Seattle, il Pride durante la Coppa del Mondo di calcio del 2026?

Un'idea che potrebbe prendere piede anche nelle altre 10 città d'America che ospiteranno i mondiali. Colorare di rainbow gli USA di Donald Trump durante l'evento sportivo più seguito al mondo.

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La Coppa del mondo FIFA 2026 si svolgerà in tre nazioni: Canada, Messico e Stati Uniti d’America. Due città canadesi ospiteranno i match dei mondiali, tre saranno quelle messicane e ben 11 quelle statunitensi, tra cui spicca Seattle con il suo CenturyLink Field da 70.000 posti.

Seattle, il Pride durante il mondiale di Calcio?

Ebbene Seattle potrebbe celebrare il proprio pride cittadino nei giorni in cui ospiterà una delle partite della fase a gironi. Secondo il sito della Coppa del Mondo Seattle 2026, la Città di Smeraldo proverà ad unire lo sport più seguito al mondo con la parata dell’Orgoglio, in modo tale da ribadire la necessità di porre un freno all’omobitransfobia nello sport.  “Con centinaia di migliaia di visitatori e milioni di spettatori sintonizzati su Seattle durante il Pride Weekend, ci viene offerta un’opportunità unica per avere un impatto duraturo. Questo momento ci permetterà di educare il mondo, ispirare la nostra comunità LGBTQ+ e sostenere le aziende e le organizzazioni culturali LGBTQ+”, si legge sul sito.

Il pride di Seattle si svolge tradizionalmente l’ultimo weekend di giugno. Venerdì 26 è prevista una partita della fase a gironi e proprio quel giorno Seattle potrebbe scendere in strada con il suo partecipato Pride. La città ospiterà anche un altro match, il 19 giugno. Una trovata, quella di far combaciare il Pride cittadino con un match mondiale, che potrebbe trovare breccia tra le altre città d’America nel cartellone FIFA, ovvero Los Angeles, New York, Kansas City, Houston, Atlanta, Filadelfia, Dallas, San Francisco, Boston e Miami.

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11 Pride nell’America di Trump durante i mondiali?

Nell’America omobitransfobica di Donald Trump sarebbe mediaticamente esplosivo colorare di rainbow le città nel pieno dell’evento sportivo più seguito al mondo, gestito da quella FIFA che vede il presidente Gianni Infantino felice spalla del presidente USA, come esplicitato in estate con l’infelice siparietto transfobico al cospetto dei giocatori e dei dirigenti della Juventus.

Sarebbe anche un notevole passo avanti rispetto agli ultimi mondiali di calcio che si sono tenuti in Russia nel 2018 e in Qatar nel 2022, con bandiere rainbow confiscate e fasce arcobaleno al braccio dei capitani vietate. Nel 2030 si tornerà in Europa con una competizione divisa tra Spagna, Portogallo e Marocco, mentre nel 2034 la FIFA ha nuovamente ceduto ai patrodollari optando per un mondiale di calcio in Arabia Saudita, dove l’omosessualità è illegale e vige la pena di morte.

Una deriva sempre più tristemente accettata nel seguitissimo mondo del soccer con proprietà arabe rapidamente moltiplicatesi nei campionati più importanti al mondo, con il chiaro obiettivo di ripulirsi l’immagine macchiata dal sangue omobitransfobico attraverso la popolarità dei calciatori, calpestando valori che dovrebbero essere insindacabili.

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