Simonetta Musitano, l’irriverente attrice, autrice e stand-up comedian trans, non teme di affrontare argomenti spinosi con uno stile comico tagliente, parlando di identità di genere, transfemminismo e dinamiche di potere. Romana di origini calabresi, Musitano si è affermata come figura di spicco nel panorama comico italiano, usando la sua esperienza personale per trasformare la comicità in un atto politico. Dal suo esordio con lo spettacolo “Una donna con le palle” fino alle partecipazioni televisive in programmi come Propaganda Live e Comedy Central Live, Simonetta Musitano ha ribaltato stereotipi e pregiudizi, diventando una voce critica e innovativa. Nelle ultime ore è stata protagonista del Bari Pride 2025, di cui è stata la madrina dell’evento. Ma cosa significa, per lei, essere una stand up comedian trans in Italia?

In questo articolo
Simonetta Musitano, la comicità trans che sfida stereotipi e potere
Simonetta Musitano, talent del roster di Wonty Media, si è raccontata a Luce!, spiegando in che modo è riuscita a trasformare la sua esperienza personale in uno strumento comico. “È partito tutto da un’esigenza di raccontare e di raccontarmi. La mia storia non è solo mia, è la storia di tante”, ha esordito. In modo progressivo, ha poi compreso che la stand-up comedy poteva diventare la sua voce. “L’ho consapevolizzato pian piano, facendo stand up nella pratica”, ha aggiunto, “Avevo un’urgenza veramente personale, che però corrispondeva all’urgenza anche di molte altre persone. Ho iniziato nel periodo in cui, sul palco di Sanremo, è stato presentato un monologo a mio avviso estremamente transfobico. In quel momento stavo iniziando il mio percorso di affermazione di genere, avevo appena finito il percorso psicologico e stavo iniziando quello ormonale. Non solo non mi ritrovavo in nulla di quello che era stato detto su quel palco, ma mi sono sentita anche personalmente toccata”.
Quel momento particolare ha fatto comprendere a Simonetta Musitano che, nella comicità italiana, le voci erano pressoché “maschili, maschiliste, transfobiche”. E dall’idea di smontare alcuni dei cliché legati all’arte comica e di raccontare un’esperienza da un altro punto di vista, Simonetta è riuscita ad imporsi, trasformando la sua comicità anche in uno strumento politico e non solo di espressione.
Visualizza questo post su Instagram
La comicità come atto politico
Con il tempo, Simonetta Musitano ha compreso che il suo racconto personale non era solo un’espressione individuale, ma un atto politico. A renderlo tale è stato il riscontro diretto del pubblico: sempre più persone, ascoltandola, si dicevano sorprese, grate, illuminate da una narrazione queer capace di scardinare convinzioni radicate. E, soprattutto, sempre più persone trans la ringraziavano per essersi sentite, finalmente, rappresentate. “Il mio racconto è diventato sempre più una forma di rivendicazione della mia esperienza e del mio corpo”, ha confidato nel corso dell’intervista.
Per l’artista, la comicità italiana fatica ad accogliere voci queer e trans perché ancora legata a un modello vecchio, maschile, escludente: “Soffriamo in Italia di una comicità, soprattutto nel mondo televisivo, che fatica a distaccarsi da una cultura ‘da cabaret’ in cui i comici sono quasi solo maschi e raccontano – ovviamente – solo il loro punto di vista. Il problema è che non ci rendiamo conto che è effettivamente un punto di vista singolo, maschile, che esclude quello femminile”.
Comicità e persone trans: “Italia paese transfobico”
Tornando al motivo per il quale la comicità in Italia continua ad essere molto restia ad accogliere voci di persone trans, Simonetta ha replicato: “Per quanto riguarda lo spazio per persone trans, il problema è semplicemente che l’Italia è un Paese transfobico: è lo Stato europeo con più transicidi e, allo stesso tempo, è uno dei paesi in cui si guardano più video porno con attrici trans”.
Come non ricordare le ultime aggressioni registrate – anche nel mese del Pride – a donne transgender? Si passa da aggressioni verbali a vere e proprie persecuzioni fisiche.
Nell’attuale panorama comico italiano, la stand-up comedy rappresenta per Simonetta Musitano uno spazio prezioso di espressione e libertà. A differenza del cabaret tradizionale, ancora radicato in codici narrativi maschili e conservatori, la stand-up – proprio perché genere giovane e poco codificato in Italia – consente maggiore margine di manovra per racconti alternativi e voci fuori dal coro. “La stand up comedy, che rappresenta invece qualcosa di ancora relativamente nuovo in Italia, offre più spazio di azione e innovazione”, spiega, “In realtà, è un genere che nel nostro Paese molti fanno ancora fatica a digerire, a prescindere dalla possibilità che parli di tematiche queer e trans, perché ha un linguaggio molto più crudo e volgare del cabaret”.
Oggi Simonetta Musitano è una delle poche voci trans visibili nella comicità mainstream italiana. E, sebbene questo comporti una certa responsabilità, lei non lo vive come un peso, ma come una possibilità concreta di cambiare il racconto dominante. “Sempre più spesso di essere fermata per strada da molte persone della comunità Lgbtq+ che mi ringraziano, perché si sentono finalmente rappresentate e raccontate. Questa cosa mi dà molta soddisfazione. La comicità è sempre stata molto violenta nei confronti delle persone trans. Il fatto di riuscire a ribaltare questo paradigma attraverso il racconto della mia vita per me è molto importante”, dice.
Nonostante ciò, Musitano auspica un futuro in cui non sarà una voce isolata. “Mi piacerebbe che ci fossero più comiche queer e soprattutto trans”. A chi le chiede se non vorrebbe prendere le distanze dalla ‘narrazione trans’, lei risponde così: “Una persona cisgender, uomo o donna, non smette mai di raccontarsi in quanto cisgender. Il mio è sicuramente un vissuto divergente, nuovo per molte persone. Per questo viene percepito in modo così forte. Ma io parlo di molti temi, di appuntamenti, di sesso, di coppia – temi di cui parlano tutti. Solo che le racconto dalla mia personale prospettiva, che – per ora – è poco rappresentata”.
Visualizza questo post su Instagram
Per Simonetta Musitano, partecipare a programmi televisivi come Propaganda Live e Comedy Central Live ha rappresentato un’importante vetrina, ma anche un cambiamento radicale rispetto alla dimensione autentica e diretta della stand-up comedy dal vivo. La principale differenza, secondo lei, risiede proprio nella natura del mezzo: “La stand-up comedy è live e questo permette di creare empatia con il pubblico e di improvvisare a seconda delle sue reazioni. Ed è un momento che nasce e si consuma nell’arco di una serata”.
In televisione, i tempi sono ristretti e i contenuti fortemente regolati: secondo Musitano, si tratta di interventi brevi, spesso inferiori ai dieci minuti, costruiti all’interno di schemi precisi e poco flessibili. A complicare ulteriormente le cose c’è l’esposizione mediatica amplificata dai social, dove ogni clip viene rilanciata e commentata senza filtri. “Se nei live il fatto di essere contestata avviene raramente perché le persone sono in soggezione, sui social danno il peggio di sé”, osserva. La differenza sostanziale, sottolinea, è proprio l’impossibilità di una replica diretta: “Lo spettacolo dal vivo mi permette di interagire e prendere in giro chi mi attacca, nel contesto digitale questo non può avvenire”.

Negli ultimi mesi, Simonetta Musitano ha trovato nei social un ulteriore spazio di espressione, condividendo clip comiche che affrontano in modo diretto e ironico temi legati all’identità di genere, alle relazioni e alle dinamiche di potere. Il riscontro è stato ampio, ma non sempre positivo. “Sta andando molto bene, anche se penso di essere entrata in una bolla social da cui vorrei cercare di uscire”, racconta. Uno dei format più discussi riguarda gli appuntamenti dal punto di vista di una ragazza trans, un tema che, secondo lei, innesca inevitabilmente polemiche accese, soprattutto sul presunto obbligo di rivelare la propria identità di genere.
“Mi piace stimolare la discussione, anche se a volte i commenti diventano davvero molto violenti”, spiega. In alcune occasioni, è stata costretta a intervenire direttamente, arrivando a minacciare azioni legali. “Mi è stato detto che una donna trans è “una frode””, racconta con amarezza. E aggiunge: “Accetto in parte che questo accada perché se vogliamo che se ne parli, bisogna che anche questo accada e che ci si renda conto di quanto le persone siano violente con le donne trans”. A colpire è soprattutto la reazione degli uomini, che sembrano incapaci di accettare l’ironia quando è rivolta a loro: “Gli utenti più incattiviti sono sempre uomini, che non accettano che si rida di loro”.
Gli uomini ‘minacciati’ dalla comicità di una donna trans
A suo dire, alla base della reazione stizzita di molti uomini nei confronti della comicità femminile e trans c’è una questione di potere e abitudine alla centralità. “Gli uomini si prendono troppo sul serio perché non sono abituati a trovarsi in una posizione di “svantaggio” nella comicità, ad essere il bersaglio delle prese in giro”, spiega. Quando il bersaglio diventano loro, soprattutto per mano di chi ritengono “inferiore”, si innesca un meccanismo di fastidio e rifiuto.
Musitano individua proprio in questo ribaltamento della gerarchia sociale uno degli elementi più dirompenti della sua comicità: “Quando vedono me, vedono una persona che considerano inferiore e che ribalta la dinamica di potere a cui sono abituati. ‘Rosicano’ quando a farlo è una donna cis, figurati cosa può succedere quando si tratta di una donna trans”. Una riflessione che smaschera l’ipocrisia di certi codici comici e mette in discussione chi può – e chi non può – permettersi di far ridere.
Visualizza questo post su Instagram

Consiglio a chiunque stia considerando di andare a vedere un suo spettacolo di consultare prima il materiale disponibile su YouTube. Non e' proprio per tutti :-)