Paralimpiadi Milano Cortina 2026, Hailey Griffin orgoglio bisessuale: “So che posso fare qualsiasi cosa”

"La mia disabilità non definisce chi sono come persona, né la mia sessualità, ma fanno parte di me".

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Le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 sono ufficialmente iniziate venerdì scorso e tra i pochi atleti dichiaratamente LGBTQIA+ in corsa per una medaglia c’è anche Hailey Griffin, 34enne del New Mexico pronta a gareggiare nello slalom e nello slalom gigante femminile nella categoria sitting. L’ultimo traguardo di una carriera da monosciista iniziata nel 2020 dopo aver subito una lesione al midollo spinale L1 all’inizio del 2019, per Hailey, che si identifica come persona bisessuale.

Atleta e mamma queer alle Paralimpiadi

Ci stiamo impegnando e facendo sacrifici quanto la maggior parte delle altre persone“, ha precisato Griffin a OutSports. “Hailey è una donna e una madre forte e se solo sapeste questo di lei, sarebbe felice“. Una frase, quest’ultima, che si può trovare nella biografia dell’atleta statunitense sul sito Sisters In Sports Foundation, organizzazione che sostiene e promuove le relazioni tra donne e ragazze con disabilità “attraverso l’amore per lo sport e il mentoring”.

Questa descrizione mi sembra perfetta e diretta“, precisa Griffin. “Sono una donna forte, una che farà tutto il possibile per continuare a vivere una vita di cui essere orgogliosa, e sono una madre, un ruolo che mi ha insegnato più di ogni altra cosa nella mia vita. Amo anche mio figlio più di ogni altra cosa. Quindi, se non altro, questo è tutto ciò che dovete sapere”. Quando ha scoperto che avrebbe partecipato alle Paralimpiadi di Milano Cortina con il team USA, Hailey non riusciva a crederci. Un sogno a lungo cullato e ora diventato realtà. “Avevo appena completato quella che viene chiamata ‘The Big Dog Challenge’, in cui bisogna eseguire un certo circuito di esercizi in un determinato lasso di tempo, e una mia amica e collega paziente mi ha detto: ‘Wow! Un giorno andremo a vedere Hailey alle Paralimpiadi'”. “Appena l’ho saputo, ho iniziato a girare come una trottola“.

Vincere non è tutto

Griffin si è innamorata del monosci appena l’ha provato. Nel giro di tre anni si è ritrovata sul podio agli Open National Championships. Ora si presenta alle Paralimpiadi con un terzo posto sia nello slalom che nello slalom gigante ai Campionati Nazionali Open del 2026. Ma vincere, per lei, non è tutto.

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“So solo nel profondo che se mi lascio coinvolgere troppo dalla competizione e dal vincere perderò di vista ciò che è veramente importante per me: promuovere una comunità sana, imparare, crescere, divertirmi e sfruttare al meglio le opportunità che mi si presentano”. “Io e la mia migliore amica la chiamiamo ‘purezza dell’essenza‘”. Griffin definisce l’incidente d’auto che l’ha lasciata paralizzata dalle ginocchia in giù come un catalizzatore che l’ha fatta uscire dalle “fasi in cui cercava di compiacere gli altri, preoccupandosi profondamente delle opinioni altrui”. “Ero piena di rabbia, e in una certa misura lo sono ancora ma in un modo molto più sano. È nata questa determinazione di voler dimostrare a me stessa e agli altri che sono degna e capace”. “Il mio ex diceva spesso ‘non posso’ a causa della sedia a rotelle. Anni fa scrissi “d’ora in poi quando qualcuno mi dice ‘non posso’ non lo combatterò, non discuterò. Mi ricorderò semplicemente che si sbaglia. Che posso”. Cavolo, potrebbe essere fottutamente difficile, ma con un po’ di perseveranza, so che posso fare qualsiasi cosa“.

Hailey Griffin e la forza della rappresentazione LGBTQIA+

Griffin si è detta anche molto orgogliosa di rappresentare la comunità LGBTQ e gli atleti paralimpici. “Siamo qui e ci stiamo impegnando e facendo tanti sacrifici quanto tutti gli altri”. “La mia disabilità non definisce chi sono come persona, né la mia sessualità, ma fanno parte di me. La mia speranza è che con una maggiore rappresentanza, le persone inizino a vedere me e le persone come me come un tutt’uno, invece di giudicarci solo per alcuni dei nostri aspetti più ‘controversi‘”. Oltre ad Hailey, a Milano Cortina ci sono altri atleti paralimpici dichiaratamente LGBTQIA+, ovvero Michael O’Hearn, Jake Adicoff e Jo Butterfield, tutti a caccia di una medaglia dopo il boom di podi dei colleghi olimpici.

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