Nella mattinata del 25 settembre, la Sala del Carroccio in Piazza del Campidoglio a Roma farà da cornice alla presentazione del metodo Outsport, un approccio innovativo alla Diversity & Inclusion che utilizza lo sport a tutti i livelli come strumento di integrazione, lotta alle discriminazioni, team building e integrazione sociale.
L’evento, inserito nel quadro della Settimana Europea dello Sport, è organizzato dall’Associazione Italiana Cultura Sport (AiCS) in collaborazione con l’Ufficio Diritti LGBT+ e la Commissione Pari Opportunità di Roma Capitale. Ma di cosa si tratta? In che modo lo sport può farsi promotore del cambiamento?
La risposta sta nel metodo sviluppato nell’ambito di un progetto un progetto europeo co-finanziato dal programma Erasmus+ (lo stesso bersagliato dalla destra per il progetto DragTivism), che ha coinvolto cinque Paesi — Italia, Germania, Austria, Scozia e Ungheria — con l’obiettivo di studiare scientificamente il fenomeno dell’omofobia e della transfobia nello sport.
A guidare la ricerca, la German Sport University di Colonia, che ha raccolto le testimonianze di oltre 5.500 persone LGBTQIA+ in Europa. I dati emersi sono allarmanti: quasi il 90% dei partecipanti ha segnalato la presenza di omofobia e transfobia nel contesto sportivo, e molti hanno abbandonato l’attività proprio a causa della propria identità di genere o orientamento sessuale.
Da queste premesse nasce il metodo Outsport, un approccio intersezionale che affronta le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, e quelle legate al razzismo e all’abilismo, guadagnando nel 2023 una menzione nella più recente pubblicazione sulla promozione del benessere psicofisico attraverso la pratica sportiva dell’OMS.
Il metodo si basa sul concetto di Education Through Sport (ETS), sviluppato dall’Università di Copenhagen nel 2009, che considera lo sport come un mezzo educativo in grado di promuovere la crescita personale e la convivenza civile. Approccio a sua volta radicato nella tradizione dell’Educazione non formale per i Diritti Umani, promossa dal Consiglio d’Europa attraverso il manuale Compass, pubblicato per la prima volta nel 2002 e aggiornato nel 2023.
L’essenza del metodo è chiara: lo sport non è solo un’attività fisica, ma uno strumento potente per educare al rispetto delle diversità e alla consapevolezza civica, concetto che si concretizza attraverso il Training Toolkit, una raccolta di esercizi e attività testate sul campo e pensate per educatori, allenatori e operatori sportivi, con l’obiettivo di favorire l’inclusione e combattere stereotipi e pregiudizi.
Grazie al progetto europeo di follow up MESIS – promosso da AiCS in collaborazione con altri quattro partner internazionali – oltre 60 figure tra docenti e tecnici sportivi hanno ricevuto una formazione specifica e applicabile in diversi contesti.
L’evento del 25 settembre presenterà nel dettaglio la metodologia e le sue applicazioni pratiche, insieme alle prospettive di sviluppo per il mondo dello sport, della scuola e delle aziende. Ma la conferenza sarà anche l’occasione per una dimostrazione pratica da parte dell’ASD Lupi Roma, che consentirà ai partecipanti di sperimentare in prima persona come questo approccio possa stimolare la collaborazione e abbattere le barriere della discriminazione.
A presenziare e intervenire anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, insieme agli assessori Claudia Pratelli e Alessandro Onorato, il direttore di UNAR, Mattia Peradotto e la responsabile dell’Ufficio Diritti LGBT+ Marilena Grassadonia.
