Torino, sputi e insulti a ragazza trans: “Sono abituata, come se fosse un prezzo da pagare che ho normalizzato”

Viktoria era insieme a sua mamma. "Il fatto che lei abbia dovuto assistere alla scena mi ha colpita. Ma anche il fatto che loro non si siano fermati nonostante lei li rincorresse".

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Una domenica pomeriggio nel centro di Torino, insieme a sua mamma. Viktoria Albiani, 28enne ragazza trans laureata in economia pronta a lasciare l’Italia per studiare psicologia in Sud America, è stata vittima di transfobia nel cuore del capoluogo piemontese. Dalle pagine de La Stampa Viktoria ha raccontato quanto avvenuto, nell’indifferenza più o meno generale, con due ventenni in monopattino che le hanno prima gridato un insulto omofobo, “neanche così azzeccato” precisa la 28enne, per poi sputarle in faccia.

Ho sentito nel naso l’odore acido della sua saliva“, ha ricordato amaramente Viktoria. “Ha caricato con tutta la sua forza ed è riuscito a prendermi in faccia con la precisione di un cecchino. Ho sentito la sua saliva negli occhi, in bocca, ovunque“. Sua madre, che era al suo fianco, ha rincorso i due delinquenti.

“Il fatto che lei abbia dovuto assistere alla scena mi ha colpita. Ma anche il fatto che loro non si siano fermati nonostante lei li rincorresse: tutti abbiamo una madre, e se culturalmente non pensi di dover rispettare me, non dovresti almeno rispettare lei? E così lei inseguiva loro e io inseguivo lei. Ma sono riusciti a sfuggirle, sono tornati indietro, e hanno sputato di nuovo, per poi scappare”.

Non una prima volta, per Viktoria, tristemente abituata alla transfobia, in un mondo in cui l’odio nei confronti delle persone trans è sempre più violento, alimentato da una politica pericolosamente complice, per non dire aizzatrice. “Sono abituata, mi capita spessissimo: dall’occhiata sgradevole, passando per il catcalling fino alla pacca sul sedere in un reparto surgelati mentre faccio la spesa. È quasi come se fosse un prezzo da pagare, che ormai penso di aver normalizzato“.

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Come fare a denunciare, se non esiste una legge?

La mamma di Viktoria ha chiamato il 112, ma senza una legge contro l’omobitransfobia è difficile riuscire a presentare una denuncia per simili episodi. “Da lì è iniziata una lunga trafila per capire quali fossero i passi da fare per la denuncia“, ha precisato la 28enne, finita in ospedale per “lesione fisica perché c’è rischio biologico. Dovrò fare delle analisi del sangue per verificare che io non sia stata infettata”. Uno sputo, secondo l’articolo 581 del codice penale, può integrare il «reato di percosse», ma l’aggravante per omobitransfobica non esiste, causa stralcio del DDL Zan al Senato, nel 2021, tra i vergognosi applausi del centrodestra. Se Viktoria fosse stata aggredita per motivi religiosi o razziali l’aggravante ci sarebbe stata, con il Parlamento Europeo che potrebbe presto obbligare tutti gli Stati membri ad intervenire in tal senso, grazie alla recente approvazione della Direttiva vittime di reato, con una parte importante del “ddl Zan” al suo interno.

In ospedale, scrive Giulia Ricci de LaStampa, c’è chi ha minimizzato, chiedendo se “non bastasse pulirsi la faccia” dallo sputo. Ci sono volute 10 ore per portare a dermine la denuncia. “Credo che senza la determinazione di Viktoria, la sua assertività, non avremmo ottenuto nulla. Una strada non esiste e lei è andata avanti anche per crearne una, per chi ha meno forza di lei”, ha raccontato sua madre, che ha poi accompagnato sua figlia anche in caserma. “Il maresciallo all’inizio non pareva comprendere, poi ha mostrato empatia. Era mortificato dal fatto che tutto fosse avvenuto a pochi passi da lì, non se lo aspettava: d’altronde, era la prima denuncia. E poi, mi ha ringraziata per il coraggio“, ha sottolineato Viktoria, per l’occasione aiutata dal Maurice di Torino, circolo LGBTQIA+ nato nel 1985 che ha al suo interno Spo.t, sportello per l’accoglienza delle persone transgender o non binarie.

Un pezzo del DDL Zan al Parlamento europeo, se approvato anche l’Italia dovrà adeguarsi

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