Stonewall, Trump fa rimuovere la bandiera Progress Pride. La comunità LGBTQIA+ in piazza, Mamdani “indignato” (VIDEO)

"La rimozione della bandiera arcobaleno dallo Stonewall National Monument è un tentativo deliberato e codardo di cancellare la nostra storia". "Questo è un attacco ai newyorkesi LGBTQ+ e non lo tollereremo. La nostra storia non verrà riscritta e i nostri diritti non verranno revocati".

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Lunedì pomeriggio la bandiera Progress Pride che da 10 anni sventolava sul monumento nazionale di Stonewall è scomparsa, rimossa, per volontà dell’amministrazione Trump.

Il monumento nazionale nel West Village di New York comprende l’area circostante lo Stonewall Inn, storico bar gay dove la notte del 28 giugno del 1969 le persone queer della Grande Mela si ribellarono per la prima volta ai soprusi della polizia, con il piccolo parco che si trova dall’altra parte della strada. Il sito è dedicato al movimento per i diritti gay in America ​​e funge da cuore pulsante della comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender di New York. Fu qui che tutto ebbe inizio, 56 anni or sono.

Trump all’attacco di Stonewall

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Stonewall, foto scattata durante il World Pride del 2019

In una dichiarazione rilasciata a The Advocate, l’ufficio del Segretario degli Interni degli Stati Uniti Doug Burgum ha affermato che l’indecente decisione segue le norme federali che disciplinano quali bandiere possano sventolare sulle proprietà governative.

La politica che regola l’esposizione delle bandiere sulle proprietà federali è in vigore da decenni. Secondo le direttive governative, comprese le politiche della General Services Administration e le direttive del Dipartimento degli Interni, solo la bandiera degli Stati Uniti e altre bandiere autorizzate dal Congresso o da un dipartimento vengono issate sui pennoni gestiti dal National Park Service, con limitate eccezioni”. “Qualsiasi modifica all’esposizione delle bandiere viene apportata per garantire la coerenza con tali linee guida. Lo Stonewall National Monument continua a preservare e interpretare il significato storico del sito attraverso mostre e programmi“.

Proprio un anno fa Trump firmò un contestatissimo ordine esecutivo che di fatto cancellò le persone transgender e non binarie dalla storia di Stonewall. Successivamente Trump rilanciò con un altro ordine esecutivo dal titolo “Ripristinare la verità e la sanità mentale nella storia americana“, sostenendo che la storia USA fosse stata “distorta” da quella che definì “ideologia”, imponendo alle agenzie federali di rivedere monumenti, memoriali, musei e mostre per garantire che riflettessero una narrazione più “patriottica” e “unificante” del passato. L’ordinanza incaricava le agenzie di sradicare ciò che venne descritto come contenuto ideologico “divisivo” o “improprio” e di sostituirli con interpretazioni che enfatizzassero la nazionalità. Non contento ha vietato le bandiere trans e non binarie all’interno dell’area del monumento. Adesso è passato a quella Progress Pride, che abbraccia l’intera comunità LGBTQIA+.

Nel febbraio del 2025 il National Park Service rimosse i riferimenti a persone transgender e queer dal sito ufficiale dello Stonewall National Monument, sostituendo “LGBTQ+” con “LGB” e cancellando esplicitamente figure transgender nella rivolta, come Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson.

Le sconcertate reazioni al diktat trumpiano

Questo è un atto deliberato di cancellazione. Questo è un codardo tentativo di riscrivere la storia e intimidire le persone LGBTQ+”, ha dichiarato il senatore dello Stato di New York Erik Bottcher, gay dichiarato e rappresentante del distretto che comprende l’area di Stonewall. “Stonewall è dove abbiamo reagito e non torneremo indietro. Non saremo cancellati, non saremo messi a tacere e la bandiera del Pride sventolerà di nuovo nel luogo di nascita del moderno movimento per i diritti LGBTQ+”.

La presidente del Consiglio comunale di New York, Julie Menin, ha precisato a The Advocate che l’area è “terreno sacro”. “È la culla del moderno movimento per i diritti LGBTQ+ e la rimozione della bandiera del Pride dallo Stonewall National Monument è un tentativo deliberato e codardo di cancellare quella storia”. “Questo è un attacco ai newyorkesi LGBTQ+ e non lo tollereremo. La nostra storia non verrà riscritta e i nostri diritti non verranno revocati”.

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Il portavoce di The Human Rights Campaign, Brandon Wolf, ha descritto la rimozione della bandiera come l’ultimo capitolo di una lunga campagna contro la visibilità LGBTQ+. “Cattive notizie per l’amministrazione Trump: questo non è accettabile. Lo Stonewall Inn & Visitors Centers è ancora di proprietà privata, le sue bandiere sventolano ancora e quella comunità è ancora queer oggi come lo era ieri”. “Mentre la loro agenda politica getta il Paese nel caos, l’amministrazione Trump è ossessionata dal tentativo di soffocare la gioia e l’orgoglio che gli americani provano per le loro comunità. Per oltre un anno, hanno condotto una caccia alle streghe, prendendo di mira le strisce pedonali arcobaleno, le bandiere del Pride, i murales del movimento Black Lives Matter e scatenando una furia omicida per una performance al Super Bowl che non potevano controllare. Ma falliranno“.

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“I valori di inclusione e libertà rappresentati dalla bandiera del Pride non possono essere cancellati“, ha ribadito un portavoce di GLAAD. “La bandiera del Pride e lo Stonewall National Monument esistono per commemorare il coraggio, la resilienza e la meravigliosa diversità della nostra comunità. I ​​tentativi di censurare e ridurre la visibilità sono tattiche che gli americani LGBTQ hanno superato decenni fa, e continueremo a sconfiggerli molto tempo dopo che queste mosse meschine e antiamericane dell’amministrazione saranno state dimenticate. La bandiera del Pride sventolerà di nuovo“.

Proteste di piazza in difesa di Stonewall

Dall’altra parte della strada rispetto al monumento gestito dal governo si trova il mitico bar Stonewall Inn, di proprietà privata, dove continuano e continueranno a sventolare le bandiere del Pride.

In un’intervista rilasciata a The Advocate, Stacy Lentz, comproprietaria dello Stonewall Inn e co-fondatrice e CEO della Stonewall Inn Gives Back Initiative, ha sottolineato come la rimozione della bandiera non faccia altro che ricordare il perché la storia LGBTQ+ non possa essere lasciata esclusivamente nelle mani delle istituzioni federali. “Si tratta in realtà di come la storia viene trattata sotto l’attuale amministrazione nei siti federali. Storicamente, le comunità LGBTQ+ hanno imparato a non dare per scontato che il governo racconterà la nostra storia in modo completo o accurato senza supervisione. Questa non è retorica. Questa è esperienza vissuta. Nel luogo di nascita del movimento per i diritti LGBTQ, la bandiera del Pride non è solo un simbolo politico”. “È un simbolo storico. La sua assenza solleva reali interrogativi su come vengano prese le decisioni e su come vengano raccontate le storie. Stonewall ci ha insegnato che la nostra storia non sopravvive se non la difendiamo“.

Lo Stonewall Inn, tramite un comunicato ufficiale, ha ribadito come sia “un‘azienda privata e gestita in modo indipendente. Non siamo affiliati al governo federale e non abbasseremo mai la nostra bandiera né smetteremo di proteggere la nostra storia“. Per poi aggiungere: “Lo Stonewall National Monument è stato istituito per onorare le origini del moderno movimento per i diritti LGBTQ+. Quando i simboli direttamente legati a quella storia vengono rimossi, si sollevano serie preoccupazioni su come la nostra storia venga tutelata. La storia LGBTQ+ è stata troppo spesso minimizzata, edulcorata o cancellata dalle narrazioni ufficiali. Ecco perché lo Stonewall Inn continua a essere una storia vivente, protetta e portata avanti dalla comunità stessa. La bandiera del Pride al monumento di Stonewall non è di parte. È storica. Crediamo che debba tornare. Ecco perché la nostra storia non verrà mai cancellata e allo Stonewall Inn tutte le bandiere che rappresentano la nostra comunità continueranno sempre a sventolare“.

Cathy Renna, direttrice delle comunicazioni della National LGBTQ Task Force, ha aggiunto: “Stanno facendo a pezzi la nostra storia“.

Anche gli organizzatori del New York Pride sono intervenuti con un comunicato ad hoc: “Il National Park Service (NPS) ha rimosso la bandiera LGBTQIA+ Pride dallo Stonewall National Monument a New York City. Hanno detto che la decisione si basava su nuove indicazioni del Dipartimento degli Interni che limitano le eccezioni ai tipi di bandiere che possono sventolare sui siti NPS, ma sappiamo che questo è l’ennesimo tentativo del governo federale di prendere di mira la comunità LGBTQIA+ e cancellare la nostra storia“.

Dinanzi alla sconcertante rimozione della bandiera Progress Pride dal monumento di Stonewall decine di persone si sono ritrovate a Christopher Park nella notte italiana, dando forma ad una manifestazione comunitaria per difendere “la nostra bandiera, il nostro parco, la nostra storia“.

Mamdani in difesa di Stonewall

Mamdani LGBT sindaco New York

Il sindaco di New York Mamdani ha chiesto ufficialmente al National Park Service di riportare la bandiera del Pride allo Stonewall National Monument. “Sono indignato per la rimozione della bandiera arcobaleno del Pride dallo Stonewall National Monument”. “New York è la culla del moderno movimento per i diritti LGBTQ+ e nessun atto di cancellazione cambierà mai, o metterà a tacere, quella storia”. “La nostra città ha il dovere non solo di onorare questa eredità, ma di esserne all’altezza. Mi batterò sempre per una New York che investa nella nostra comunità LGBTQ+, ne difenda la dignità e protegga ogni nostro vicino, senza eccezioni”.

Lo Stonewall National Monument è stato il primo sito del National Park Service a riconoscere la lotta per i diritti LGBTQ+ negli Stati Uniti d’America. A volerlo fu Barack Obama, nel 2016.

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