C’era una volta, in quel regno fluttuante dove gli uomini belli piangono e i registi raffinati si spezzano il cuore tra un ciak e l’altro, un giovane con la faccia da cherubino francese e un regista italiano che amava troppo. Era il tempo di Bones and All, il film cannibale – ma sentimentale – dove si mangia carne e si mastica disperazione, e Luca Guadagnino non mangiava quasi più: colpa non del budget, ma dell’amore finito. Era stato lasciato. Con la grazia devastante che solo i cuori queer conoscono.
Un sogno, confessa il regista durante il podcast Supernova di Alessandro Cattelan, lo teneva sveglio più del montaggio: un Cartier Love Bracelet, quello con il giravite, quello che non togli mai – neanche se ti scordi come si ama. Ma niente. L’ex fidanzato, probabilmente un esteta poco sensibile, non gliel’aveva mai regalato.
Ed ecco che entra in scena Timothée Chalamet – sì, lui, la mascotte della nuova androgina Hollywood, l’amico che tutti vorrebbero, l’angelo custode con gli zigomi perfetti. Dopo un viaggio nel Midwest – l’America delle pompe di benzina, dei fast food e della solitudine – Guadagnino torna a New York, ancora un po’ disfatto dentro. Timothée prende un taxi, lo porta alla Cartier sulla Quinta Strada. Immaginate che meraviglia questo malinconico quadretto queer, due persone che si amano follemente (per i gayzzz: non esiste soltanto il sesso nell’amor queer). Le commesse li fanno entrare in una stanzetta segreta (certo, segreta come solo i VIP possono permettersi), e arriva un vassoio. Tre bracciali d’oro. Chalamet sorride e dice:
“Scegli quello che ti piace di più”
E glielo regala. Così. Perché “ha qualcosa di nobile nell’animo”, ha detto Luca, con quella voce da uomo ferito che cerca ancora poesia nel mondo.

Non è la prima volta che questi due affamati d’amore si cercano, si trovano, si raccontano addosso come chi sa che la vera intimità nasce quando cuori e intelletti si mescolano nelle gioie e nei dolori e l’avevamo già scritto qui su Gay.it: Chalamet ci insegna che ogni umano è queer. Poi insomma, l’amore cresce ancora di più quando uno ti regala il bracciale che l’altro – quello che ti ha lasciato – avrebbe dovuto donarti.
Luca lo aveva già detto: Bones and All non l’avrebbe mai girato senza Timothée. Non per capriccio, ma perché certe storie – quelle dove si ama e si scompare, dove si bacia con i denti sporchi di sangue – richiedono una chimica rara. E Chalamet, con il suo corpo esile e lo sguardo da orfano felice, era perfetto. Come lo era in Chiamami col tuo nome, dove ogni pesca era un presagio.
Nel profilo firmato da GQ UK, Guadagnino ha spiegato di aver voluto fortemente Timothée anche come produttore: una forma di fiducia e complicità che supera il semplice “attore preferito”. Un gesto simbolico, quasi affettivo, che dice tutto.
Durante la pandemia, Timothée era fuggito da Los Angeles per rifugiarsi a Roma, in un Airbnb. E sì, faceva su e giù per lo stivale. Perché Milano era stata la loro zona franca: lì discutevano del film, della vita, forse del bracciale, tra una granita e una citazione di Visconti. L’amore, dicono, è un casino. Ma quello queer tra un regista lasciato e un attore gentile, sigillata da un Love Bracelet comprato in una stanzetta segreta di Cartier, è qualcosa di più raro. E costoso!
