Non si costruisce un’egemonia culturale su valori quali “Dio, patria e famiglia” sostiene il filosofo, opinion leader ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari negli studi di Otto e mezzo, il talk show politico condotto da Lilly Gruber su La7. Era stata Giorgia Meloni, accanto al premier illiberale ungherese Orban a professare le parole “Dio, patria e famiglia” nel 2023.
Secondo Cacciari, la risoluzione che vieterebbe l’ideologia e/o teoria gender nell’istruzione italiana approvata dalla Commissione Cultura e Istruzione della Camera per proposta del leghista Sasso (teoria gender inesistente, qui il nostro fact checking), è la dimostrazione che la destra italiana attualmente al governo ha spinte ideali di tipo reazionario e secondo il filosofo questo approccio al consenso non aiuta la stessa destra a fare cultura. Secondo Cacciari, infatti, è necessario proporre valori di orizzonti futuri, visioni per nuovi orizzonti sociali – siano essi di destra o di sinistra, per instaurare quella che viene definita una egemonia culturale, come hanno fatto le culture cattolica e comunista nel dopoguerra. Invece per Cacciari questa destra è solo reazionaria e dunque incapace di proporre un’alternativa culturale alla cosiddetta egemonia catto-comunista.

Sul tema è intervenuto anche Zoro-Diego Bianchi, frontman, ideatore e conduttore dello show satirico Propaganda Live (La7) mostrandosi stupito sull’insignificanza dell’atto parlamentare. “Cioè che vuol dire?” ha ironizzato Bianchi “Parlano di drag queen, ma che scuole frequentano?” in riferimento anche all’alzata di scudi che la destra ha eretto contro il progetto dell’Unione Europea DragTivism, con il quale nell’ambito del piano Erasmus+, in alcuni paese europei, sono organizzati campus nei quali si insegnano inclusione e rispetto grazie anche alla drag culture (qui cos’è il progetto didattico DragTivism dell’UE).
