A 36 anni è già a capo di un Pronto soccorso romano, ha oltre 330mila follower su TikTok, e con il suo profilo Minerva Salute sta cambiando la narrazione della medicina d’urgenza. Solange Fugger oltre ad essere una giovane dottoressa di talento, è diventata un punto di riferimento per studenti, pazienti e professionisti, ma anche un simbolo di visibilità e orgoglio LGBTQ+ in un settore spesso ancora restio a uscire dagli stereotipi. Accanto alla sua compagna, con cui condivide corsia e vita, Solange dimostra che si può fare carriera senza rinunciare alla libertà, all’autenticità e all’amore. E sogna una sanità più giusta, più forte, più empatica.

Solange Fugger
Solange Fugger

Solange Fugger, chi è la primaria più giovane d’Italia

Solange Fugger è la più giovane primaria d’Italia e una delle dottoresse più seguite sui social. Da due settimane è alla guida di un Pronto soccorso romano, ma preferisce non rivelare il nome della struttura dove lavora: “È già successo che, dopo un video, qualcuno venisse in Pronto soccorso per incontrarmi. Mi fermano per strada, mi chiedono foto. Arrivare allo stalking è un attimo”, racconta in un’intervista al Corriere della Sera.

La sua popolarità è legata in particolare all’elevato seguito social (solo su Tik Tok conta 330 mila follower), ma la sua bravura l’ha portata ad essere un vero e proprio punto di riferimento per giovani studenti aspiranti medici, che la considerano un esempio da seguire: “Ho scoperto, anche, che tantissimi studenti si sono fatti il santino con la mia faccia per portarselo all’esame, come portafortuna”, racconta. Eppure non mancano i commenti meno felici, di chi manifesta, sotto ai suoi contenuti social, il proprio malcontento per la sanità italiana in generale. 

Da gettonista a dirigente medico

Prima di diventare primaria, Solange Fugger ha lavorato come libera professionista, ma non ama il termine “gettonista”: “La parola non mi piace. Gettonista uguale a medico a partita Iva. Puoi affidarti a una cooperativa e girare 45 ospedali in tutta Italia oppure scegliere tu un unico ospedale e crearti la tua dimensione. È quello che ho fatto io. La verità è che andrebbe rafforzato tutto il territorio: noi e i medici di base. Siamo in fondo alla piramide, mentre dovremmo essere i più forti”, dice. 

Qualche mal pensante sarebbe arrivato a insinuare di essere diventata primaria grazie a TikTok – dove parla di medicina d’urgenza -, ma Solange respinge le accuse al mittente: “Sono stata scelta perché lavoravo già lì, conoscevo la struttura, i colleghi. Una dottoressa mi ha detto: “Se non ti proponi tu, ti propongo io”. Ho accettato. E ho iniziato il primo luglio. Sono alla seconda settimana, e ho già i capelli dritti”, rivela. 

L’impatto con il nuovo ruolo non è stato semplice. Per Solange Fugger, diventare primaria ha significato affrontare una realtà completamente diversa: “È un altro mestiere”, ammette. Le responsabilità si moltiplicano, i turni si allungano e può capitare di dover rientrare in ospedale anche a mezzanotte. Essere presenti, gestire le emergenze e mediare tra colleghi e situazioni critiche fa parte del lavoro quotidiano.

Nonostante la giovane età, la dottoressa Fugger raramente si è sentita sminuita nel suo ruolo, anche se qualche episodio non è mancato. “Capita che qualcuno mi dia del tu o mi chiami signorina”, racconta, “Ma inasprirsi in un setting emergenziale non fa bene a nessuno”. Il suo approccio è diretto, ma gentile: “Con un sorriso magari faccio presente: “Sono io la sua dottoressa””. Diverso è il caso di chi lo fa di proposito, con tono sprezzante, ma per fortuna – precisa – si tratta di eccezioni.

 

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La vocazione

Solange Fugger

Per la neo primaria, la vita in Pronto soccorso rappresenta una vera e propria vocazione, nata durante il primo anno di specializzazione all’Umberto I di Roma. Lì ha incontrato due dottoresse che le hanno cambiato la vita: “Erano incredibili, sicure, determinate. Mi sono detta: voglio diventare come loro”.

Solange sa bene che il Pronto soccorso non è per tutti, tanto da farne un motto sul suo profilo social: “Perché non basta essere bravi medici. Devi essere multitasking, reggere alla pressione. Ci sono medici che sono animali da Pronto soccorso: li vedi e capisci che non potrebbero fare altro. Nessun’altra specialità ti dà questo brivido”, spiega.

Il Pronto soccorso rappresenta per lei una vera frontiera, un luogo in bilico tra la vita e la morte. “Mi restano dentro i casi dei pazienti giovani, soprattutto oncologici”, racconta con emozione. “L’ultima, una donna di 40 anni con tumore mammario metastatico, è arrivata e in 15 minuti è morta. Il marito e la figlia erano lì. Ho dovuto allontanarmi per respirare. Non puoi restare indifferente”, ha aggiunto.

Per Fugger, il supporto psicologico è fondamentale per chi lavora in un ambiente così carico di tensione: “Senza supporto psicologico non reggi. Dovrebbe esserci uno psicologo in ogni Pronto soccorso”. Purtroppo, aggiunge, “in Italia invece c’è ancora lo stigma: se ci vai sei matto”.

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La compagna conosciuta in corsia

Nonostante la pressione del ruolo e i turni estenuanti del Pronto soccorso, Solange Fugger non rinuncia a coltivare la propria vita personale e sentimentale. Accanto a lei c’è la sua compagna, di otto anni più giovane, conosciuta in corsia e oggi all’ultimo anno di specializzazione. “Ho una compagna più giovane, ha 28 anni. Lei è all’ultimo anno di specializzazione, ci siamo conosciute in corsia”, racconta, “Non è vero che i giovani non vogliono fare sacrifici. Anzi, hanno voglia, energia. Io sono millennial, la mia compagna è una GenZ. Ne ha ancora di più. Quello che manca è chi ti accompagna, chi ti insegna. Io lo vorrò fare”.

Fuori dall’ospedale, Fugger si definisce ironicamente “pigra”, ma in realtà è piena di passioni: vive con due carlini, ama il mare della domenica, la settimana bianca d’inverno e la musica. “Se tornassi indietro, farei la chitarrista. Da piccola avevo una cover band dei Queen”.

Il suo sogno resta ambizioso, ma concreto: “Di migliorare, anche solo un pezzettino, la medicina d’urgenza in Italia. Di aiutare chi entra in Ps a sentirsi più al sicuro. Di riuscire a conciliare questo mestiere con una famiglia. Non siamo sacerdoti”.

Solange Fugger è la dimostrazione che si può essere leader senza rinunciare alla propria umanità, fare carriera rimanendo fedeli a se stessi, e parlare di medicina d’urgenza senza perdere il sorriso, anche su TikTok. Anche in un sistema sanitario sempre più spesso sotto attacco – e sotto pressione -, la sua voce, giovane ma determinata, porta una ventata di concretezza, empatia e visione. Non cerca eroismi, né medaglie, ma rispetto, ascolto e un cambiamento possibile. Lo fa con competenza, con ironia e con quella lucidità che nasce da chi vive ogni giorno sulla linea sottile tra fragilità e forza. Ed è forse proprio questo, il suo tratto più rivoluzionario.

 

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