Trump espelle uomo gay rapito e violentato in Guatemala, giudice ordina il rimpatrio

L'uomo aveva chiesto asilo politico e per legge non poteva essere espulso. Ma l'amministrazione Trump l'ha caricato su un bus e rispedito all'inferno.

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Donald Trump, immagine realizzata con X/Grok
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Un giudice federale statunitense ha ordinato all’amministrazione Trump di rimpatriare un uomo gay ingiustamente espulso.

Venerdì scorso il giudice distrettuale statunitense Brian Murphy, nominato da Joe Biden, ha ordinato il rimpatrio di un uomo gay che aveva chiesto asilo negli Stati Uniti dopo aver subito violenze omofobe in Guatemala. L’uomo, identificato con le iniziali OCG, non poteva essere rimpatriato nel suo Paese d’origine in base a un ordine dello scorso anno relativo all’immigrazione. Nonostante ciò l’amministrazione Trump lo ha “caricato” su un autobus e rimandato prima in Messico e successivamente “in un Paese dove era stato appena violentato e rapito”.

L’espulsione dello scandalo

Come riportato dal Guardian, il giudice Murphy ha parlato di una deportazione che “non ha avuto alcuna parvenza di giusto processo”.

L’uomo gay, che aveva presentato delle prove che certificavano gli stupri ai suoi danni e il rapimento a scopo di estorsione, ha dichiarato in tribunale che, da quando è stato rimpatriato in Guatemala due mesi fa, “vive in clandestinità, in preda al panico e alla paura”.

Le persone LGBTQ+ in Guatemala sono fortemente discriminate, nonostante le relazioni omosessuali siano legali. Il Paese non riconosce diritti fondamentali relativi all’identità di genere, nè le unioni civili e/o il matrimonio egualitario, con la sua politica conservatrice plasmata da ideologie anti-gender. Precedenti procedimenti avevano stabilito che l’uomo gay avrebbe rischiato persecuzioni o torture, se fosse stato rimpatriato in Guatemala, ma l’amministrazione Trump non si è posta il problema e l’ha rispedito all’inferno.

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La sentenza del giudice Murphy

Il giudice Murphy ha scritto nella sua ordinanza: “Nessuno ha mai suggerito che l’OCG rappresentasse una minaccia per la sicurezza. In generale, questo caso non presenta fatti o circostanze legali particolari, solo il banale orrore di un uomo caricato ingiustamente su un autobus e rimandato in un Paese dove era stato appena violentato e rapito”.

L’ordinanza di Murphy si aggiunge a tutta una serie di sentenze dei tribunali federali contro le recenti deportazioni volute dall’amministrazione Trump. Ma ci sono state sentenze che hanno bloccato anche le politiche transfobiche sui passaporti e l’ordine di espellere tutte le persone trans dell’esercito, poi avallato tra mille polemiche dalla Corte Suprema a maggioranza conservatrice.

© Riproduzione riservata.

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