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Le carceri italiane continuano a vivere una drammatica emergenza umanitaria, tra sovraffollamento, violenze e carenze strutturali. Il sistema penitenziario spesso non riesce a garantire sicurezza, diritti e dignità, soprattutto per le persone più vulnerabili, come i detenuti LGBTQIA+. A mancare è una reale cultura della prevenzione e della tutela. E quanto accaduto nel carcere di Prato – dopo il recente caso denunciato a Ferrara da una detenuta transgender – lo dimostra in modo crudele.

Immagine carcere - Pixabay

Violenza sessuale in carcere a Prato: due casi scoperti dalla Procura

Due episodi di inaudita violenza sessuale sono emersi nel carcere La Dogaia di Prato, gettando luce su una situazione definita dagli inquirenti “fuori controllo”. A rivelarlo è la Procura, che sta conducendo un’inchiesta su fatti – commentati come “agghiaccianti” -, che coinvolgono detenuti vittime di abusi, minacce e torture, in un clima di totale insicurezza. Tra le vittime anche un uomo gay, torturato e violentato per giorni alla sua prima esperienza carceraria, da parte di alcuni detenuti.

Le indagini hanno fatto trapelare dettagli inquietanti in merito a quest’ultima vittima, che sarebbe stata sottoposta a continue sevizie: colpita con mazze, ustionata con pentole bollenti, presa a pugni e percossa ripetutamente alla testa. Oltre alle violenze fisiche, sarebbe stata costretta a subire ripetuti abusi sessuali, vivendo per giorni in uno stato di terrore costante.

Detenuto gay seviziato: conseguenze fisiche e psicologiche

Il primo caso risale al settembre 2023 e vede un detenuto brasiliano di 32 anni accusato di aver violentato ripetutamente il compagno di cella, un uomo pachistano, minacciandolo con un rasoio. Per lui l’accusa è di violenza sessuale aggravata.

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Il secondo episodio, ancora più agghiacciante, sarebbe avvenuto tra il 12 e il 14 gennaio 2020. Due detenuti, di 36 e 47 anni, avrebbero sottoposto a torture fisiche e abusi sessuali un compagno tossicodipendente, dichiaratamente omosessuale, appena entrato in carcere. Le violenze, protrattesi per giorni, includevano l’uso di mazze, pentole bollenti, pugni e percosse alla testa, in un contesto di terrore e sottomissione. Le conseguenze, riferisce la Procura – stando a quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, sono state devastanti sia a livello fisico che psicologico, con traumi durati mesi. 

Procura: “situazione fuori controllo”

“La situazione alla Dogaia è fuori controllo, segnata da un pervasivo tasso di illegalità”, affermano i vertici della Procura, sottolineando che l’attuale sistema è “incapace di garantire sicurezza e dignità” ai detenuti. “La risposta dello Stato sarà ferma e costante”, assicurano gli inquirenti.

Le indagini, ancora in corso, hanno portato a nuove perquisizioni e sequestri anche negli ultimi giorni. Nel frattempo, i due aguzzini ritenuti responsabili della violenza a carico del detenuto gay sono stati rinviati a giudizio e attualmente è in corso il processo a loro carico.

I casi segnalati sollevano interrogativi profondi sullo stato delle carceri italiane e sulla mancanza di protocolli efficaci per la protezione delle persone LGBTQIA+ private della libertà. In ambienti chiusi e dominati da gerarchie violente, l’orientamento sessuale può trasformarsi in un ulteriore fattore di rischio, esponendo le persone queer a brutalità che lo Stato ha il dovere di prevenire e punire con fermezza.

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