Continua a fare rumore il monumento di Stonewall, a New York, 10 giorni fa ‘attaccato’ dall’amministrazione Trump che ha chiesto e ottenuto la rimozione della bandiera Progress Pride che da 10 anni sventolava laddove nacque il moderno movimento LGBTQIA+ internazionale, nel lontano 1969. Nei giorni scorsi una folla di persone ha nuovamente issato la bandiera sullo Stonewall National Monument, voluto da Barack Obama nel 2016, precedentemente rimossa per volontà del National Park Service perché secondo le regole dell’amministrazione Trump “solo la bandiera statunitense e altre bandiere autorizzate dal Congresso o da un dipartimento possono essere issate sui pennoni gestiti dal National Park Service, con limitate eccezioni“. Tra quelle eccezioni Stonewall, primo monumento d’America dedicato alla comunità LGBTQIA+, non c’era e non c’è.
Un memorandum del 21 gennaio emesso dal Dipartimento degli Interni, dipartimento madre del National Park Service, ha stabilito che solo la bandiera statunitense, la bandiera del Dipartimento degli Interni e la bandiera POW/MIA possono essere issate negli spazi pubblici in cui il National Park Service è responsabile della manutenzione e del funzionamento di bandiera e pennone. La comunità LGBTQIA+ d’America ha reagito con sconcerto, definendo la rimozione della bandiera Pride come un “atto deliberato di cancellazione”, ad un anno dalla rimozione di ogni riferimento alle persone trans e bisessuali dal sito web dello Stonewall National Monument.
Il Congresso renderà inattaccabile la bandiera rainbow?
Ebbene il leader della minoranza al Senato, il democratico Chuck Schumer, ha ora proposto una legge per designare la bandiera del Pride come simbolo autorizzato dal Congresso, in modo che possa essere definitivamente protetta dalla rimozione in egual misura alla bandiera statunitense.
“La rimozione della bandiera arcobaleno del Pride dallo Stonewall National Monument da parte dell’amministrazione Trump è un’azione profondamente oltraggiosa che deve essere revocata“, ha dichiarato Schumer in una conferenza stampa il 15 febbraio. Per poi aggiungere:
“È una fottut* vergogna. È semplicemente orribile”. “Sto presentando una legge per designare la bandiera del Pride come bandiera autorizzata dal Congresso americano, questo vuol dire che potrà essere esposta qui e ovunque”. “Nessuno, nessuno, può rimuoverla”. “I diritti non garantiti dalla legge possono essere minacciati e i simboli non protetti possono essere rimossi. La bandiera che giace qui non è una decorazione. Non permetteremo a Donald Trump di organizzare una crociata contro la comunità LGBTQ e di riscrivere la storia”.
Elogiando la reazione della comunità LGBTQIA+ all’oltraggio trumpiano, il presidente del distretto di Manhattan, Brad Hoylman-Sigal, ha dichiarato: “Il nostro movimento, iniziato qui nel giugno del 1969, è molto più di un pezzo di stoffa che sventola al vento, come lei sa senatore, e quando quella bandiera è stata rimossa, noi come comunità ci siamo alzati in piedi e abbiamo detto: non è giusto“.
Stacy Lentz, comproprietaria dello Stonewall Inn, ha aggiunto: “Voglio solo chiarire che non saremo cancellati. Capisco cosa rappresenti la bandiera per alcune persone, vederla ora intrecciata con la bandiera americana è commovente. La nostra storia è importante. La storia LGBTQ è la storia americana. Sedersi qui in questo parco e vedere quella bandiera rimossa perché sostengono sia un simbolo politico è solo un attacco diretto alla nostra comunità. Quella bandiera non è politica, è un fatto storico di ciò che è accaduto su questo sacro terreno. Togliere quella bandiera è un tentativo di cancellare una parte della lotta americana e della storia americana che le persone LGBTQ hanno fatto per garantire l’uguaglianza. Questo non ha un impatto solo sulla gente qui a New York, nel West Village, Stonewall e lo Stonewall Inn sono un simbolo globale della lotta contro l’oppressione, il fascismo, la transfobia, l’omofobia e anche il razzismo palese perché sono state persone trans nere e ispaniche a prendere posizione su questo terreno per contribuire a far sì che questa storia accadesse”.
Non permetteremo a Donald Trump di organizzare una crociata contro la comunità LGBTQ e di riscrivere la storia.


