Papa Francesco ha incontrato Clare Byarugaba, nota attivista per i diritti LGBTQ+ dell’Uganda. Si tratta del primo incontro ufficiale di un pontefice con un esponente del movimento per i diritti LGBTQ+ proveniente dall’Africa orientale. Durante l’incontro, il pontefice ha ribadito con fermezza che “la discriminazione è un peccato” e ha condannato con decisione la violenza contro le persone LGBTQ+ definendola inaccettabile“.
La presa di posizione di Bergoglio giunge ora come condanna in contrapposizione alla draconiana legge Anti-LGBTI approvata in Uganda nel 2023, definita anche legge “Kill the gay” (Uccidi i gay) recentemente ratificata dalla corte costituzionale ugandese, che prevede l’ergastolo per i rapporti omosessuali e la pena di morte per il reato di “omosessualità aggravata“, come nel caso di rapporti con minori o di trasmissione dell’hiv.
La chiesa cattolica ha grandi responsabilità nello scivolamento di alcuni paese africani verso una conclamata persecuzione omobitransfobica istituzionalizzata. Molti leader spirituali cristiani cattolici hanno fomentato lo stigma verso le persone LGBTI+, incendiando l’odio anti-gay con epiteti religiosi e supporto alle legge di repressione.
Cosa dice l’atroce legge anti-LGBTI dell’Uganda e come favorisce l’epidemia Hiv
In un video pubblicato su X, l’attivista ugandese Clare Byarugaba stringe la mano e bacia il pontefice.
For the first time in history, @Pontifex met with an LGBTIQ rights advocate from Uganda. @clarekabale our Diversity, Equity & Inclusion Officer met with the Pope at the Vatican🇻🇦
His Holiness reiterated that discrimination is a sin. #ReapealAHA23 pic.twitter.com/fucUBGtj1j
— Chapter Four Uganda (@chapterfourug) August 14, 2024
Byarugaba, che ricopre il ruolo di responsabile per l’uguaglianza e la non-discriminazione presso l’organizzazione Chapter Four Uganda, ha discusso con il Pontefice gli effetti devastanti della feroce norma – che ha portato ad arresti e persecuzione, ma anche a difficili rapporti del paese con gli organismi internazionali, inclusa la Banca Mondiale – sottolineando come la comunità LGBTQ+ viva quotidianamente nel terrore a causa del provvedimento firmato dal presidente Yoweri Museveni nel maggio 2023. Papa Francesco, che in precedenza aveva già dichiarato che “l’omosessualità non è un crimine“, ha ribadito che la Chiesa non deve mai discriminare e ha incoraggiato gli attivisti a continuare la loro lotta per i diritti umani e la dignità di tutte le persone.
Clare Byarugaba ha affermato che durante il confronto con il papa, Francesco ha ribadito che:
“la discriminazione è un peccato e la violenza contro le comunità LGBTIQ è inaccettabile”
L’incontro voluto da Papa Francesco rappresenta un forte segnale in un paese in cui il 40% della popolazione è cattolica e dove alcuni leader ecclesiastici locali hanno sostenuto la legge di odio e persecuzione omobitransfobici.
Le leggi anti-LGBTI si stanno diffondendo in diversi stati africani. È il caso del Ghana, del Burkina Faso, del Senegal, del Congo, della Nigeria. Persino in Kenya si ravvedono tracce di crescente persecuzione ai danni della comunità queer. La propaganda omobitransfobica in Africa si intreccia con la penetrazione dell’influenza russa e cinese nel continente africano, in chiave anti-Occidente.

Un africa orientale che non lo riconosce come Papa?