È nata una nuova coppia artistica, tutta al femminile. È formata dalla sublime Julianne Moore – dopo l’Oscar per Still Alice ormai nell’olimpo internazionale delle attrici top – e dalla rivelazione Greta Gerwig, profetessa del cinema indipendente e già icona per leggerezza e svagata simpatia. Sono loro le protagoniste della riuscita commedia Il piano di Maggie – A cosa servono gli uomini di Rebecca Miller, nelle sale italiane grazie ad Adler Entertainment (nel deserto cinestivo popolato da ripescaggi di magazzino brilla come un diamante, non perdetevelo).

Evitando i clichés più triti tipici di certe ‘facili’ commediole sentimentali, si rende benissimo la capacità di manipolazione di Maggie puntualmente smentita dall’imprevedibilità dell’esistenza e quanto la famiglia contemporanea sia sempre più lontana dal modello classico di genitorialità ‘chiusa’ includendo spesso nel progetto educativo gli ex o i semplici amici (e Maggie ha i migliori rapporti proprio con gli ex fidanzati, quali Tony – Bill Hader, protagonista di un’esilarante scena incentrata sul lifting ai testicoli – che ha messo su famiglia con una collega di Maggie).
All’ultima Berlinale abbiamo chiesto in conferenza stampa alle protagoniste che cosa pensassero della stepchild adoption: “Avere una famiglia è una questione di diritti umani – aveva risposto Julianne Moore – Ogni individuo dovrebbe avere il diritto ad averla. Avere cura gli uni degli altri significa essere una famiglia”. “Credo che ogni individuo debba avere questo diritto – ribadiva Greta Gerwig – e ce ne sono di tipi diversi. Io ho un fratello e una sorella non biologici, mi sento fortunata.”
Il bel copione di Rebecca Miller, figlia nientemeno che di Arthur Miller e moglie dell’attore Daniel Day-Lewis, è ispirato al romanzo di Karen Rinaldi ‘A cosa servono gli uomini’ pubblicato in Italia da Rizzoli, da cui però si distanzia parecchio (nel libro le protagoniste sono quattro donne e l’ex marito di una di loro è malato di Aids).
“Più invecchio, più vita vedo, più sento la necessità della commedia – ha dichiarato la Miller -. Credo che la commedia sia profondamente necessaria, come anche la capacità di ridere di noi stessi, e di guardare il mondo attorno a noi con umorismo: è una maniera indulgente di vivere. Maturando come artista e come persona, capisco quanto possa essere profonda la commedia. E così ho ceduto al mio desiderio di rendere felici le persone attraverso un film”.



