Rettore fa un putiferio: “Devo tutto ai gay, ma le checche nuocciono alla causa”

La cantante torna con un nuovo album, "Antidiva Putiferio", a 14 anni dal precedente. La nostra intervista tra industria discografica, il rapporto con il pubblico queer e un dolce ricordo della madre.

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Rettore intervista Antidiva Putiferio
Rettore, il 10 gennaio esce il nuovo album "Antidiva Putiferio". Foto di Virginia Bettoja
7 min. di lettura

Rettore (Donatella, ovviamente, ma non ama farsi chiamare per nome) non ha mai nascosto che dire quel che pensa le ha spesso procurato qualche problema, e in questa intervista concessa a Gay.it non si è smentita. L’occasione è l’uscita, il 10 gennaio, di Antidiva putiferio il nuovo album per Warner Music Italy che la vede anche duettare con alcuni degli artisti più interessanti dell’attuale panorama italiano.

Ci sono voluti ben 14 anni prima di stringere tra le mani un nuovo disco di Rettore. D’altronde l’artista veneta da oltre 30 milioni di copie vendute nel mondo non ha mai avuto fretta – eccezion fatta per i primi anni ’80 – di partorire progetti a breve distanza l’uno dall’altro, e ci ha rassicurati che a differenza di Cher per il momento non vuole darsi una data di scadenza.

Che cosa l’ha tenuta lontana tanto tempo dall’idea di pubblicare un album?

Dopo “Caduta massi” del 2011 – che secondo me è un disco bellissimo e autoprodotto, ma come producevano le grandi case discografiche per cui è stato un bagno di sangue perché era tutto suonato dal vivo e non c’era niente di computerizzato – fare un progetto con le ‘sequenzine’ era un po’ un impoverimento. In questi anni ho cestinato forse 4-5 LP già completi perché non ero soddisfatta. Quando di tutto un album mi piacciono sì e no 3 pezzi non ci sto. Mi devono piacere tutti. Poi finalmente ho trovato una persona, Enrico Romano, che ha messo ordine nelle mie idee artistiche, così con Luca Chiaravalli e Claudio Rego siamo riusciti in 4 anni a tirare fuori questo album che è stato preceduto da una serie di singoli.

Ha detto che in giro sente tanta fiacchezza e puzza di muffa da un punto di vista artistico.

Sento odore di hot dog.

Scusi?

Di finto. La musica non può essere come un McDonald’s, è qualcosa di etereo, impalpabile, di religioso.

E perché oggi non sarebbe così?

Troppi dischi tutti insieme, tutti uguali. Non si vendono più album però si pubblicano tanti brani che vanno online e non si capisce più niente.

Si osa anche poco?

No, oggettivamente in giro ci sono cose molto buone, delle volte quando le ascolto mi mettono in difficoltà perché i ragazzi di oggi sono spaventosamente preparati, ma appunto per questo non devono farsi inghiottire dalla ‘macchina visualizzazioni’. Secondo me tanto impoverimento è dovuto alle radio commerciali che mettono dischi come riempitivi: non li presentano, non dicono chi canta e forse neanche li sentono perché gli speaker sono presi dalle loro chiacchiere. Così la musica non è valorizzata. Io amo follemente i collezionisti perché hanno tenuto vivo e stanno rilanciando il mondo del vinile. La mia speranza è che il pubblico torni ad amare il disco come oggetto e se lo ascolti per conto proprio senza passare da un file, da una stazione o da un canale radio.

Che cosa le piace dei giovani artisti con cui duetta in questo album visto che non ha scelto nomi blasonati?

A me non frega niente di quelli blasonati o visualizzati. Mi frega di quelli bravi. Tancredi è bravo, è bello, si veste bene, è simpatico, quando lo vedo mi dà la carica. Lo stesso dicasi di Beatrice Quinta, di Ditonellapiaga… È un mondo bellissimo, spumeggiante che però non ha il risalto che merita. Io mi sono divertita con loro e sono convinta che si divertirebbe anche il pubblico se questi artisti avessero più spazio.

Rettore, cover dell'album "Antidiva Putiferio"
Rettore, cover dell’album “Antidiva Putiferio”

I colleghi della vecchia guardia non hanno nulla di interessante da aggiungere al suo modo di fare musica?

Io sono sempre stata trasversale in questo, e mi fa specie che alcuni miei colleghi mi critichino dicendo che è tutto un lavoro fatto dalla casa discografica, ma ti assicuro che non è così. Anzi io volevo uscire con il progetto ma non me lo permettevano, poi li ho obbligati ad ascoltare il materiale e finalmente ha visto la luce “Antidiva Putiferio”, che ho qui vicino ed è un disco figo!

In che cosa?

Nel look, nei colori, per come lo apri, è spumeggiante: tutte cose che in questo momento non ci sono in giro perché c’è tanta critica, censura, polemica… e basta! Un vecchio detto di Rettore recita: “Smettetela di farvi le seghe, scopate!”.

Un mantra da tatuarsi.

Io purtroppo l’ho detto in diretta, a momenti mi crocifiggevano.

A proposito di Antidiva Putiferio, spesso ci si riferisce a lei come un’icona.

No, no, mi son veneta, icona fa rima con mona.

Cioè?

Mona è un coglione. È anche un nome americano, una volta mi hanno presentato una che si chiamava così e io le ho riso in faccia.

Ok, allora solo diva.

Ma io non lo sono, quelle sono altre.

Come si vede allora?

Non me la sono mai tirata, non sono capace di farlo, e voglio essere libera di stare con le scarpe da tennis, con i pantaloni stracciati, senza trucco, spettinata e di fare come cavolo mi pare.

E il putiferio del titolo?

È il non saper rispettare le file.

Crede di aver raccolto tutto ciò che ha seminato o meritava qualcosa in più?

Forse sì, però mi sono meritata anche qualche calcio in culo.

Perché?

Quando hai tanto successo il cervello ti si fonde, se poi è un cervello giovane… Le bacchettate sulle mani e i miei sbagli me li sono meritati.

Nel 2017 ha detto: “Tutti noi artisti dovremmo ritirarci prima o poi, no?”. Come le piacerebbe chiudere?

Col sole in fronte, magari un sole rosso, un tramonto verso le 5-6 di sera sul mare. Un mare bello, incontaminato e pescoso, perché se no non è più il mare ma una pozza. Non voglio darmi una data di scadenza, perché posso anche morire prima! Tante volte ho smesso e non mi sono venuti a cercare, poi mi sono fatta viva, delle volte si sono girati dall’altra parte e altre mi hanno detto: “Questa cosa mi piace”.

Quindi il suo ritiro non è dietro l’angolo come quello di Cher che ha detto che il prossimo disco sarà l’ultimo.

Ma io non ci credo. Cher è proprio il prototipo di quello che voglio dire io. A un certo punto come cantante era sparita, anche lei ha avuto un attimo di oblìo, poi è tornata come attrice e ha pure vinto un Oscar negli anni ’80. Una con una voce del genere perché deve ritirarsi e cantare per 4 amici?

Molti anni fa ai nostri microfoni diceva di dovere la sua carriera al pubblico gay: “Se non ci fossero stati loro, non so dove sarei”. Conferma?

Confermo. All’inizio a decretare il mio successo sono state le donne perché ero la monellaccia di casa, la pecora nera che comunque aveva trovato la sua strada e non era finita male. Quando ci sono stati i miei momenti di buio mi hanno un po’ abbandonato, invece chi non lo ha mai fatto è stato il pubblico gay, che adoro. È meraviglioso, sensibile, va a fondo nelle cose. Non c’è miglior pubblico.

Eppure qualche tempo dopo ha fatto una distinzione tra i gay che si realizzano e quelli che “gridano con le piume in testa e si strappano i capelli”.

Io vedo che ci sono dei gay che si realizzano senza dover creare per forza una lobby. Faccio un distinguo chiarissimo tra loro e quelle persone che “Lasciami stare perché io sono gay per cui mi avete già emarginato”. Non è vero… I gay sono i gay, poi ci sono le checche, quelli che strillano, che gridano: questi nuocciono alla causa.

In che senso?

In questo momento bisogna essere seri e far comprendere la loro causa a un popolo bigotto e superficiale come quello italiano dimostrando di valere, di non essere solo quelli che si strappano i capelli. Se dobbiamo fare un momento di comicità ok, ma che non sia la regola, perché così è avvilente.

Ma quando parlava di “esibizionismo futile” per caso si riferiva anche al Pride?

Io sono stata una delle prime a cantare ai Pride, sarà 30 anni che li faccio!

Quel tipo di “esibizionismo” quindi è lecito?

Ma sì certo, al Pride ci vanno le famiglie. Come dicevano gli antichi: “Andiamo dai froci che dai froci ci si diverte”, e sarà sempre così.

A proposito: ha anche rivendicato la libertà “di usare frocio e negro” perché, se ho ben inteso, dipende da come si dicono certe cose. Ma con i tanti casi di cronaca e di ragazzini che si tolgono la vita per quelle stesse parole possiamo davvero ridurre tutto a un discorso di intenzione?

I ragazzini non credo si tolgano la vita solo per una parola.

La storia di Andrea Spezzacatena, “il ragazzo dai pantaloni rosa”, sembra dirci il contrario.

Quello si chiama bullismo.

Che però passa anche dall’atto verbale.

Dici che colpisce più la lingua che la spada? Il punto è che non c’è più la possibilità di avere un dialogo senza che ci sia uno scontro. Non credo ci si ammazzi per una parola, ma per una situazione problematica che si crea intorno a noi.

Tornasse indietro agirebbe diversamente in quel famoso scambio di battute avuto in tv con Pierluigi Diaco? Ha mai avuto modo di chiarire con lui?

Dopo quello scazzo c’è stato un abbraccio fraterno tra di noi. È stata Mara Venier a dirmi ‘Guarda che lui muore per te’, ed è vero, e credo che lui mi abbia fatto una delle più belle interviste della mia vita.

Da sabato torna su Rai 1 a Ora o mai più. La sua ultima partecipazione è diventata cult. Prepariamo i pop corn anche a questo giro?

Sììììì! Pop corn e birra. E dovete tifare per me. Ho una cantante brava.

Chi è?

Carlotta. Ti anticipo che la prima canzone che faremo è “Chimica”, perché voglio vincere almeno la prima puntata. Lei canta sul serio, insegna nella scuola di Mogol, è bravissima, è sposata con Giuseppe Anastasi, autore dei primi successi di Arisa. Questa volta mi danno un fucile carico, non una baionetta spuntata (ride, e il chiaro riferimento è a Donatella Milani con cui le cose non andarono bene nell’edizione del 2019, ndr). Cercherò di farla cantare il più possibile, di mettere davanti lei perché questa è una gara e non ci tengo a perdere come l’ultima volta.

Nella sua carriera c’è stato un momento in cui si è detta: “Ora o mai più”?

No, è una frase forte. Forse giusto quando ero ragazzina e tribolavo con mia madre per avere il permesso di andare a cantare. Ho spaccato una finestra con un pugno, c’era sangue ovunque, però non ho pensato: “Ora o mai più”. Semmai ho detto: “O mi fai andare…”

O vado lo stesso.

Esatto, e la frase tipica di mia madre era: “E io chiamo i carabinieri perché tu sei minorenne”.

Li chiamava davvero?

Certo! Una volta, quando avevo 20 anni e avevo già successo, scrisse a Tina Anselmi (ex Ministro del Lavoro, ndr) perché la aiutasse a farmi tornare a casa e a studiare. Anselmi, che era una persona molto carina, disse: “Signora io credo nei giovani, se sua figlia vuole fare l’artista deve lasciarla libera”.

Alla fine sua mamma le ha dato ragione?

Dopo Sanremo ’86 mi ha detto: “Mi dispiace molto per la tua carriera che va male”. È stata una coltellata. La stimavo e la amavo moltissimo.

Non c’è mai stata una riappacificazione sul fronte artistico?

Su quello personale sì. Era il luglio ’93, si era ripresa un attimo, mi ha guardato, mi ha accarezzato e mi ha detto con un filo di voce: “Te si sempre na bela tosa”, poi è andata in coma e non si è più risvegliata.

Mi spiace chiudere con questo ricordo triste…

Però è bellissimo per me, è stato un riscatto per tutte le cose che erano successe prima. Il fatto che abbia trovato la forza, prima di andarsene, di dirmi in due parole che mi trovava bella e che era fiera di me è stata una botta. Mi ha accarezzato l’anima.

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minpg 12.1.25 - 20:46

Rettore è proprio affezionata alle sue contraddizioni sui gay buoni e quelli meno buoni. Le ripete con regolarità. Non capirà mai che queste distinzioni sono proprio stupide.

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arbo 10.1.25 - 13:06

Non bisogna dimenticare di distinguere le persone normali che sono attratte dallo stesso o entrambi i sessi da quelli che per avere un po' d'attenzione si inventano di non sapere se sono uomini o donne e le E rovesciate. Quelle sono ancora piu' letali, tentando di accomunare la loro disperazione per avere un po' d'attenzione, senza meriti o qualita' che la garantiscano, all'omosessualita'.