Il privilegio del potere funziona così: puoi fare ciò che vuoi nella tua vita privata. Moglie, amanti, figli. Nessuno ti giudica, nessuno ti processa. Ma mentre ti concedi quella libertà, usi il potere pubblico per fare a pezzi le famiglie di chi non ha quel potere. E chiami tutto questo: governo.
Il Ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi ha una relazione extraconiugale. Lo sappiamo da qualche giorno. La sua compagna si chiama Claudia Conte. Ha trent’anni meno di lui. È lui a non aver detto nulla. È lei ad aver confermato tutto, parlando della relazione grazie a una domanda posta da un uomo vicino a Fratelli d’Italia, Marco Gaetani. In queste ore il gossip scorre a fiumi: perché Claudia Conte ha rivelato la relazione proprio ora? Come mai il disvelamento è stato gestito proprio da consulenti vicini a Fratelli d’Italia, partito di maggioranza? Forse c’era qualche giornale pronto a rivelare il gossip per ripetere un caso Boccia-Sangiuliano? Poco importa, francamente. La guerra intestina alla destra di governo è uno spettacolo pietoso a cui gli analisti politici e i retroscenisti dedicheranno le proprie analisi.
Nessuno qui processa la vita privata di un ministro. Nessuno chiede spiegazioni alla moglie di Piantedosi, prefetto di Grosseto, che tace con dignità. Nessuno giudica Claudia Conte. Gli adulti sono liberi. Le relazioni sono fatti privati. Il diritto alla propria intimità è sacro e non si tocca. Aggiungiamo che per quanto ci riguarda la moglie di Piantedosi può avere anch’ella tutti gli amanti che vuole. Per quanto ci riguarda Piantedosi potrebbe divertirsi sia con sex worker ogni sera, sia innamorarsi di tutte le persone che vuole e godersela con loro e magari invitarle in famiglia, farle conoscere ai propri figli. E la signora Conte del suo corpo e del suo cuore può e deve fare ciò che vuole e noi la difenderemo sempre in tutte le sue libertà di autodeterminazione. Soltanto Piantedosi e i suoi cari possono decidere cosa sia per loro una famiglia.
Ma Piantedosi è anche il firmatario della circolare n. 3 del 19 gennaio 2023, basasta sulla sentenza della Cassazione del dicembre 2022. Quella con cui il Viminale ordinava ai prefetti di bloccare la trascrizione degli atti di nascita dei figli delle coppie omogenitoriali. Quella che eliminava burocraticamente, con chirurgica precisione, un genitore dai documenti di un bambino. Quella che il Parlamento europeo ha definito una violazione diretta dei diritti dei minori. Quella che approfittava del vuoto legislativo, di cui anche tutta la sinistra italiana è responsabile, per infierire su nuclei familiari marginalizzati da un Paese che ha storici problemi demografici.
Lo Stato non dovrebbe entrare nella camera da letto. E noi difendiamo la vita privata di Piantedosi e quella dei suoi figli. Ma Piantedosi e il Governo Meloni, con quella circolare, sono entrati nei certificati di nascita e hanno fatto a pezzi la vita concreta di famiglie. Mamme che fino a ieri avevano diritto a riprendere i loro figli a scuola e dall’oggi al domani sono diventate sconosciute ai loro figli per lo Stato.
Bambini che esistono, crescono e amano, e che lo Stato, per mano di un ministro che legittimamente si concede nella sua vita moglie, amante e figli, sono stati separati dai loro genitori sui documenti pubblici.
Chi esige per sé il diritto a una vita affettiva libera da giudizi non può usare il potere pubblico per negare lo stesso diritto agli altri. I figli di Matteo Piantedosi meritano protezione e rispetto. Come tutti i figli.

