Polonia, cancellata anche l’ultima LGBTQ-free zone: “Ma solo per i mancati finanziamenti UE”

L'unico ospedale della contea rischiava di perdere 175.600 euro in finanziamenti UE. Tanti, troppi per giustificare una così sfacciata discriminazione dettata dalla pura ideologia.

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Polonia, cancellata anche l'ultima LGBTQ-free zone
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La Polonia ha definitivamente voltato pagina. L’ultima “LGBTQIA+ – Free Zone” è stata infatti ufficialmente abolita, dopo anni di polemiche e salate multe da parte dell’UE.

Il voto di Łańcut per cancellare l’ultima Zona Libera da LGBT

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Il consiglio di amministrazione della contea di Łańcut ha votato giovedì scorso per abrogare la risoluzione che istituiva la sconcertante zona “libera da persone LGBTQIA+”, formalmente chiamata Carta dei diritti della famiglia. A darne notizia Notes From Poland. 13 i voti favorevoli contro i soli 5 contrari. I membri del consiglio hanno però voluto chiarire di essere stati motivati ​​esclusivamente da considerazioni finanziarie. L’Unione Europea da anni trattiene fondi nei confronti di tutte quelle città e quelle contee che hanno istituito tali zone.

“Il [consiglio] ritiene che la comunità della contea di Łańcut, composta da oltre 80.000 persone, non possa essere privata dei benefici derivanti dalla partecipazione a numerosi programmi e sovvenzioni”. La decisione, hanno scritto dal consiglio, “mira pertanto esclusivamente a impedire l’esclusione dei residenti della contea di Łańcut”.

L’unico ospedale della contea rischiava di perdere 175.600 euro in finanziamenti UE. Tanti, troppi per giustificare una così sfacciata discriminazione dettata dalla pura ideologia.  Ma dopo aver abrogato la sua carta dei diritti della famiglia, il consiglio comunale di Łańcut ha comunque sostenuto che “non conteneva alcuna disposizione discriminatoria nei confronti di alcun gruppo di persone o individui“, attaccando le “aggressive” e “ingiuste critiche” che la risoluzione aveva ricevuto.

La Polonia cambia direzione dopo Duda?

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6 anni fa quasi 100 comuni polacchi adottarono le Carte dei diritti della famiglia dopo la vittoria del partito di estrema destra Diritto e Giustizia. Era il 2019. La contea di Łańcut fu la la prima ad istituirla e adesso è stata l’ultima a cancellarla. Alcuni di quei 100 comuni dichiararono specificamente che le loro regioni erano “libere dall’ideologia LGBT“, ma la maggior parte si nascosero dietro la cosiddetta “carta dei diritti della famiglia” che volutamente non menzionava il termine “LGBT”, esprimendo comunque sostegno al matrimonio come unione esclusiva tra un uomo e una donna per poi impegnarsi a “proteggere i bambini dalla corruzione morale“. Espressione, quest’ultima, spesso usata nella retorica omobitransfobica.

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Nel luglio del 2021 la Commissione europea ha avviato un procedimento legale contro la Polonia a causa delle sue risoluzioni anti-LGBT, perché violavano “il diritto dell’UE in materia di non discriminazione basata sull’orientamento sessuale“. Poco dopo Bruxelles ha “sospeso” i finanziamenti per le regioni polacche che avevano approvato tali risoluzioni, informandole che “dichiarare territori liberi/non benvenuti da persone LGBTIQ… costituisce un’azione contraria ai valori sanciti dal Trattato sull’Unione Europea“.

Diritto e Giustizia ha poi perso la maggioranza in Parlamento a fine 2023. Ad oggi esiste una coalizione di governo composta da partiti liberali e centristi, con il moderato Donald Tusk premier succeduto a Mateusz Morawiecki. Il conservatore Andrzej Duda è ancora presidente della repubblica, ma con meno poteri rispetto al primo ministro. Duda ha già annunciato che non si ricandiderà alla presidenza, appoggiando il collega di destra Karol Nawrocki alle imminenti elezioni del 18 maggio.

Gli attivisti LGBTQ+ che avevano dato vita ad un “Atlante dell’Odio” per mappare le cosiddette “LGBTQIA+ – Free Zone”, hanno accolto con favore il voto del consiglio di Łańcut, sottolineando però come tutto ciò sia avvenuto solo e soltanto a seguito delle minacce finanziarie dell’UE. “Grazie all’impegno di molte persone, gruppi e comunità, oltre un centinaio di risoluzioni e statuti familiari discriminatori anti-LGBT sono scomparsi dalla Polonia”, ha dichiarato Paulina Pająk all’emittente TVN. “Queste risoluzioni erano una manifestazione estrema di discriminazione sistemica contro le persone LGBTQ+”. “Sono molto lieta che questa fase stia giungendo al termine”. “Ma ciò non cambia il fatto che queste risoluzioni non avrebbero dovuto essere approvate“.

Lo scorso anno, come dimenticarlo, un giornalista della Tv di Stato si scusò in diretta per la propaganda anti-LGBTQ+ dei precedenti 8 anni, con una legge (a metà) sulle unioni civili e l’approvazione di una legge per tutelare la comunità LGBTQIA+ dalle discriminazioni in discussione in parlamento.

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