A Versace è bastata una stagione per cambiare pelle. Dario Vitale ha lasciato la direzione creativa il 7 con effetto il 12 dicembre 2025, appena otto mesi dopo l’arrivo e pochi giorni dopo il completamento dell’acquisizione da parte di Prada Group (operazione da 1,25 miliardi di euro). Ma nel circo della moda le uscite non arrivano mai da sole. L’addio improvviso di Vitale ha aperto immediatamente il gioco delle successioni. E tra i nomi circolati nelle ultime settimane, uno si è imposto con sempre maggiore insistenza: Pieter Mulier. Anthony Vaccarello, Olivier Rousteing e altri nomi circolati sembrano oggi fuori dai giochi.
Secondo quanto riportato da Women’s Wear Daily e confermato da giornalisti di moda milanesi, il creative director di Alaïa sarebbe il candidato individuato dal gruppo guidato da Miuccia Prada, Patrizio Bertelli e Lorenzo Bertelli per guidare il rilancio della Medusa. La trattativa, tuttavia, non sarebbe ancora chiusa: Richemont, casa madre di Alaïa, sarebbe restia a lasciarlo andare dopo i risultati ottenuti dal 2021 a oggi.
Classe 1979, belga, formazione in architettura all’Institut Saint-Luc di Bruxelles, Mulier è una delle figure più silenziose e strutturate del fashion system contemporaneo. Per quasi vent’anni è stato il braccio destro di Raf Simons (oggi a fianco di Miuccia Prada), lo ha seguito da Jil Sander a Dior fino a Calvin Klein, dove ha ricoperto il ruolo di creative director esecutivo traducendo la visione di Simons in collezioni uomo e donna. Un rapporto professionale e umano che oggi pesa: Raf Simons è co-creative director di Prada, e il suo asse con Mulier viene considerato dalle due bibbie Business of Fashion e WWD come possibile pilastro centrale nella strategia del gruppo.
Di Pieter Mulier si sa poco, perché ha sempre scelto una forte riservatezza. È noto che abbia avuto una relazione con Matthieu Blazy, con cui condivide ancora un legame affettivo e quotidiano, incluso il labrador nero John John. Secondo una descrizione di Vogue che racconta la sua giornata tipo ad Anversa, Mulier si alza con lui, lo porta a passeggio nei boschi e il cane fa parte della sua routine domestica. Vive tra Parigi e Anversa, rifugge l’esposizione social e coltiva una vita privata sobria: cucina per gli amici, ascolta la radio, frequenta il mondo dell’arte. La sua intimità resta volutamente fuori dalla narrazione pubblica.
Dal 2021 Mulier guida Alaïa, e da allora ha riportato la maison fondata dall’immenso Azzedine Alaïa al centro del dibattito contemporaneo. Con un lavoro rigoroso su corpo, volumi, costruzione e sensualità scultorea, come da sempre nel dna del genio franco-tunisino. Sotto la sua direzione il marchio ha più che raddoppiato il fatturato, diventando uno dei principali motori di crescita del gruppo Richemont, che oggi sembra stia facendo di tutto per trattenere Mulier e sottrarlo alle grinfie dei Prada.
Visualizza questo post su Instagram
L’eventuale nomina di Mulier segnerebbe una scelta precisa per Versace: meno spettacolo immediato, più struttura del desiderio; meno nostalgia, più controllo della forma. E probabilmente più fatturato. Insomma sembra che la rivoluzione di Vitale, che aveva rivisitato gli stilemi del Versace di Gianni a cavallo tra fine ’80 e inizi ’90, non abbia convinto il Gruppo Prada. Dal quale Vitale era andato via quasi un anno fa, dopo i clamorosi successi di fatturato di Miu Miu, altro marchio del Gruppo. Ma l’esperienza di Mulier, abile nel tradurre i sogni in milioni, avrebbe convinto famiglia Prada & C. a puntare sul suo nome. Un ritorno, nelle intenzioni del nuovo executive chairman di Versace, Lorenzo Bertelli, a un’estetica più coerente con l’eredità di Gianni e Donatella Versace, senza limitarsi alle citazioni del passato. Si tratta naturalmente di speculazioni e proiezioni stilistiche di ciò che Mulier potrebbe fare, rispetto a ciò che Vitale ha fatto, o non ha fatto, in questi pochi mesi di direzione creativa del marchio della Medusa. Resta certamente il rammarico per l’occasione mancata: l’unica sfilata di Vitale per Versace, alla Pinacoteca Ambrosiana di Brera a Milano, aveva folgorato molti critici, entusiasti del certosino lavoro citazionista del designer. Ma aveva attirato anche molte critiche: per alcuni l’accostamento del brand cafonal-chic italiano alle non conformità di corpi e alla vocazione norme-core di Vitale era stridente. Con Mulier si recupererà probabilmente uno spirito più conformemente sexy e classico del marchio Versace. Sarà un passo indietro rispetto alle accelerazioni contemporanee di Vitale? È probabile. Sarà una scelta commercialmente giusta? Altrettanto probabile.
Donatella Versace, Miuccia Prada, Dario Vitale.
E Donatella Versace? Tutto tace nei corridoi ufficiali. Ma chiacchiere milanesi tra head hunter e uffici stile assicurano che ella sia molto, molto felice dell’uscita di scena di Dario Vitale. Tra i due pare non si fosse mai creata una vera sintonia e che anzi il clima negli ultimi tempi fosse assai teso. Sul versante che si va delineando invece, sembra che Donatella sia molto favorevole all’arrivo di Mulier, che in casa Prada è caldeggiato da Raf Simons. E se dunque Lorenzo Bertelli e Donatella Versace (amica di Miuccia) sono d’accordo, se Raf Simons non vede l’ora di riavere nel cortile milanese il suo pupillo, cosa potrà mai fermare questo nuovo inizio per Versace? I giochi sono fatti. Fino al prossimo colpo di tentacolo della Medusa.
Visualizza questo post su Instagram

