Settimana della Visibilità Asessuale 2024, dal 20 al 26 ottobre: ecco perché la celebriamo

Ogni anno, l'Ace Week ci invita a riflettere sul binomio amore-sesso, sovvertendo le nostre aspettative e svelandoci come, alla fine, siamo tutti un po' bigotti al contrario.

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È la Settimana della Visibilità Asessuale 2024! Dal 20 al 26 ottobre, l’Ace Week accende di nuovo i riflettori sull’asessualità, tema rimasto per troppo tempo nell’ombra. Quello che nel 2010 era solo un timido bisbiglio si trasforma oggi in un potente coro globale, che reclama uno spazio per chi è da sempre ignorato, marginalizzato, invisibile.

Scopriamo così che l’asessualità non è più un mistero nascosto, relegato ai margini del discorso pubblico, ma protagonista di un dibattito più ampio capace di sfidare le norme consolidate della sessualità e delle relazioni. E non si può certo negare l’urgenza di tale necessità in un mondo che vira sempre più pericolosamente verso confortevoli, ma rigidi paradigmi attorno all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Milioni di persone, da ogni angolo del mondo, partecipano all’Ace Week raccontando le loro esperienze, smantellando i pregiudizi e sfidando un immaginario collettivo che fatica ancora a comprendere che l’attrazione sessuale non è l’unica via per vivere, amare, esistere.

Cos’è l’asessualità?

È semplice ridurre tutte le persone asessuali a un’unica definizione, d’altronde è un’abitudine radicata nel nostro modo di pensare. Sotto la superficie si nasconde però un universo complesso, che però necessita di una doverosa premessa: l’assenza di attrazione sessuale – in qualsiasi forma – non è una mancanza, ma un modo diverso di sentire.

Eppure, nella nostra società iper-sessualizzata, le incomprensioni sono sempre dietro l’angolo. Proprio per questo motivo la comunità asessuale sente il bisogno di lottare e farsi visibile, invitandoci a rivedere la nostra comprensione della sessualità – che cela, sotto sotto, paradossalmente, un velo di bigottismo.

Può sembrare una provocazione, eppure l’abitudine di vedere in bianco e nero, in presenza e assenza di attrazione sessuale ci spinge talvolta a pensare che una persona asessuale sia semplicemente “un* che non fa sesso”. Anche se l’infinito spettro degli orientamenti sessuali e delle identità di genere ci insegna ogni giorno che le categorizzazioni, seppur agevoli, sono una chimera.

La a mancanza di attrazione sessuale è dunque il fulcro dell’asessualità, ma non una condizione monolitica. Qui entrano in gioco altre identità, come i demisessuali, che provano attrazione sessuale solo dopo aver stabilito un forte legame emotivo, o gli asessuali grigi, che oscillano tra periodi di attrazione e assenza di desiderio. Ci sono gli asessuali positivi al sesso – e che quindi lo fanno, pur in assenza di attrazione sessuale, per altri motivi -, quelli che aberrano il sesso e coloro che sono neutrali. In questo scenario fluido, l’identità asessuale si manifesta in modi imprevedibili e personali. Proprio come qualsiasi altra identità nel nostro vastissimo arcobaleno.

La storia della visibilità asessuale

Negli anni ’90, quando la parola “asessualità” non esisteva ancora come identità, qualcuno aveva già iniziato a interrogarsi su cosa significasse non provare attrazione sessuale. Un trauma da curare? Una fase passeggera? O semplicemente una parte legittima dell’essere umano? Domande scomode, che cominciavano a emergere nei primi forum online, senza trovare una risposta chiara.

Poi, nel 2001, l’Asexual Visibility and Education Network (AVEN) ha segnato una svolta cruciale. Fondato da David Jay, AVEN – gigantesco forum online – ha offerto uno spazio sicuro per migliaia di persone che finalmente trovavano le parole per descrivere ciò che provavano. L’asessualità iniziava dunque a uscire dall’ombra e, come tutte le rivoluzioni silenziose, lo faceva attraverso la condivisione di esperienze. Il cambiamento era iniziato dal basso, con il potenziale di trasformarsi nel movimento globale che è poi effettivamente diventato. Ma le prime campagne per la visibilità asessuale sono state timide, quasi invisibili per una comunità marginalizzata che dava per scontati i fraintendimenti.

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Nel 2010, la svolta: la prima Ace Week porta la questione asessuale al centro della scena. L’obiettivo: educare, informare, spiegare che l’asessualità non è una patologia, ma un orientamento sessuale legittimo. Finalmente, l’asessualità cominciava a essere discussa anche negli spazi LGBTQIA+, rompendo il silenzio che l’aveva avvolta per troppo tempo. Seppure, purtroppo, il problema dell’invisibilizzazione non è mai scomparso del tutto. 

E si arriva al primo, grande traguardo del movimento per la promozione e la tutela dei diritti degli asessuali: la pubblicazione del DSM-5 nel 2013. Per la prima volta, alla sua quinta edizione, il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders riconosce l’asessualità come un orientamento sessuale, e non più una patologia.

Cosa chiede la comunità asessuale?

Oggi, la comunità asessuale chiede semplicemente di essere riconosciuta come una parte legittima della diversità umana, con tutte le conseguenti implicazioni.

Una delle sfide più grandi – e quella da cui partire – è, come sempre, rompere i pregiudizi che si annidano nelle battute quotidiane, nei commenti che riducono l’asessualità a una mancanza di desiderio, nel sospetto che chi non prova attrazione sessuale non sia capace di amare. La comunità asessuale chiede che queste idee vengano smantellate, che si riconosca la validità delle esperienze di chi vive senza desiderio sessuale.

Un progresso che passa anche dal linguaggio. La comunità asessuale lotta per far riconoscere le diverse sfumature dello spettro, che spesso vengono invisibilizzate anche all’interno del mondo LGBTQIA+. Termini come “demisessuale” o “aromantico” sono ancora poco conosciuti o, peggio, ridicolizzati, e questo rende difficile per molte persone trovare il proprio posto.

La rappresentazione è invece fondamentale, perché senza parole per descriversi, le persone rimangono invisibili in una società che dà al desiderio sessuale un ruolo centrale nelle relazioni umane, e che non riesce ad accettare che l’intimità possa esistere senza l’amplesso.  La comunità asessuale ci lancia invece una sfida difficile, ma entusiasmante: rompere l’equazione tra amore e sessualità. Perché è possibile costruire legami profondi e duraturi senza che il sesso sia un fattore determinante.

Risorse utili

Sei una persona asessuale – o stai esplorando il tuo orientamento e vorresti condividere le tue esperienze per comprenderti meglio? Ecco alcune risorse utili!

AVEN Italia

La sezione italiana della Asexual Visibility and Education Network (AVEN), che è una delle principali organizzazioni internazionali dedicate alla sensibilizzazione e all’educazione sull’asessualità. Offre forum di discussione, informazioni dettagliate sull’asessualità e risorse per chi si identifica come asessuale.

Carrodibuoi

Un sito italiano che si occupa di promuovere la visibilità delle persone asessuali, con articoli, guide, e notizie legate alla comunità asessuale in Italia e nel mondo. Il sito organizza anche incontri e conferenze sulla tematica.

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