In Russia il regime di Vladimir Putin accelera la persecuzione verso la comunità LGBTI. Venerdì sera, 11 ottobre 2024, la Giornata mondiale del coming out si è conclusa con due raid della polizia in club gay di Mosca, che hanno portato all’arresto di oltre 50 persone. È soltanto l’ultima di una serie di azioni controverse che rientrano in una campagna governativa di sistematica persecuzione della comunità queer nel paese. Lo scorso marzo c’era stato un raid nel locale gay moscovita “Pose”, con i gestori condannati per estremismo LGBTI+, secondo la feroce legge anti-gay voluta da Putin. Soltanto un mese prima una donna era stata arrestata per aver indossato un orecchio-gadget che raffigurava l’arcobaleno LGBTI.
L’episodio è stato segnalato dalla testata Novaya Gazeta Europe, derivata dal giornale investigativo russo Novaya Gazeta, fondato nel 1993 e noto anche per la tragica morte della giornalista Anna Politkovskaja nel 2006. Da aprile 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina, il giornale opera in esilio a causa della crescente censura mediatica imposta dal governo russo.
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Il primo raid della polizia nel gay Central Station di Mosca
Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre, la polizia ha preso di mira due locali frequentati dalla comunità LGBT nel centro di Mosca. Il primo raid è avvenuto al club Central Station, dove si stava celebrando un evento legato alla Giornata mondiale del coming out. Secondo il canale Telegram filo-governativo SHOT, la polizia ha fatto irruzione intorno all’1 del mattino con il pretesto di contrastare il traffico di droga. Le immagini circolate sui social mostrano agenti in assetto da combattimento e con il volto coperto che costringono i presenti a sdraiarsi per terra, con le mani dietro la testa, o a subire perquisizioni violente contro i muri. Una forma di propaganda con la quale il dittatore russo riverbera la propaganda anti-LGBTI, da un lato per rimarcare il controllo oppressivo e stigmatizzante agli occhi di tutta la popolazione, dall’altro per incutere timore alla popolazione LGBTI e pian piano invisibilizzarla.
Il secondo raid della polizia nel club queer Three Monkeys di Mosca
Un secondo raid, nella stessa notte, ha colpito un altro locale queer, il Three Monkeys, anch’esso situato nel centro di Mosca. In questo caso, l’incursione è stata motivata da “lamentele” di abitanti della zona, riportate ancora dal canale telegram SHOT con accuse vaghe e discriminatorie: “Uomini mezzi nudi, vestiti da donne, ballano sul palco e gli ospiti si baciano liberamente“. Entrambi i locali sono stati duramente criticati anche da fonti pro-governative per aver “discreditato l’esercito russo“, riferendosi a uno spettacolo di drag queen al Central Station, in cui le artiste in drag avrebbero fatto ironia sulla cosiddetta “operazione militare speciale“, locuzione utilizzata per parlare della guerra in Ucraina.
La comunità LGBTI+ russa verso la cancellazione
Negli ultimi due anni, il governo di Vladimir Putin ha intensificato ulteriormente la sua campagna anti-LGBT. Nel 2023, il parlamento russo ha vietato le transizioni di genere, segnando un nuovo capitolo nella persecuzione istituzionalizzata della comunità. Quest’anno, inoltre, la Russia ha classificato il “movimento LGBT internazionale” come organizzazione estremista e terroristica, legittimando azioni repressive contro qualsiasi forma di espressione o attivismo queer.
I raid della polizia nei club gay di Mosca si inseriscono in questo contesto di crescente oppressione. Gli arresti, le perquisizioni e le chiusure di locali queer si sono moltiplicati negli ultimi mesi, in un clima di paura e intimidazione
Fonti
- Novaya Gazeta Europe
- Têtu – Maggiori informazioni sul tweet riguardante i raid di Mosca
- MSK1 Telegram Channel – Canale pro-russo che ha riportato le immagini del raid
- SHOT Telegram Channel – Un altro canale pro-russo che ha diffuso informazioni sul raid
- Mash Telegram Channel – Canale informativo pro-russo che ha menzionato le accuse di discredito all’esercito russo
