Papa Francesco riceve il messaggio delle amiche trans: “Ci hai chiamatə per nome, siamo con te”

È una lettera toccante quella consegnata questa mattina a Papa Francesco dalle donne transgender che in questi anni lo hanno incontrato. Don Andrea Conocchia, che le ha portate in Vaticano: "Non ho mai visto un papa così in ascolto delle persone LGBTQ+"

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Papa Francesco Transgender
Papa Francesco e il suo rapporto con la comunità delle persone cristiane cattoliche Transgender
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«A te, caro papa Francesco, che ci hai chiamato per nome, ci hai teso la mano senza volerci in ginocchio, ci hai voluto in piedi per guardarci negli occhi, e ci hai detto di amare, perdonare e seguire sempre il cuore». Inizia così la preghiera che questa mattina papa Francesco, dopo la nona notte passata al Policlinico Gemelli di Roma, dove è ricoverato per curare una polmonite bilaterale insidiosa, ha ricevuto dalle mani di suor Geneviève Jeanningros, argentina delle Piccole sorelle di Gesù, missionaria nella periferia della capitale. La lettera è stata scritta da Alessia Nobile, assistente sociale transgender e free activist che da anni porta la sua testimonianza nelle carceri italiane. L’ha scritta in nome delle amiche transgender del papa: «Ci tenevamo a fargli sentire la nostra vicinanza, perché lui in questi anni ci ha sostenute in vari modi. Francesco lo sentiamo come amico, ci ha sempre chiamate per nome». L’incontro di Alessia con papa Francesco risale all’estate di tre anni. Aveva da poco pubblicato il suo libro, La bambina invisibile (Castelvecchi, 2022), il racconto intimo di una bambina che cresce in un corpo che con l’età si fa estraneo, fino alla liberazione che lei stessa trova nel processo di transizione: «Quel giorno ho dato il mio libro al papa e lui mi ha detto: “Hai fatto bene a scrivere la tua storia, queste cose vanno scritteVai sempre a testa alta!».

La comunità T col fiato sospeso

E a testa alta Alessia ha imparato a starci negli anni, dopo un passato di discriminazione e rifiuto: «Il primo a dirmi di non abbassare mai la testa fu don Gallo, che incontrai in un periodo difficile a Genova. Ora io e le mie amiche trans siamo tutte con il fiato sospeso. Quando è venuto a mancare don Gallo, la sua eredità non è venuta meno, ma è mancata la sorgente. Siamo preoccupate che lo stesso possa accadere anche adesso» dice Alessia, sospirando. Nelle chat di Whatsapp, le amiche trans del papa hanno caricato tutte la foto profilo con papa Francesco: «Abbiamo trovato un amico, ho visto anche come è evoluto il nostro rapporto con lui. Lo scorso 11 dicembre, quando lo abbiamo incontrato nell’Aula Nervi in Vaticano, ha voluto che ci sedessimo in prima fila perché poi potesse salutarci una per una. Ha trovato anche il momento di scherzare con me, voleva che gli garantissi che i taralli che gli avevo portato in dono fossero davvero artigianali» dice Alessia. Dall’anno della pandemia, papa Francesco ha incontrato centinaia di persone della comunità LGBTQ+, grazie al supporto di suor Geneviève Jeanningros e don Andrea Conocchia, parroco di 54 anni a Torvaianica, sul litorale laziale: «Nei miei 29 anni di sacerdozio – spiega don Andrea – non ha mai visto un papa mettersi così in ascolto delle persone della comunità LGBTQ+».

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Il papa e le sex worker

Tutto è iniziato nel marzo 2020. Mentre l’umanità si chiudeva nelle abitazioni in pieno lockdown, ai cancelli della parrocchia di Torvaianica bussavano le sex worker trans, abbandonate a loro stesse, senza un’assistenza, ma soprattutto senza cibo: «Il 10 marzo 2020 è arrivata Paola, la prima trans argentina che mi ha chiesto di essere aiutata, il giorno dopo erano due, poi tre. È iniziato tutto alla scuola della carità, poi è continuato con la scuola dell’ascolto. Per esempio, ho imparato a chiedere loro come volevano essere chiamate» spiega don Andrea, oggi da tutti chiamato prete di frontiera: «Macché prete di frontiera! È la frontiera che è venuta al cancello della mia parrocchia» puntualizza don Andrea, che poco dopo ha imparato a bussare in Vaticano, all’Elemosineria apostolica guidata dal cardinale Konrad Krajewski, che parla direttamente al pontefice e fornisce tamponi e vaccini: «Oggi a Torvaianica, la Santa sede manda anche l’ambulatorio Madre della Misericordia, che visita le ragazze trans con un team specializzato, con la presenza anche di un’infettivologa» spiega.

Lui ci ha viste come persone

Papa Francesco Lettera Transgender.jpg
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«Papa Francesco ci ha sempre sostenute, anche economicamente. Quando abbiamo pensato di scrivergli una lettera in questo momento per lui difficile, volevamo fargli sentire che gli siamo vicine. Lui ci ha viste come persone. Quando mi sono presentata a lui come donna transgender, mi ha risposto: “Non m’interessa, dimmi il tuo nome!” Come fa a non toccarti una cosa del genere?» si domanda Alessia. Le fa eco don Andrea: «In questi anni ho visto molte amiche trans  piangere sulle spalle del papa o ridere per le sue battute. Hanno preparato empanadas per il pontefice, con la cura che si riserva a un amico. Qui non c’è una retorica assistenziale, parlo di amicizia vera. Quando vedevo come Francesco parlava fitto con le donne argentine, come se le conoscesse da una vita, ho compreso la sua umanità». In questo periodo Alessia e la comunità trans stanno portando avanti un progetto di accoglienza che già piace al pontefice: «La nostra intenzione è aiutare le tante donne trans 60-70enni che vivono in povertà. È un tema di cui si parla poco: è importante che oggi si dia luce alle nuove generazioni della nostra comunità, ma non vanno dimenticate tutte quelle donne trans che, vissute in un altro periodo, oggi sono le vere dimenticate. Oggi, che guardiamo con apprensione alla salute di papa Francesco, ci sentiamo tutte sospese».

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