Due mesi di custodia cautelare. È questa la sentenza emessa da un tribunale di Mosca nei confronti di Andrey Kotov, direttore dell’agenzia di viaggi Men Travel, accusato di aver organizzato itinerari rivolti alla comunità LGBTQIA+. Accusa che si inserisce perfettamente nel clima di crescente oppressione contro le minoranze sessuali e di genere, alimentato dalla narrativa tossica del regime di Vladimir Putin.
Stando a quanto riferito dai media indipendenti, il 28 novembre è stato formalmente aperto un procedimento penale nei confronti di Kotov. Il capo di imputazione principale è la “partecipazione e organizzazione di attività di una comunità estremista”, formula volutamente ambigua che negli ultimi anni è stata sempre più utilizzata dal governo russo per colpire attivisti, oppositori politici e, in particolare, membri della comunità LGBTQIA+.
Le “prove” raccolte dagli inquirenti – file e messaggi rinvenuti sul cellulare dell’agente di viaggio – sono state presentate come evidenze del suo presunto coinvolgimento in attività considerate “una minaccia per l’ordine costituzionale e la sicurezza dello Stato“. Kotov, tuttavia, respinge ogni addebito, ribadendo la propria estraneità alle accuse.
L’arresto di Kotov non è atto repressivo e chiaro messaggio politico, costruito con la spettacolarità che caratterizza le operazioni di regime. Alle prime luci dell’alba, una quindicina di agenti ha fatto irruzione nella sua abitazione, cogliendolo nel sonno. Le immagini che lo mostrano sconvolto mentre viene interrogato in centrale hanno fatto il giro del web.
Суд отправляет в СИЗО до 28 января директора турфирмы Men Travel Андрея Котова. Он стал первым обвиняемым в «ЛГБТ-экстремизме» в Москве.
По версии следствия, Котов организовывал зарубежные и внутренние поездки для участников ЛГБТ-движения.
Видео: SOTAvision pic.twitter.com/EhzINShKPp
— SOTA (@Sota_Vision) December 2, 2024
“Circa 15 persone si sono presentate nel cuore della notte – ha raccontato Kotov a Mediazona – Mi hanno colpito al volto e alle gambe, usato un taser. Sono pieno di lividi. Non ho opposto resistenza, ero semplicemente paralizzato dalla paura. Mi hanno obbligato a dire ciò che volevano”.
Fulcro delle accuse sarebbero i tour ideati da Kotov, rivolti alla comunità LGBTQIA+, tra cui una crociera sul Volga e un viaggio in Egitto. Itinerari che, secondo l’accusa, rappresenterebbero un tentativo di “promuovere e agevolare” un immaginario movimento LGBTQIA+ internazionale, bollato dal governo russo come estremista.
Russia, repressione in escalation: i raid nei locali LGBTQIA+
Ma l’arresto di Kotov è solo uno tra i tanti capitoli della repressione sistematica subita dalle identità non conformi nella Russia dei “valori tradizionali” ad ogni costo. Lo scorso 30 novembre, anniversario della sentenza con cui nel 2023 la Corte Suprema russa dichiarava l’intera comunità LGBTQIA+ una minaccia alla sicurezza nazionale, le autorità hanno condotto una nuova serie di raid nei locali simbolo della comunità queer moscovita – dopo quelli del 15 ottobre.
L’Arma nightclub e il Mono bar, due dei punti di riferimento della scena LGBTQIA+ locale, insieme all’Inferno e al Simach, sono stati presi d’assalto da agenti armati. Smartphone, laptop e videocamere sono stati sequestrati, mentre ai presenti è stato intimato di consegnare i propri documenti. Attraverso un messaggio pubblicato su Telegram, il mono bar ha commentato l’accaduto con tono dimesso ma dignitoso: “Amici, ci dispiace per quanto accaduto. Non è stato trovato nulla di proibito. Viviamo in tempi difficili, ma la vita deve continuare”.
Russian security forces raiding 4 of moscow’s largest nightclubs: Monobar, Inferno, Arma, and Simach.
Officially there’s no mobilization in 🇷🇺, however many military-age men were detained and taken away.
Life for the gulag sheep carries on.pic.twitter.com/2hLyScq3KB
— OЭDIРOVICH (@oedipovich) November 30, 2024
E deve continuare nel bel mezzo di una repressione sempre più feroce e indiscriminata, che nella Russia di Vladimir Putin si abbatte con brutalità e umiliazione su chiunque sia percepito come diverso. Una repressione orchestrata da una propaganda che si nutre di odio e paura dove la comunità LGBTQIA+ diventa il facile capro espiatorio, un diversivo utile a distrarre dalle reali fragilità del sistema.
