Stop alle diciture “donna” e “uomo” all’interno del certificato di matrimonio, con i termini “primo coniuge” e “secondo coniuge” in loro sostituzione.
Una bozza di risoluzione è stata presentata dal governo polacco di Donald Tusk, come dovuta risposta alla storica decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea di fine 2025 che obbliga gli Stati membri a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso legalmente contratti in altri Paesi dell’UE.
Secondo il Ministero delle Tecnologie Digitali guidato da Krzysztof Gawkowski, le modifiche proposte mirano ad adeguare i registri polacchi ai requisiti della legislazione UE.
La risposta polacca alla sentenza UE
“La Polonia è tenuta a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso legalmente contratti in altri Paesi dell’UE. Questa è la legge che dobbiamo e vogliamo applicare: la decisione della Corte. L’UE lo conferma chiaramente”, ha precisato il vicepremier nonché ministro Gawkowski, sottolineando come le azioni del governo siano dettate da un obbligo legale e da alcuna modifica della definizione di matrimonio nella costituzione polacca. Il rifiuto a registrare i matrimoni tra persone dello stesso sesso nel registro civile polacco, hanno ribadito dal ministero, violerebbe il diritto UE, inclusi il principio di parità di trattamento e la libertà di circolazione e soggiorno dei cittadini dell’UE. “Dal punto di vista di uno Stato civile e di politiche pro-sociali, stiamo agendo rapidamente, efficacemente e nel rispetto della legge. La proposta di modifica del regolamento non solo soddisfa i requisiti del diritto dell’UE, ma rafforza anche la coerenza dell’azione dello Stato nei confronti dei cittadini e migliora il funzionamento dell’amministrazione. La sentenza della CGUE non è una questione ideologica; è un obbligo giuridico che la Polonia deve rispettare“, ha detto Gawkowski.
“La realtà è che la mancata attuazione di questa decisione rende difficile viaggiare e circolare liberamente nell’Unione Europea”, ha affermato Krzysztof Smiszek, membro del Parlamento europeo del partito Nuova Sinistra Polacca.
Il Ministro polacco delle Tecnologie Digitali ha già ordinato di preparare un’analisi giuridica e tecnica, che determinerà la portata delle modifiche necessarie. Nei modelli di documenti esistenti vengono utilizzati i termini “donna” e “uomo”, il che rende impossibile la corretta registrazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. La bozza introduce “Termini di genere neutro” come “primo coniuge” e “secondo coniuge”, aggiornando i campi relativi ai dati dei genitori (“Padre del primo coniuge”, “Madre del secondo coniuge”) e correggendo le disposizioni relative ai nomi dei coniugi nei registri e nei certificati. “Oggi ho firmato i documenti che avviano il processo di modifica dei modelli dei registri dello stato civile, affinché lo Stato operi in modo efficiente e paritario nei confronti di tutti i cittadini“, ha concluso Gawkowski, ministro delle politiche digitali. Non è ancora chiaro se il parlamento dibatterà sull’argomento, con la destra già sul piede di guerra seppur gli obiettivi delle modifiche siano chiari e inattaccabili, perché l’adeguamento dei documenti e dei sistemi amministrativi consentirà di garantire il diritto dei cittadini alla parità di trattamento, consentire l’esercizio dei diritti connessi al matrimonio (prestazioni, assicurazioni, imposte) e semplificare le procedure ufficiali e migliorare il funzionamento dell’amministrazione.
La storica sentenza UE nata grazie a due cittadini polacchi
A fine 2025 la Corte di giustizia dell’UE ha emesso una sentenza storica, obbligando tutti i Paesi membri a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati in altri Stati membri, anche se tali matrimoni non sono riconosciuti dalla legislazione nazionale. La sentenza prese forma grazie al caso di due cittadini polacchi coniugati a Berlino, in Germania, che chiedevono la trascrizione del loro atto di matrimonio nel registro dello stato civile polacco, affinché fosse riconosciuto anche nel loro Paese. Le autorità competenti polacche rifiutarono la trascrizione perché il diritto polacco non autorizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso. I coniugi contestarono tale rifiuto. Investita della causa, la Corte amministrativa suprema polacca si rivolse alla Corte di giustizia, chiedendo se la normativa nazionale che non consente di riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso contratto in un altro Stato membro né di trascrivere a tal fine il relativo atto di matrimonio nel registro dello stato civile fosse compatibile con il diritto dell’Unione. La sentenza della Corte di giustizia dell’UE ha stabilito che il rifiuto di riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso viola il diritto alla libertà di circolazione e di soggiorno, nonché il diritto alla privacy.
La Polonia si è semplicemente adeguata alle direttive europee, come avvenuto nel maggio del 2025 con la cancellazione dell’ultima LGBTQ-free zone, “ma solo per i mancati finanziamenti UE”.
Lo scorso ottobre il presidente polacco Karol Nawrocki si è rifiutato di firmare la legge voluta dal governo Tusk per riconoscere diritti civili di base alle coppie non sposate, incluse quelle omosessuali. Secondo Nawrocki “Si tratta di un tentativo di creare un’alternativa al matrimonio”. Queste le parole del capo dello Stato, considerato vicino ai conservatori del partito ultra cattolico PiS e sostenuto dalla gerarchia clericali. Nawrocki proviene dall’area più nazionalista della destra polacca e difende da sempre la definizione costituzionale di matrimonio come “unione tra un uomo e una donna”, sancita all’articolo 18 della Carta polacca.
⚖️🇪🇺 W związku z wyrokiem Trybunału Sprawiedliwości Unii Europejskiej z 25 listopada 2025 r. Polska dostosowuje rozwiązania administracyjne do obowiązujących przepisów prawa UE.
📄 Trwają prace nad projektem rozporządzenia zmieniającego wzory dokumentów wydawanych z rejestru… pic.twitter.com/QGooLqb8Cr
— Ministerstwo Cyfryzacji (@CYFRA_GOV_PL) January 16, 2026
