L’ossessione del Partito Repubblicano per la comunità trans ha ormai raggiunto livelli che sfiorano il grottesco, ed oggi non risparmia neanche la prima donna apertamente trans eletta al Congresso statunitense, la democratica Sarah McBride.
A due settimane esatte dalla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali, i fedelissimi deputati repubblicani sono infatti già sul piede di guerra ben prima dell’insediamento del nuovo esecutivo, previsto per fine gennaio.
E, ancora una volta, si parla di un’imbarazzante “bathroom bill”.
Stati Uniti, Sarah McBride si scontra già con il muro repubblicano
È Nancy Mace – deputata repubblicana della Carolina del Sud nonché una delle tante ferventi attiviste anti-LGBTQIA+ nella cerchia di Donald Trump – ad avanzare una proposta per vietare alle donne transgender di accedere ai bagni del Campidoglio in base alla loro identità di genere.
Se dovesse essere approvata – esito altamente probabile vista la netta maggioranza repubblicana al Congresso – la normativa imporrebbe a membri, funzionari e dipendenti transgender o non binari di utilizzare esclusivamente bagni monosessuali in base al sesso assegnato alla nascita, affidando l’imbarazzante compito di “controllare” al Sergente d’Armi della Camera.
Che si tratti di un attacco ad hoc per ostacolare ed umiliare McBride non è una semplice ipotesi. Le dichiarazioni di Mace lasciano infatti poco spazio a interpretazioni: alla stampa, ha ribadito il proprio astio verso la collega trans, affermando che avrebbe “ostacolato” qualsiasi tentativo della deputata di utilizzare i bagni femminili al Campidoglio.
“Non ha voce in capitolo“, ha dichiarato. “Si tratta dei diritti delle donne vere. La sinistra radicale vuole cancellarli, ma io non lo permetterò“. E ancora, sui social media, Mace ha difeso l’iniziativa come una misura necessaria per “proteggere donne e ragazze“, senza però fornire prove a sostegno delle sue affermazioni – proprio perché non esistono.
A darle manforte ci ha però pensato Marjorie Taylor Greene, deputata repubblicana per la Georgia e altra figura chiave dell’estrema destra repubblicana, che ha rincarato la dose, riferendosi a McBride come “un uomo” e “un maschio biologico“. Greene ha aggiunto che la deputata trans dovrebbe utilizzare i bagni maschili o quelli privati del suo ufficio, minacciandola di “non invadere gli spazi delle donne”.
McBride è però del tutto intenzionata a non farsi intimidire. “Questo è un palese tentativo di distrarre dal fatto che gli estremisti di destra non hanno soluzioni reali per i problemi degli americani“, ha dichiarato a The Hill. Il suo focus rimane infatti sulle questioni concrete: il costo della vita, l’accesso alla sanità e il sostegno alle famiglie. “I cittadini del Delaware mi hanno eletta per migliorare la loro qualità di vita, ed è su questo che mi sto concentrando“.
Quando le è stato chiesto se avesse discusso del tema con il presidente della Camera, il repubblicano Mike Johnson, McBride è stata pragmatica: “Sono impegnata a organizzare il mio ufficio e a garantire che i cittadini del Delaware ricevano i servizi di cui hanno bisogno. Non sono particolarmente preoccupata per questioni secondarie“.
Chi è Sarah McBride, prima deputata trans al Congresso
I repubblicani non avranno dunque vita facile nel tentativo di ostacolare Sarah McBride, simbolo di pragmatismo e progresso nella politica americana. Nata e cresciuta a Wilmington, Delaware, McBride è balzata agli onori delle cronache quando, durante il suo mandato come presidente del corpo studentesco dell’American University, ha scelto di fare un sincero e determinato coming out. Un gesto coraggioso e raro per una figura in una posizione di leadership, che le ha subito conferito una notevole visibilità mediatica e il ruolo di voce autorevole per i diritti civili.
Dopo un’illuminante esperienza come stagista alla Casa Bianca durante l’amministrazione Obama, McBride è stata protagonista nel 2016 del primo intervento alla Convention Nazionale Democratica da parte di una persona trans.
La sua ascesa ha visto poi una svolta decisiva nel 2020, con l’elezione al Senato del Delaware, dove è diventata la prima senatrice statale trans negli Stati Uniti. Durante il mandato, ha guidato importanti riforme, in particolare in ambito sanitario, distinguendosi per un approccio pragmatico e concreto, lontano dalla retorica vuota e focalizzato sulle esigenze quotidiane dei cittadini.
E si arriva al 6 novembre 2024, quando Sarah McBride ha scritto un nuovo, entusiasmante capitolo nella storia politica americana, diventando la prima persona trans eletta alla Camera dei Rappresentanti, pronta a dare battaglia durante quella che si prospetta una delle legislature più difficili per la comunità LGBTQIA+.
Stati Uniti, l’odio verso la comunità trans è una strategia perdente
Nonostante la centralità che i repubblicani sembrano attribuire alla cosiddetta “culture war” tra comunità LGBTQIA+ e il resto del mondo, i dati rivelano una realtà ben diversa. Durante le ultime elezioni, il Partito Repubblicano ha investito circa 21 milioni di dollari in pubblicità volte a demonizzare le politiche pro-trans dei democratici, ma secondo un sondaggio del Pew Research Center, solo il 4% degli elettori ha infatti considerato le questioni legate alle persone trans tra le principali preoccupazioni politiche.
Dato ulteriormente supportato da uno studio del Public Religion Research Institute, che mostra come il 76% degli americani ritenga che i problemi legati alla comunità trans non abbiano un impatto diretto sulla loro vita quotidiana.
Come Ash Lazarus Orr – portavoce della A4TE, organizzazione statunitense per la promozione dei diritti della comunità trans – ha spiegato a Gay.it in una recente intervista, l’ossessione del Partito Repubblicano è del resto una distrazione calcolata, volta a coprire l’assenza di soluzioni su questioni ben più urgenti per gli elettori, ma anche l’inquietante agenda autoritaria della destra statunitense delineata dal Project 2025.
Nel 2023, gli Stati Uniti hanno registrato un aumento del costo della vita del 5,4% rispetto all’anno precedente, mentre il 68% degli americani ha indicato l’inflazione come la propria principale preoccupazione in un sondaggio condotto da Gallup. Problemi come la crisi degli alloggi, con un aumento degli affitti medi del 9% negli ultimi due anni, e la mancanza di accesso ai servizi sanitari continuano però a essere ignorati dalle principali narrative repubblicane, a favore della ben più facile strategia d’odio contro minoranze e immigrati.
Il numero di leggi anti-trans proposte a livello statale nei territori a maggioranza repubblicana è infatti esploso a partire dal 2021, con più di 500 progetti di legge nel 2024, secondo l’Human Rights Campaign.
Proposte che non solo mirano a limitare i diritti delle persone trans, ma vengono utilizzate come strumento per distogliere l’attenzione dai fallimenti legislativi su altri fronti. In particolare, stati come il Texas e la Florida – epicentri delle politiche anti-trans – hanno visto un peggioramento delle condizioni economiche, con un aumento dei tassi di povertà infantile rispettivamente del 6% e del 4% nell’ultimo anno, come riportato dal Census Bureau.
A lungo termine, dunque, l’odiosa strategia repubblicana non avrà successo. Ma intanto, continua a infliggere danni concreti alla comunità trans, alimentando un clima di odio e discriminazione che legittima atti di violenza e marginalizzazione sociale.
