Il rapper Snoop Dogg sembra aver imparato la lezione. Dopo essere stato al centro delle cronache per aver criticato la rappresentazione di una coppia lesbica nel film per bambini Lightyear, lo spin-off di Toy Story prodotto da Disney Pixar, sotto un recente post su Instagram, l’artista ha chiesto scusa per le sue dichiarazioni, riconoscendo di non aver saputo rispondere alle domande dei suoi nipoti riguardo ai personaggi LGBTQ+.

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La controversia: Snoop Dogg critica la rappresentazione di una coppia lesbica in Lightyear
La polemica è iniziata quando Snoop Dogg, il cui vero nome è Calvin Cordozar Broadus Jr., ha partecipato al podcast It’s Giving il 20 agosto scorso, discutendo di Lightyear, il film Disney Pixar del 2022.
Il rapper ha espresso il suo disagio riguardo alla presenza di una coppia di lesbiche che si baciano e accudiscono il loro bambino. Durante la conversazione, Snoop Dogg ha raccontato di essersi sentito impreparato a rispondere alle domande dei suoi nipoti sul tema: “Papa Snoop? Come si fa ad avere un bambino con una donna? Lei è una donna”, avrebbe chiesto suo nipote, riferendosi al personaggio di Alisha Hawthorne e di sua moglie Kiko.
Il rapper ha ammesso di essersi trovato spiazzato:
“Ah cavolo, non ero venuto qui per questo. Volevo solo guardare il dannato film. Mi state mettendo nel mezzo di questa situazione per cui non ho una risposta”.
Le sue dichiarazioni hanno suscitato reazioni immediate sui social: in tanti utenti, infatti, hanno accusato Snoop Dogg di omofobia.
La risposta di Snoop Dogg: “Colpa mia”
Dopo le critiche ricevute, il rapper ha voluto chiarire la sua posizione rispondendo sotto a un video Instagram di Hollywood Unlocked in cui Ts Madison commentava negativamente le sue affermazioni:
“Ero semplicemente colto di sorpresa e non avevo risposta per i miei nipoti. Tutti i miei amici gay sanno cosa succede. Mi hanno chiamato con affetto. Colpa mia per non avere risposte per un bambino di 6 anni. Insegnatemi a capire. Non sono perfetto”.
Con queste parole, Snoop Dogg ha cercato di stemperare la polemica, mostrando apertura al dialogo e volontà di imparare, sottolineando che il suo scopo non era criticare la comunità LGBTQ+, ma affrontare una situazione che lo aveva colto impreparato.
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Il personaggio di Alisha Hawthorne e la difesa degli sceneggiatori
Alisha Hawthorne, doppiata da Uzo Aduba, è uno dei personaggi centrali di Lightyear e rappresenta una figura LGBTQ+ insieme alla moglie Kiko. Dopo le dichiarazioni di Snoop Dogg, gli sceneggiatori del film hanno difeso il personaggio, sottolineando l’importanza di una rappresentazione inclusiva nei film per bambini.
La scelta di includere una coppia lesbica che si bacia e accudisce il proprio figlio ha generato reazioni contrastanti, ma molti esperti e fan della Pixar hanno lodato la decisione come un passo importante verso la normalizzazione dei temi LGBTQ+ nel cinema d’animazione.
Le reazioni e il divieto in alcuni paesi
Il bacio tra Alisha e Kiko ha portato Lightyear a essere vietato in 14 paesi al momento dell’uscita. Questa censura ha sollevato un dibattito globale sull’accettazione della comunità LGBTQ+ nei media e sulla resistenza di alcune culture verso la rappresentazione di relazioni omosessuali nei contenuti per bambini.
Chris Evans, voce di Buzz Lightyear, durante la promozione del film, ha espresso la sua frustrazione per la controversia generata da un singolo momento: “È difficile non essere un po’ frustrati che debba essere persino un argomento di discussione. Che diventi questo tipo di ‘notizia’”.
Evans ha aggiunto, come rammenta PinkNews:
“L’obiettivo è arrivare a un punto in cui sia la normalità, e che questo non debba essere qualcosa di sconosciuto, che alla fine sia semplicemente così”.
Parole, che evidenziano l’intento dei creatori del film: mostrare che l’amore tra persone dello stesso sesso è naturale e normale, anche nei contenuti rivolti ai bambini.
Il dibattito continuerà, ma la strada verso la normalizzazione dei temi LGBTQ+ nei media sembra ormai tracciata: educazione, visibilità e dialogo restano strumenti fondamentali per costruire una cultura dell’inclusione anche tra le nuove generazioni.
