UK, commovente commiato del prete che sposa in segreto il compagno senza lasciare la Chiesa

C'è chi sceglie di abbandonare la Chiesa e seguire il proprio amore e chi, combattuto, rimane nel limbo. Ecco la storia di uno di loro.

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2 min. di lettura

La settimana scorsa il Sunday Times ha rivelato che il reverendo Clive Larsen, 60 anni, ha abbandonato il suo ruolo di parroco nella diocesi di Manchester per poter sposare un altro uomo. Non l’avesse fatto, avrebbe probabilmente ricevuto sanzioni disciplinari dalla Chiesa anglicana che lo avrebbe rimosso dal suo posto come ha fatto con Jeremy Pemberton, il primo sacerdote gay a essersi sposato apertamente.

Ma non tutti i preti gay sono preparati e pronti a lasciare la Chiesa per sposarsi.  In particolare Attitude ha intervistato uno di questi, che ha chiesto l’anonimato. Egli infatti si è rifiutato di scegliere tra matrimonio e sacerdozio e si è sposato in segreto con il suo uomo.

Ecco un estratto dalla intervista:

Sono un prete gay. Sono diventato sacerdote ma ero già omosessuale e ho speso molti anni in modo decisamente non salutare a cercare di negare e nascondere la mia omosessualità, a rischio della mia salute mentale, del mio ministero e della mia integrità.  Alla fine ho deciso di essere onesto con me stesso e con le persone della mia parrocchia e ho cominciato a esplorare una nuova vita e a uscire con degli uomini credendo finalmente nella mia capacità di amare e di essere amato.  L’altro anno ho sposato mio marito in segreto per evitare le procedure disciplinari della Chiesa.  Solo alcuni dei nostri amici lo sanno e nessuno della mia parrocchia . In questi venti anni sono diventato sempre più insofferente per l’ostilità evidente della Chiesa verso la comunità LGBT. La questione LGBT è diventata un grosso problema per molti all’interno della chiesa anglicana, un problema che ha messo in ombra vere tragedie su cui la Chiesa dovrebbe impegnarsi come la povertà, la giustizia sociale, il lavoro per portare la pace, l’assistenza sanitaria e l’amore cristiano tanto per citarne alcuni.  Questa non è la vibrante e coraggiosa chiesa anglicana che mi aveva trascinato nella fede da adolescente quando il messaggio di benvenuto era esteso a tutti. Ho vissuto con mio marito per quasi un decennio ma abbiamo convertito la nostra  unione civile in matrimonio in segreto nonostante i nostri amici e la nostra famiglia vedessero la nostra unione già come matrimonio. Comunque in ogni caso non possiamo essere onesti e aperti con la Chiesa e questo ci fa sentire come se la Chiesa stessa mancasse di integrità, apertura e onestà e incoraggiasse la disonestà.  Ci sono molti gruppi nella Chiesa che si sentono sostenuti nel loro andare contro la comunità LGBT, usando la loro fede per escludere dalla fede persone LGBT e intraprendere azioni disciplinari contro il clero LGBT che vive la propria sessualità apertamente. Questa non è una fede che parla di benvenuto, di amore, di carità, di diversità e generosità e mi preoccupa che il loro messaggio di esclusione e di pregiudizio sia l’unico messaggio che questa trasmette a milioni di persone.

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Andrea della rocca 24.4.17 - 8:02

Non potete servire a Dio e a mammona . Il centro della parabola e saper riconoscere che i beni spirituali che Dio ci dona sono di gran lunga superiori a qualsiasi bene terreno al quale possiamo sperare. Ecco il vero significato del "poco" e del "molto" al quale si riferisce Gesù stesso. Preghiamo allora per la nostra società, troppo interessata ai beni materiali e al suo sperpero e preghiamo per noi stessi perché sappiamo riconoscere i beni spirituali che possiamo accogliere nelle grazie sacramentali.

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dan 29.7.16 - 12:07

Che miserabile. O accetti il sacerdozio con tutti i suoi limiti e doveri, o non lo fai. Scegliere arbitrariamente all'interno di una fede significa NON aver fede. Punto. Nessuno ti obbliga. Fuori dai coglioni, grazie.

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