Travaglio difende Corona e attacca il giudice sul “caso” Signorini: “Così si legittima la censura preventiva”

Marco Travaglio prende posizione sul caso Signorini-Mediaset e difende Fabrizio Corona dopo la decisione del giudice di Milano: “È censura preventiva, non giustizia”.

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Travaglio difende Corona e attacca il giudice sul "caso" Signorini
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La decisione del giudice civile di Milano di imporre a Fabrizio Corona la rimozione dei contenuti legati ad Alfonso Signorini e il divieto di pubblicarne di nuovi continua a far discutere.

Dopo le reazioni social e mediatiche, a intervenire è anche Marco Travaglio, che dedica un duro editoriale sul Fatto Quotidiano al provvedimento, schierandosi apertamente contro la scelta del tribunale.

Un intervento che non passa inosservato, perché mette in discussione non solo il caso specifico, ma il concetto stesso di libertà di espressione nel contesto italiano e occidentale.

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Nel suo editoriale, il direttore del Fatto allarga subito il campo e inquadra la vicenda come parte di un problema più ampio:

“Oggi l’Italia, come tutto l’Occidente, anziché progredire verso una maggiore libertà, è un catalogo inesauribile di censure, autocensure, bavagli, museruole, divieti e gabbie da asfissia, sempre più simili a quelli delle autocrazie”.

Secondo Travaglio, il provvedimento su Corona rappresenterebbe un precedente pericoloso, perché introduce un principio che va oltre la semplice tutela giudiziaria: impedire a qualcuno di parlare prima ancora che commetta un reato.

La difesa (scomoda) di Fabrizio Corona

Nel suo pezzo, Travaglio non idealizza Corona, anzi ne riconosce limiti e ambiguità, ma difende il diritto di esprimersi anche di chi non rientra nei canoni del giornalismo tradizionale:

“Ora siamo arrivati a Fabrizio Corona. Che non è un cronista, ma un ex galeotto, non usa le cautele del giornalismo, avrebbe bisogno di un consulente legale per non gettare il bambino con l’acqua sporca, ma col suo linguaggio da trivio sta scoperchiando certe simpatiche usanze del mondo Signorini-Mediaset”.

Travaglio sottolinea come, se esistono ipotesi di diffamazione o violazione della privacy, il percorso corretto dovrebbe essere quello ordinario:

“Ha diffamato o violato la privacy di qualcuno? Lo si denunci per diffamazione e violazione della privacy e si attenda la sentenza”.

“Punito prima perché taceva, ora perché parla”

Uno dei passaggi più taglienti riguarda il paradosso che, secondo Travaglio, accompagna da sempre la figura di Corona:

“Ma è curioso che prima lo si punisse perché i suoi scoop li usava per non pubblicarli, ricattando la gente, e ora lo si punisca perché li pubblica, facendo infuriare gente che pagherebbe oro per non vederli pubblicati”.

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Il direttore del Fatto evidenzia come il cambio di atteggiamento non abbia modificato il risultato: Corona resta comunque sotto attacco, qualunque cosa faccia.

Il nodo della censura preventiva

Il cuore dell’editoriale è nella critica al provvedimento del giudice di Milano, che ha imposto la rimozione dei contenuti già pubblicati e vietato quelli futuri:

“Ieri un giudice civile di Milano gli ha praticamente tappato la bocca, ordinandogli di rimuovere tutti i contenuti su Signorini e vietandogli di diffonderne di nuovi. E non per qualche reato già commesso, ma per quelli che potrebbe commettere in futuro”.

Secondo Travaglio, questo passaggio rappresenta un salto di qualità inquietante:

“Cioè perché Signorini e Mediaset hanno chiesto che non parli di loro. Una bella pretesa, che però si chiama censura preventiva”.

Chi ha diritto di parlare sui social?

L’editoriale si chiude con una riflessione che va oltre Corona e Signorini, toccando il tema della legittimità della parola nello spazio digitale:

“Si dirà: ma Corona non è un giornalista. E di grazia, dove sta scritto che nel villaggio iperglobale dei social possono parlare di Mediaset e di Signorini soltanto i giornalisti?”.

Una domanda che apre un fronte più ampio: chi decide oggi chi ha diritto di raccontare, commentare e criticare personaggi pubblici e grandi aziende? E soprattutto, fino a che punto la tutela legale può trasformarsi in uno strumento di silenziamento preventivo?

Il caso Corona-Signorini-Mediaset, a questo punto, non è più solo una vicenda giudiziaria, ma un banco di prova sul confine sempre più sottile tra protezione dei diritti e limitazione della libertà di espressione.

© Riproduzione riservata.

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