Due studenti in gita sono stati denunciati dalla polizia municipale di Rimini per aver tirato sassi ad alcune donne transessuali sul lungomare di Miramare. Ne dà notizia Il Resto del Carlino.
Gli agenti hanno fermato i due diciottenni dopo averli visti raccogliere dei sassi, caricarli su una fionda e scagliarli contro le sex worker trans. I giovani avevano anche un coltello di venti centimetri e sono stati denunciati per il reato di porto abusivo di armi atte ad offendere e improprie. I docenti accompagnatori di una scuola superiore di Napoli sono stati prontamente informati, per i provvedimenti di condotta.
La reazione di Arcigay Rimini
“Armarsi in questo modo per colpire bersagli specifici fa capire che non ci troviamo di fronte a una “bravata” o a un eccesso goliardico, bensì a una vera e propria spedizione punitiva a mano armata“, ha precisato Marco Tonti, Presidente Arcigay Rimini “Alan Turing”, per poi sottolineare come “il clima di disprezzo che si respira nella società renda i più giovani estremamente vulnerabili ai messaggi omotransfobici e violenti. Questa cultura d’odio può armare le mani di persone moralmente deboli, incapaci di comprendere la violenza nel suo pieno e drammatico significato. Scagliare sassi contro sex worker trans è forse meno grave che farlo contro altri passanti? Sembra essere questo il pensiero disumanizzante alla base di chi agisce in questo modo. E se questo è il retropensiero di due giovanissimi significa che ci troviamo di fronte a lacune drammatiche nell’educazione, sia scolastica che familiare. Ci auguriamo che la scuola di provenienza, a cui i ragazzi sono stati riaffidati, prenda provvedimenti seri e, soprattutto, avvii profondi percorsi di sensibilizzazione: in questo caso l’intervento repressivo ha evitato il peggio, ma la strada maestra per sradicare violenza e disprezzo deve essere la prevenzione“.
Tonti si è poi appellato “a chi fa informazione e a chi commenta sui social: anche le parole sono pietre scagliate contro persone inermi, ed è per questo che la comunicazione deve curare con massima attenzione il linguaggio. Le esistenze delle persone trans sono molteplici – anche giovani che frequentano le scuole superiori – e associarle alla minacciosità di questi fatti di cronaca e alla volgarità dei commenti social può incidere significativamente sulla loro serenità. Anche loro sono vittime incolpevoli di questi fatti violenti. Le persone trans sono prima di tutto persone. È fondamentale utilizzare i termini corretti, come “donne trans” o “sex worker trans”, restituendo loro umanità. Il nostro invito, accorato, è a dare dignità alle persone in ogni circostanza, partendo anche dalle parole e dall’uso dei termini adeguati per rappresentare la realtà rispettando sia le persone coinvolte che quelle non direttamente coinvolte, preservandone la dignità umana“.
