La prima puntata di Ne Vedremo delle Belle ha già regalato scintille, e a brillare non è stato solo il talento, ma anche qualche tensione dietro le quinte. Tra le protagoniste indiscusse della serata c’è stata Patrizia Pellegrino, che ha dovuto fare i conti con un piazzamento tutt’altro che esaltante nella classifica e, soprattutto, con una misteriosa ostilità da parte di Valeria Marini.
Intervistata da FanPage, Pellegrino ha parlato anche di politica, svelando chi preferisce tra Giorgia Meloni e Elly Schlein: e la risposta non è così poi tanto scontata come potreste immaginare.

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Patrizia Pellegrino e lo scontro con Valeria Marini: “Non capisco la sua strategia”
Nessun reality o talent può dirsi tale senza un pizzico di pepe, e questa volta a spargere il condimento è stata proprio Valeria Marini, che fin da subito ha mostrato un atteggiamento polemico nei confronti della Pellegrino.
L’episodio del mango, che ha fatto il giro dei social, non è stato che la punta dell’iceberg.
Nel backstage del programma, proprio Valeria Marini con un mango in mano, si è detta intenzionata a tirarlo in testa alla sua rivale: “Quando è maturo lo tiro in testa a Patrizia Pellegrino”.
“Lei mi ha chiesto scusa e io ho accettato, perché si è comportata male con me. Non capisco perché ha deciso di puntarmi, forse è una sorta di strategia”, ha dichiarato Patrizia Pellegrino a Fanpage.it.
Nonostante le incomprensioni, l’attrice ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle: “Dopo le scuse mi sono fatta una risata: ho capito che lei è così. Valeria vive sul principio parlate bene o male, purché se ne parli”.
La carriera di Patrizia Pellegrino è fatta di momenti luminosi, ma anche di profondi dolori personali. La perdita di un figlio e di un fratello hanno segnato il suo percorso, ma lei ha trovato nella positività la chiave per andare avanti. “Con la positività e la forza d’animo trovi sempre qualcosa di bello il giorno dopo”, racconta.
Patrizia Pellegrino e la politica: una visione bipartisan
Non solo spettacolo, Patrizia Pellegrino non ha paura di dire la sua sulla politica (anche se non le piace troppo parlarne). E qui arriva la sorpresa: “Amo Giorgia Meloni, ma sui diritti LGBT meglio Elly Schlein”.
“Non mi piace parlare di politica, non è il mio lavoro e non voglio espormi. Però ti dico che Giorgia Meloni mi piace da morire per la sua “cazzutaggine”, la sua forza, il suo carisma. È vicina al paese reale”, afferma Pellegrino.
Poi aggiunge: “L’unica cosa che critico è la chiusura verso gli omosessuali: credo che abbiano gli stessi diritti degli etero, non c’è differenza. Su questo sono più vicina a Elly Schlein, aperta ai giovani e a tutti, gay ed etero. Ma Giorgia mi piace. Io leggo ogni mattina almeno due giornali. Seguo molte delle sue cose, ma siamo nel 2025 e dobbiamo pensare che siamo tutti uguali. Il sesso non conta, contano i valori umani e il rispetto”.
Gli ultimi movimenti politici del governo Meloni
Per aggiornare Patrizia Pellegrino sugli ultimi movimenti del Governo Meloni, non possiamo non citare l’Ungheria di Viktor Orbán che ha imposto una nuova stretta autoritaria che mina le libertà fondamentali, colpendo in particolare le persone LGBTQIA+.
Il 18 marzo 2025, il governo ungherese ha approvato una legge che impone severe restrizioni al diritto di manifestare, mettendo a rischio eventi come il Budapest Pride del 28 giugno.
Ben 23 ambasciate – tra cui Francia, Germania, Regno Unito e Spagna – hanno firmato una dichiarazione congiunta per condannare il provvedimento e difendere i diritti fondamentali. E l’Italia? Silenzio assoluto. Nessuna dichiarazione, nessuna adesione, nessuna presa di posizione.
L’assenza dell’Italia da questa presa di posizione internazionale non può essere casuale. Giorgia Meloni ha da sempre un rapporto privilegiato con Viktor Orbán, fondato su una visione comune di un’Europa sovranista e illiberale.
Le scelte politiche del governo italiano degli ultimi due anni confermano una strategia chiara:
- Cancellazione sistematica delle persone LGBTQIA+ dallo spazio pubblico.
- Persecuzione delle famiglie omogenitoriali.
- Pressione contro la comunità transgender, con la rimozione di farmaci salva-vita.
- Criminalizzazione della gestazione per altri anche per chi la pratica all’estero.
- Divieto di corsi universitari sulla cultura queer.
Il silenzio sull’Ungheria è solo l’ennesimo tassello di un disegno più ampio che avvicina sempre più l’Italia al modello autoritario di Orbán.
Italia e Ungheria stanno costruendo un asse reazionario all’interno dell’Europa, con la benedizione dell’ultradestra americana di Donald Trump e Steve Bannon.
Il fatto che l’Italia si tenga a distanza da ogni iniziativa che difenda i diritti umani è emblematico. Il governo Meloni sta isolando il Paese dal resto delle democrazie europee, preferendo alleanze con governi che minano i principi fondamentali di libertà e uguaglianza.



