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, nella sua casa di Santi Cosma e Damiano, provincia di Latina. Paolo – quattordici anni, capelli biondi portati lunghi, la passione per la musica, la pesca e la cucina – non vedrà compiersi i suoi quindici anni a novembre. Lo ha trovato il padre, dopo inutili richiami. La corda di una trottola, la stanza silenziosa: dietro, anni di messaggi, scherzi, insulti.

Sei una femminuccia”, “Paoletta”,Nino D’Angelo”, “Ti metto le palle in testa”, “Tua madre è una t…

Queste le parole che lo hanno costretto a tagliarsi i capelli, che lo hanno isolato fino a quell’ultimo messaggio nella chat di classe:

Conservatemi un posto in prima fila”.

La procura di Cassino ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio, sequestrando il suo cellulare, la console Xbox e i telefoni di alcuni compagni. Il ministro dell’Istruzione Valditara ha disposto ispezioni nelle scuole da lui frequentate – due medie e l’istituto tecnico Pacinotti di Fondi – per verificare se docenti e dirigenti abbiano applicato le misure previste dalla legge 70/2024 contro il bullismo, che impone l’intervento immediato e, nei casi più gravi, la segnalazione alle autorità.

Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra: genitori di Paolo morto suicida a 15 anni perché bullizzato, lo schernivano come "femminuccia". Foto di Repubblica
Giuseppe Mendico e Simonetta La Marra: genitori di Paolo morto suicida a 15 anni perché bullizzato, lo schernivano come “femminuccia”. Foto di Repubblica

La lettera del fratello: “Promuovere una cultura del rispetto”

Ivan Roberto, fratello maggiore di Paolo, ha scritto una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro Giuseppe Valditara:

“Chiedo che la morte di mio fratello e delle altre vittime non venga relegata nell’ombra e che vengano adottati provvedimenti concreti e incisivi per contrastare il bullismo. È indispensabile promuovere una cultura della prevenzione, della responsabilità e del rispetto, affinché nessun altro ragazzo o ragazza sia costretto a subire violenze psicologiche o fisiche tali da spingerlo a gesti estremi”.

La madre: “La scuola sapeva e non ha fatto nulla”

Alla giornalista di Repubblica Romina Marceca, la madre, Simonetta La Marra, racconta anni di denunce inascoltate:

“Alle elementari un compagno puntò contro nostro figlio un cacciavite di plastica dicendo che lo avrebbe ammazzato e la maestra non intervenne. Alle medie il bullismo dei professori, poi al Pacinotti lo scherno dei compagni: lo chiamavano ‘Paoletta’, ‘femminuccia’, lo aspettavano in bagno. Avevano promesso di aiutarci, ma tutto finì solo quando Paolo si tagliò i capelli. Quante volte l’ho visto piangere”.

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Due passaggi testuali delle parole rilasciate dalla madre di Paolo a Marceca di Repubblica:

“Alle elementari, in quinta. Ci siamo rivolti ai carabinieri perché un compagno ha puntato contro nostro figlio un cacciavite in plastica, diceva che lo doveva ammazzare. E la maestra non è intervenuta. Noi eravamo genitori molto presenti nella vita scolastica di nostro figlio e questo dava fastidio. Tutte le altre sono state denunce scritte e verbali agli istituti, ma non facevano niente”

E ancora:

“Era diverso dagli altri per questo è rimasto solo. Amava la musica, andare a pescare col padre, cucinare, aiutava in casa. Anche per questo veniva bullizzato. L’ultima sera, prima della tragedia, ha preparato il pane e i biscotti. Prendeva sempre le difese dei più deboli e per questo lo chiamavano spione”

Al funerale, su dodici compagni di classe, si è presentato un solo amico di Paolo.

La destra contro l’educazione alle differenze

Mentre la famiglia chiede giustizia, in Parlamento la destra di governo porta avanti tre disegni di legge – firmati da Valditara, Amorese e Sasso, definiti “consenso informato“, che mirano a ostacolare l’introduzione dell’educazione affettiva e alle differenze nelle scuole.

È quella che su Gay.it già da tempo definiamo “Legge anti-LGBTIQ+ italiana“. I testi parlano di “neutralità ideologica”, ma nei fatti puntano a impedire percorsi formativi che aiutino a riconoscere e contrastare l’omobitransfobia, a promuovere rispetto e inclusione. Le realtà LGBTIAQ+ le hanno già definiti gravemente incostituzionali.

La destra di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega vuole impedire proprio quei percorsi che avrebbero potuto fare la differenza nella vita di un adolescente che, come Paolo, veniva isolato e bersagliato per la propria diversità.

Chi è il mandante morale di questo suicidio – o, meglio, di questo omicidio sociale?

Mentre la destra di Giorgia Meloni strumentalizza l’omicidio di Charlie Kirk per fomentare l’odio sociale e la polarizzazione, devastando il precario equilibro democratico del nostro Paese, una riflessione urgente serpeggia in questi foschi orizzonti. La tragedia del giovane Paolo e le testimonianze della sua famiglia, unite alla battaglia ideologica di odio con cui la destra vuole impedire l’inserimento dell’educazione sessuale e alle differenze nelle scuole, ci induce alla domanda: chi si oppone a un’educazione capace di insegnare il rispetto delle differenze può davvero dirsi estraneo alla catena di violenza che ha portato alla morte di Paolo?

La domanda, oggi, non riguarda solo un paese del basso Lazio: riguarda l’Italia intera. Chi è il mandante morale di questo suicidio?

© Riproduzione riservata.

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andrea.dotti 15.9.25 - 13:55

Sono molto toccato da questa storia. Anche il mio stretto amico Leonardo si è tolto la vita in seguito ad atti di bullismo. Prego per il vostro benessere psicologico