“The Canyons”, thriller bisex un po’ scialbo ma James Deen se la cava

Il passabile noir soft-erotico di Paul Schradervede l'attore porno "della porta accanto" nel ruolo del protagonista Christian in coppia aperta con la fidanzata Tara, una malinconica Lindsay Lohan.

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Nel weekend appena trascorso vari film queer hanno ottenuto diversi riconoscimenti: al Festival di Siviglia Lo sconosciuto del lago ha vinto il Giraldillo de Oro e il premio a Claire Mathon per la miglior fotografia; a quello di Roma Dallas Buyers Club si è aggiudicato il premio del pubblico e quello per il miglior attore, Matthew McConaughey, mentre il doc trans Fuoristrada ha avuto una menzione speciale. Intanto nelle sale tradizionali è uscito un interessante ma un po’ scialbo e inerte thriller bisex, The Canyons di Paul Schrader.

Il buon regista americano di Cortesie per gli ospiti e The Walker, grande sceneggiatore calvinista di Taxi Driver e Toro scatenato lascia la penna (o meglio, la tastiera) allo scrittore quasi cinquantenne BretEastonEllis che a Vanity Fair ha dichiarato di avere un nuovo compagno soprannominato “il 26enne” e di non essere molto soddisfatto del film low bugdet coprodotto anche grazie a fondi trovati online, sostenendo che “il pubblico si aspettasse molte più scene choc e molta più violenza ma non c’erano abbastanza soldi né per gli stunt né per gli effetti speciali. Anziché una pellicola dura è venuta fuori una specie di soap opera stilizzata e formale. Ma è comunque un mondo alla BretEastonEllis, pieno di personaggi estremi ostaggio dell’infelicità”. In America è stato un flop e da noi, nel fine settimana, è andato male: non è riuscito a raggranellare nemmeno centomila euro.

Eppure questo algido noir soft-erotico molto anni ’80 non è brutto anche se soffre di un certo intorpidimento narrativo che mina la tensione in diversi momenti e sembra un po’ sciatto visivamente (ma attenzione: il direttore della fotografia è John DeFazio, artista “videoglitch”, cioè utilizza le imperfezioni del mezzo digitale in chiave artistica). A Venezia gli è stata subito appiccicata l’etichetta acchiappapubblico di film “scandalo” per la presenza, nel ruolo del protagonista, dell’attore porno etero James Deen, magretto, non alto e dal fisico piuttosto ordinario ma il cui successo nell’ambito hot pare sia dovuto proprio al suo aspetto da ragazzotto della porta accanto e al suo bel sorriso un po’ marpione. Molto amato sui social network, oggi chiedeva ai suoi fan su Twitter se “anche le balene si masturbano”. Nel suo esordio mainstream se la cavicchia ed è credibile come cinico opportunista ma anche la Lohan, un po’ sbattuta e malinconica, sta nel ruolo. Pure la recitazione degli altri attori, bisogna ammetterlo, non scende mai sotto il livello di guardia. La trama è puro Easton Ellis, non particolarmente originale: lo stalloncino Deen è Christian, produttore cinematografico ricco e annoiato. Trascina un po’ stancamente una relazione con la giovane aspirante attrice Tara (l’ex baby Disney Lindsay Lohan, che ha girato il film tra una rehab e l’altra ed è stata definita dal regista “un’attrice di talento ma imprevedibile che mi ha preso in ostaggio per sedici mesi”). La coppia si apre sessualmente a terzi e coppie contattati via Internet nella loro villona isolata sulle alture di Los Angeles ma quando ricompare un ex di Tara, l’attore impacciato Ryan (il canadese Nolan Funk), fidanzato con la placida Gina (Amanda Brooks), segreteria di Christian, si scatenerà una ridda di gelosie, menzogne e vendette destinate a sfociare in feroce violenza.

Nella realtà glam e ovattata di Easton Ellis il sentimento è sostituito dalla brama di successo e denaro mentre la solitudine impera, nonostante tutti siano costantemente connessi e comunichino in continuazione via cellulare, pc e persino attraverso lo schermo di una tv collegata alla rete tramite smartkey. Schrader sembra dirci che questo modo di fare cinema a basso costo, fruibile anche attraverso iPad e microschermi -tra l’altro nel film non si vede nemmeno un set cinematografico ma solo l’ufficio di un produttore gay che lavora anche come addetto agli effetti digitali – in realtà rappresenta la morte della Settima Arte e la nascita di un qualcosa di tecno-ibrido che ha perso parte della sua magia, come dimostrano i bei titoli di testa con le inquadrature fisse di sale cinematografiche americane fatiscenti.

Dal punto di vista queer segnaliamo che gli unici due nudi frontali sono maschili (il ragazzo un po’ nerd del threesome si masturba su una poltrona e James Deen mostra il suo attrezzo a riposo mentre sale le scale) ma purtroppo l’omosessualità è ammantata dalla consueta aura di peccaminosa trasgressione anche in chiave punitiva: Christian cerca di umiliare Ryan inducendolo a fare sesso col produttore omosessuale ma la scena del rapporto orale gay si intuisce soltanto. L’orgetta a quattro tanto strombazzata dai media è piuttosto intrigante ma pudica: Christian esige che Tara baci l’altra ragazza, ma Tara lo ricambia costringendolo a baciare l’uomo di lei che a sua volta gli pratica una fellatio fuori campo.
Gus Van Sant interpreta il piccolo ruolo non particolarmente significativo dello psichiatra di Christian, costretto alle sedute dal padre che gli garantisce una vita di massima opulenza grazie a un conto fiduciario.
Si può vedere.

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