C’è una grafica arcobaleno sotto la testata del sito della Chiesa Valdese. Potrebbe essere semplicemente l’arcobaleno della pace. Oppure un segnale di vicinanza alla comunità LGBTIAQ+. O entrambe le cose.

Ora i Valdesi vengono premiati anche per la laicità. Non stupisce. È quasi logico, persino ovvio, se si conosce la storia. I Valdesi hanno benedetto le unioni omosessuali quando farlo era scomodo. Hanno ordinato pastore donne quando era impensabile. Hanno difeso la laicità dello Stato senza rinunciare alla fede, anzi, fondandola su di essa. Un premio alla laicità a chi la laicità la pratica, non la subisce. Ci sarebbe da stupirsi del contrario.

La Chiesa evangelica valdese – Unione delle chiese metodiste e valdesi ha ricevuto il Premio Margherita Hack 2026, conferito dall’associazione trentina “Trentino Laica” il 12 maggio scorso presso il Palazzo della Regione di Trento. A ritirare il riconoscimento, la moderatora della Tavola Valdese Alessandra Trotta.

Il premio, assegnato a cadenza biennale, è dedicato alla memoria dell’astrofisica triestina Margherita Hack simbolo del libero pensiero e dell’impegno civile. La scelta di assegnarlo ai valdesi non è casuale: secondo il direttivo dell’associazione, il legame tra i valori di libertà di pensiero, cultura scientifica e impegno etico «trova un riflesso coerente nell’opera della Tavola Valdese».

Trotta ha dichiarato di essere onorata del riconoscimento, sottolineando l’impegno storico della chiesa «a contrastare il pregiudizio che pone il termine ‘laico’ in contrapposizione a ‘credente’».

Chi sono i valdesi

Gesu scaccia i mercanti dal tempio - El Greco (1600 ca)
Gesu scaccia i mercanti dal tempio – El Greco (1600 ca)

Nata nel XII secolo come movimento pauperistico a Lione, la Chiesa Valdese è stata per anni perseguitata dai cattolici, anche tramite l’Inquisizione. Solo con la Riforma protestante venne ufficialmente accettata, sebbene i rapporti con il Vaticano rimanessero difficili fino al XX secolo. In Italia ottennero i diritti civili nel 1848 grazie a Carlo Alberto.

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Oggi la chiesa è presente in Italia, in Svizzera, Argentina e Uruguay, ed è nota per alcune caratteristiche progressive (ma anche progressite) anche all’interno del mondo cristiano: i pastori possono sposarsi e circa il 30% di essi sono donne.

Aperta ai diritti LGBTIQ: un percorso lungo vent’anni

È sul fronte dei diritti LGBTIQ che la Chiesa valdese si distingue nettamente nel panorama religioso italiano. Nel 2007, una sessione congiunta del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste ha affermato ufficialmente che «ogni relazione umana d’amore, vissuta in piena reciprocità e libertà, è sostenuta dalla promessa di Dio», invitando tutte le chiese locali a sostenere e promuovere i diritti civili delle persone discriminate sulla base dell’orientamento sessuale.

Il 26 agosto 2010, il Sinodo valdese approvò con 105 voti a favore e 9 contrari un ordine del giorno che riconosceva la possibilità di benedire le unioni omosessuali. Appena un mese fa Leone XIV, papa monarca assoluto della Chiesa Cattolica romana, ha invece respinto questa ipotesi. Nel 2015 il Sinodo fece un ulteriore passo approvando una liturgia specifica per la benedizione di coppie dello stesso sesso. La Chiesa valdese e metodista ha inoltre dichiarato di non avere alcun problema a ordinare persone LGBT, considerando la sessualità una questione privata irrilevante ai fini del ministero pastorale.

Proprio Margherita Hack disse una volta: “Il sesso è naturale, la vita dei preti no. Scrivono oggi i Valdesi nella pagina che risponde alla domanda “In chi e cosa crediamo“:

“La Chiesa, fondata da Gesù Cristo ed edificata con gli insegnamenti degli Apostoli, è una comunità di fratelli e sorelle liberi, responsabili e al servizio gli uni degli altri”

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