Un’inchiesta approfondita della BBC ha sollevato domande pesantissime sul comportamento delle forze dell’ordine britanniche nei confronti di uomini gay ricattati tramite l’app di incontri Grindr. Due vittime sono morte in circostanze tragiche dopo essere state prese di mira da una presunta gang che, secondo la stessa BBC, avrebbe colpito almeno cinque uomini nella stessa area. Almeno quattro dei casi risulterebbero collegati allo stesso gruppo criminale, ancora in libertà. Ma la parte più inquietante emerge dai documenti ottenuti dai giornalisti: la polizia potrebbe non aver indagato a fondo e serialmente, aprendo ad un altro dubbio. Quanto hanno pesato i pregiudizi nei confronti delle vittime LGBTQ+?
L’indagine della BBC è sia un reportage video sia un articolo investigativo: due approfondimenti paralleli che ricostruiscono gli stessi eventi e portano alla luce presunte omissioni che, secondo familiari e associazioni, avrebbero potuto tradursi in ulteriori tragedie.
In questo articolo
- 1 La morte di Scott: vittima di ricatti su Grindr?
- 2 L’indagine della BBC ribalta la versione della polizia
- 3 Gli errori della polizia
- 4 Un secondo caso parallelo: la morte di Liam, nove settimane dopo
- 5 Denunciare è difficile: “Quando dici Grindr, vieni giudicato”
- 6 “Non avremo giustizia”: la conclusione amara di Cameron
La morte di Scott: vittima di ricatti su Grindr?

L’inchiesta BBC parte dal caso di Cameron Tewson e del suo compagno Scott Gough. È marzo 2024 quando Cameron si trova nella loro casa a Chandler’s Cross, Hertfordshire, e sei uomini bussano alla porta chiedendo le chiavi della Range Rover di Scott. “Ho urlato attraverso la porta: “Chi… chi siete? Che cosa volete?””, racconta Cameron.
Quando Cameron chiama la polizia, la gang fugge. Prima di andarsene, però, lascia un biglietto indirizzato al “proprietario della Range Rover bianca”. Contiene numero di telefono, targa e un messaggio inequivocabile: “Credo sia nel tuo interesse chiamarmi”.
Per la BBC, questo è il primo elemento chiave della vicenda. Scott, 56 anni, al ritorno a casa non vuole approfondire l’accaduto. Insiste per occuparsi lui della polizia. Cameron oggi crede che stesse cercando di nascondere l’uso di Grindr al compagno: “Sono convinto che sapesse chi erano, e che me l’abbia nascosto”.
Il giorno seguente, Cameron trova un testamento scritto a mano e, mentre è al telefono con gli agenti, scopre il corpo del compagno nella camera da letto, restandone sconvolto: “La polizia era lì, i vicini erano lì. Era come se stessi guardando tutto succedere a qualcun altro”.
La BBC conferma che Scott è morto per asfissia; l’inchiesta ufficiale è ancora aperta.
L’indagine della BBC ribalta la versione della polizia
È qui che l’inchiesta BBC entra nel vivo. Cameron riferisce alla polizia che Scott potrebbe essere stato ricattato tramite Grindr. Secondo lui, però, la reazione degli agenti cambia immediatamente: “Quando l’ho detto, sembrava completamente ignorato”.
I documenti ottenuti dalla BBC dimostrano che i sospetti di Cameron erano fondati: il numero di telefono sul biglietto era già noto alla polizia, perché collegato a un precedente caso di ricatto, sempre tramite la stessa app di dating.
Non solo. Nei dieci giorni successivi alla morte di Scott, la medesima gang prende di mira altri due uomini con lo stesso modus operandi: contatti su Grindr, appuntamento, estorsione. La tattica è identica: minacciare di denunciarli come persone che “hanno parlato con un minorenne”, anche quando si tratta di accuse completamente false.
La gang si presenta come “cacciatori di pedofili”, ma senza fornire alcun elemento utile alle indagini.
Gli errori della polizia
L’IOPC, l’organismo di vigilanza che sovrintende le forze di polizia britanniche, cita l’inchiesta della BBC nel proprio rapporto e conferma molte delle sue scoperte: l’indagine su Scott non è stata condotta in modo adeguato.
Tra le omissioni più gravi emerse nel rapporto figurano diversi passaggi investigativi mancati: il biglietto lasciato sulla porta non è stato analizzato per impronte o tracce di DNA; i rifiuti abbandonati dalla gang non sono stati raccolti; e, nonostante gli agenti fossero riusciti a risalire all’auto utilizzata dal gruppo, gli uomini collegati al veicolo non sono mai stati interrogati. Inoltre, i casi di ricatto emersi nello stesso arco temporale non sono stati messi in relazione tra loro, impedendo di riconoscere subito l’azione di un possibile gruppo organizzato. Nessuno è stato arrestato.
L’IOPC ha quindi ordinato alla polizia dell’Hertfordshire di riaprire l’indagine e di verificare se i fallimenti possano essere dovuti a pregiudizi omofobici.
Un secondo caso parallelo: la morte di Liam, nove settimane dopo

L’inchiesta della BBC collega un secondo caso alla possibile scia della stessa gang, o comunque allo stesso tipo di ricatto avvenuto tramite Grindr.
A soli 15 miglia da Scott, nove settimane dopo, muore Liam McHale, 24 anni, studente di moda. La sera prima di morire, aveva confessato agli amici di essere ricattato da un uomo conosciuto su Grindr che – ancora una volta – dichiarava falsamente di essere minorenne.
Liam aveva contattato la polizia, ma gli agenti gli avevano suggerito di tornare il giorno dopo “perché aveva bevuto”. Sua madre, Julie, ricorda l’ultimo scambio: “Gli ho detto che lo amavo, che aveva fatto bene a dirlo alla polizia e che mi avrebbe dovuto chiamare se fosse successo altro. Non sapevo che sarebbe stata l’ultima volta che parlavamo”.
Il mattino dopo, un’amica trova il corpo del ragazzo. Julie dice: “Tutto quello che riuscivo a dire era “No, no, no”. Era la mia roccia, e se n’era andato”.
Anche in questo caso l’inchiesta della BBC evidenzia grosse lacune: la polizia ha impiegato 18 mesi solo per ottenere l’accesso al telefono e al laptop di Liam. Ancora una volta, nessun arresto viene registrato.
Denunciare è difficile: “Quando dici Grindr, vieni giudicato”

L’inchiesta include anche la testimonianza di Galop, una delle associazioni più importanti nel Regno Unito per le vittime LGBTQ+. La direttrice dei servizi, Bridget Symonds, spiega: “Quando entri in una stazione di polizia e dici la parola ‘Grindr’, probabilmente verrai giudicato. I perpetratori lo sanno e se ne approfittano. Ci sono agenti eccellenti, ma è una lotteria: dipende da chi ti capita”.
Non esistono statistiche ufficiali sul numero di crimini denunciati ogni anno tramite app di incontri.
L’avvocata Natalie Sherborn, intervistata dalla BBC, evidenzia come le piattaforme non facciano abbastanza per prevenire abusi: “Le truffe romantiche, le molestie o i ricatti non sono crimini facili da risolvere. Esiste una traccia digitale, ma non è sempre semplice da interpretare”.
Grindr, dal canto suo, risponde sostenendo che: “La verifica dell’identità può essere un rischio per persone non dichiarate o che vivono in contesti non supportive”. La piattaforma assicura comunque collaborazione con le forze dell’ordine.
“Non avremo giustizia”: la conclusione amara di Cameron

L’inchiesta BBC si chiude con le parole di Cameron, che dopo mesi trascorsi a chiedere risposte, ha perso fiducia: “Non credo che avremo giustizia. È passato troppo tempo e non hanno indagato adeguatamente”.
Quando gli chiedono se la polizia abbia ormai perso l’occasione di identificare i responsabili, risponde: “Enormemente. Massivamente”.
Una chiusura che pesa come un atto d’accusa: non solo contro una gang di estorsori che continua ad agire indisturbata, ma anche contro un sistema che – stando a quanto emerso dall’inchiesta – non ha garantito alle vittime LGBTQ+ l’attenzione, la serietà e la protezione che meritavano.


