La Premier League, campionato di calcio inglese, è la “serie A” più vista, ricca e famosa al mondo, con oltre 15 milioni di spettatori che hanno riempito gli stadi nel corso dell’ultima stagione. Un aumento sostanziale di presenze che va di pari passo con una crescita degli episodi omofobi.
I dati del Ministero dell’Interno relativi al 2024/2025

Il Ministero dell’Interno del Regno Unito ha pubblicato i suoi dati annuali sul calcio regolamentato in Inghilterra e Galles, fornendo approfondimenti sullo stato del calcio nazionale in relazione ai comportamenti antisociali. I dati del Ministero comprendono le segnalazioni presentate dagli agenti dell’Unità di Polizia Calcistica del Regno Unito, alcuni dei quali legati ad informazioni ricevute dalla Federcalcio e dall’organizzazione benefica antidiscriminazione Kick It Out. Ebbene nel corso della stagione 2024/2025 sono stati registrati 49 episodi di omofobia su un totale di 380 partite di Premier League, con un aumento di quasi l’1% rispetto alla stagione precedente.
Ancora una volta, le partite che hanno coinvolto Brighton (17) e Chelsea (16) sono state le più soggette a tali episodi. Per entrambi i club, oltre un terzo delle partite di Premier League e delle coppe nazionali è stato oggetto di segnalazioni di discriminazione legata all’orientamento sessuale. Seguono Manchester City (8) e Arsenal (7). Tutte e 20 le squadre hanno avuto almeno una partita in cui si è registrato un episodio di questo tipo.
Il Ministero dell’Interno ha osservato come “possono essere segnalati più incidenti in ogni partita“, e che gli atti discriminatori sono ora l’episodio più comune, tanto dall’aver superato il lancio dei fumogeni. Sotto osservazione è finita la partita casalinga del Chelsea contro il West Ham del 3 febbraio scorso, che ha portato a una multa di 120.000 sterline da parte della FA per gli ospiti dopo che una parte dei propri tifosi ha intonato il tristemente celebre coro omofobo “rent boy”.
Un “rent boy”, nello ‘slang’ inglese, è un giovane che si prostituisce. Nella cultura inglese è da sempre associato all’area del West End di Londra, in cui rientra anche Chelsea. Tra gli anni ’60 e ’70 molti giovani uomini trasferitisi nella capitale si prostituivano per arrivare a fine mese. Il distretto di Earls Court, a Chelsea, ospitava molti locali ‘gay friendly’. Negli ultimi tre decenni il coro “Chelsea rent boy” è diventato un insulto omofobo, con la federazione non più disposta a tollerarlo.
Chelsea – West Ham è finita in un set da sei partite per “cori inappropriati”, insieme a Manchester United vs. Tottenham del 29 settembre. Anche in questo caso è arrivata una sanzione per la squadra ospite, sebbene gli Spurs in appello siano poi riusciti a ottenere una riduzione della multa a 75.000 sterline.
L’omofobia non abbandona gli stadi inglesi

Complessivamente, nel calcio inglese sono stati segnalati episodi omofobi in 139 partite nei cinque principali campionati maschili e nelle coppe, arrivando così al 4,62% di tutte le partite regolamentate disputate. Nella stagione precedente erano finite sotto osservazione 120 partite. Pur essendoci iniziative LGBT-inclusive che coinvolgono tutti i club, con tanto di federazione in prima linea, fasce e lacci rainbow, l’omofobia non abbandona gli stadi di calcio britannici.
Tracy Brown di Chelsea Pride ha dichiarato: “Dietro ogni statistica c’è una persona che dovrebbe sentirsi la benvenuta nel celebrare il bel gioco. Con gli episodi omofobici segnalati in così tante partite di calcio la scorsa stagione, i numeri ci dicono che abbiamo ancora un lavoro fondamentale da fare. Un cambiamento duraturo richiede l’impegno di tutti noi, la continua segnalazione dei tifosi, un’educazione completa nel mondo del calcio e un impegno incrollabile per la tolleranza zero nei confronti della discriminazione. Ogni segnalazione è importante, ogni episodio richiede un’azione e ogni tifoso merita di sentirsi al sicuro e incluso nei nostri stadi.”
