Un eterno giorno della marmotta. Il governo britannico ha promesso per la quinta volta in otto anni di voler vietare le cosiddette teorie riparative. In meno di un decennio quattro diversi primi ministri hanno garantito, in forme diverse, di porre fine a questa pratica dannosa e pericolosa, con i reali ‘costretti’ ad annunciarlo nel tradizionale discorso annuale sul programma di governo. Prima l’indimenticata Regina Elisabetta II, e ora Re Carlo III.

L’annuncio bis di Re Carlo III: “priorità al divieto”

Nel consueto discorso a nome del governo, il sovrano ha annunciato che il Partito Laburista guidato da un sempre più sfiduciato Keir Starmer darà priorità al divieto.

Il mio governo presenterà un disegno di legge per accelerare gli interventi di risanamento per le persone che vivono in case con rivestimenti non sicuri e una bozza di legge per vietare le pratiche di conversione abusive”, ha precisato Carlo III nel suo discorso, chiarendo che il divieto si applicherebbe ai tentativi di cambiare sia l’orientamento sessuale che l’identità di genere: “Le pratiche di conversione sono abusi e il governo manterrà la promessa elettorale di presentare un divieto inclusivo delle pratiche di conversione”.

Lo stucchevole balletto di governo

L’annuncio arriva dopo che Stonewall, ovvero la più grande organizzazione per i diritti LGBTQ+ del Regno Unito, ha pubblicamente criticato il governo Starmer, il 30 aprile scorso, per non aver rispettato la propria scadenza per la pubblicazione di una bozza di legge per vietare simili teorie.

Quattro diversi Primi Ministri hanno promesso di vietare queste abominevoli pratiche di conversione, questa è una situazione inaccettabile”, ha tuonato in un comunicato Simon Blake OBE, CEO dell’organizzazione no-profit. “Non dovremmo più aspettare”. “Le pratiche di conversione sono un abuso. Le persone LGBTQ+ non hanno bisogno di essere “aggiustate” o cambiate. Hanno bisogno di sentire e percepire che il governo proteggerà la loro sicurezza e dignità. Non in una data futura a caso. Basta ritardi.”

Nel 2018 fu Theresa May a promettere un “cambiamento reale e duraturo” per le persone LGBTQ+ nel Regno Unito, annunciando un divieto che non si è mai concretizzato. Storico, per certi versi, l’annuncio della Regina Elisabetta II.

Nel 2022, sotto la guida di Boris Johnson, le rinnovate promesse scatenarono non poche polemiche, perché il governo conservatore voleva sostenere un divieto alle teorie riparative che non includesse le persone trans.

Nel gennaio 2023 è stato Rishi Sunak a promettere un divieto che includesse anche le persone trans, per poi lavorare segretamente alla sua cancellazione.

Il compromesso governo Starmer riuscirà a concretizzare la propria promessa?

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Da Elisabetta II a Carlo III, il governo britannico promette per la 5a volta in 8 anni il divieto alle teorie riparative (VIDEO) - Keir Starmer - Gay.it
Keir Starmer, premier inglese

L’attuale Primo Ministro Keir Starmer ha infine promesso quello stesso divieto nel 2024, con annesso annuncio di Re Carlo III, per poi ribadirlo mercoledì 13 maggio 2026, ma da settimane è sull’orlo della crisi di governo e delle dimissioni dopo che Reform UK ha stravinto le elezioni locali a inizio mese facendo precipitare i laburisti, sempre più sull’orlo di una crisi di nervi a solo due anni dal ritorno alla guida dal Paese.

Secondo quanto riportato da Pink News, se approvato il divieto contro le teorie ripararive si applicherebbe solo a Inghilterra e Galles. La Scozia non ha ancora dato il via libera ad un suo divieto ma ha pubblicato un rapporto di consultazione sull’argomento nell’ottobre dello scorso anno. La pericolosissima pratica rimane legale anche in Irlanda del Nord, con gli attivisti LGBTQIA+ che ne chiedono a gran voce il bando ufficiale.

Il mancato intervento della Commissione europea

Le pratiche di conversione sono interventi psicologici, farmacologici, fisici, spesso di natura religiosa, che si propongono di modificare o sopprimere l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona. Le Nazioni Unite le definiscono pratiche crudeli, disumane e degradanti, equiparabili alla tortura. Causano depressione, ansia, dissociazione, tentativi di suicidio. Non hanno alcuna base scientifica. Il mondo medico le condanna unanimemente da decenni.

In Italia una persona LGBTQIA+ su 5 ha subito almeno un tentativo di conversione, mentre in Europa si tratta di una persona su 4. Questi sono i dati pubblicati nel maggio 2024 dall’Agenzia dell’Unione Europei per i diritti fondamentali. Proprio per questo motivo nel 2024 era iniziata una raccolta firme per invitare la Commissione europea a proporre il divieto giuridico vincolante delle pratiche di conversione dirette ai cittadini LGBTQ+ nell’Unione europea.

Il milione di firme raccolte è stato convalidato ed è stato presentato alla Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen, che il 13 maggio 2026 ha comunicato la propria negativa risposta. Nessuna direttiva. Nessuna legge. Nessun obbligo. Solo una raccomandazione, atto non vincolante, privo di sanzioni, ignorabile da qualsiasi governo nazionale. La Commissione ha invocato i limiti delle proprie competenze e ha annunciato che la raccomandazione formale verrà adottata nel 2027. Nel frattempo, le pratiche di conversione restano legali in diciannove dei ventisette Stati membri dell’Unione, Italia inclusa.

Nessun divieto alle pratiche di conversione, la Commissione UE tradisce 1.2 milioni di firme

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