Ha fatto il giro del mondo la decisione presa dalla libreria indipendente Booksmith di San Francisco, che ha annunciato di aver rimosso dai propri scaffali tutti i libri di J.K. Rowling, compreso Harry Potter, a causa delle sue reiterate esternazioni transfobiche. Una decisione al limite, presa dopo il lancio da parte della stessa Rowling di un fondo a sostegno di battaglie legali “gender-critical”, per “preservare i diritti delle donne basati sul sesso”.
Dal 2019 Rowling, che non è solo la donna più ricca del Regno Unito con un patrimonio superiore al miliardo di sterline ma anche una delle più influenti, semina transfobia quotidiana ad ampio raggio ai suoi oltre 14 milioni di follower. Solo la scorsa settimana ha suggerito di fotografare le donne trans nei bagni britannici, per poi pubblicare i loro scatti on line. Booksmith ha dichiarato di non voler contribuire in alcun modo all’ultimo progetto della scrittrice, invitando i lettori ad acquistare copie usate della saga di Harry Potter, in modo tale da non arricchire sempre più e in maniera diretta il suo conto in banca. Ma la domanda è sorta spontanea.
“E se questo non fosse solo un gesto etico, ma anche un segnale inquietante?”, si è chiesto il nostro direttore Giuliano Federico sull’account Instagram di Gay.it. “Togliere i libri di Rowling dagli scaffali è un modo per difendere chi subisce odio o solo l’illusione di fare pulizia morale? Dove finisce la responsabilità e dove inizia la censura?”.
I risultati del sondaggio social: giusto rimuovere i libri di JK Rowling dalle librerie?
A questi quesiti è seguito un sondaggio social, che ha raccolto quasi 1500 voti in poche ore. Ebbene il 72% dei votanti ha dichiarato che sì, la libreria di San Francisco “ha fatto bene”.
Il 21% ha invece bocciato il tutto considerandola “censura” editoriale, mentre il 7% non ha preso posizione.
Di diverso avviso i risultati del sondaggio lanciato all’interno del canale broadcast Instagram di Gay.it, AMA, dove trovare notizie, contenuti in anteprima, retroscena, gossip, backstage e aggiornamenti sui nostri progetti, compresa la nostra app ancora in fase alfa. 57 votanti hanno bocciato la scelta della libreria, perché censorea, mentre in 36 l’hanno applaudita.
Anche i commenti al post sono stati abbastanza netti nel prendere posizione.
I commenti al sondaggio

Roberta Parigiani, portavoce di Movimento Identità Trans, ha risposto con un semplice “sì”, dicendosi d’accordo con la libreria statunitense.
“Ha fatto benissimo“, ha aggiunto Francesca, seguita a ruota da un’omonima che ha scritto “Sembra un piccolo gesto….. Ma invece è proprio da qui che si parte! Giusto“.
Anche Fede ha sposato la decisione presa dalla libreria. “Acquistare prodotti della Rowling, purtroppo, è sinonimo di finanziare la sua lotta contro i diritti umani basilari. Perché lei usa la sua ricchezza in questo modo e io non voglio essere sua complice. Se avessi una libreria, probabilmente avrei fatto lo stesso”.
E Giuseppe ha aggiunto: “Per quanto uno possa o meno non essere d’accordo, la libererai ha preso la sua posizione contro un’ideologia deplorevole. Premetto che io adoro e amo il mondo di Harry Potter, e riesco a dividere autore da opera, ma quando i guadagni dell’opera permettono all’autore di finanziare cose orribili, e quando si sfrutta la propria posizione per insultare, denigrare ed invogliare i fan a fare altrettanto diventa difficile non prendere posizione anche sull’opera”.
Secondo Emi “la libreria non ha censurato i libri di Rowling, bensì applicato un acquisto e scelta consapevole. La decisione di non vendere i suoi libri non si rifà alla saga, bensì al boicottare il pensiero e le azioni transfobiche della scrittrice. È come boicottare i brand che sostengono l’occupazione israeliana, per capirci. Tanta stima e supporto alla libreria!”.
“Ha deciso di non voler contribuire, è una libreria indipendente“, ha sottolineato Monica.
“Io penso sia boicottaggio e non censura. Non farei guadagnare mezza sterlina in più a colei che usa il denaro a fini transfobici!”, ha aggiunto Cristina.
Ma c’è anche chi ha criticato la libreria di San Francisco.
“Una libreria fa quello che vuole, ma non bisogna confondere l’autrice con l’opera”, ha scritto Mauro.
“Si combattono le idee sbagliate, non i libri che quelle idee neanche le citano”, ha aggiunto Davide.
“L’autore non è il libro, molte persone non capiscono questa cosa“, ha scritto Baddie.
“Per censurare lei, persona di me*da, si censurano I suoi libri che sono belli, scritti bene e piacevoli? Mi sembra una cosa idiota. Cos’è non sappiamo più fare la differenza, distinguere, scegliere? Ci ha dato libri belli? Bene teniamoci quelli e che lei vada a cag*re“, ha scritto Luigi.
“Non si risponde alla violenza con violenza. La Rowling deve essere isolata nelle sue convinzioni. Attaccarla servirà solo a polarizzare opinione tra chi le è fedele o a favore e chi contro. Resterà ai margini invece il vero tema, la transfobia che va invece superata“, ha aggiunto Elegans.
“La libreria è libera di adottare la politica che preferisce, anche se il grosso del guadagno con Harry Potter lo ha già fatto. Detto questo ricordiamoci che l’opera non c’entra nulla con le opinioni strampalate dell’autrice“, ha commentato Riccardo.
E potremmo andare avanti a lungo, perché decine e decine di commenti si sono accumulati all’interno del post/sondaggio che ha così dato forma ad un utile e quanto mai attuale dibattito su cosa sia lecito e cosa discutibile nel contrastare l’omobitransfobia esplicitata da artisti e personaggi famosi. Boicottaggio / censura, dov’è il limite?


