Marco Lehmann

Lo faccio per le generazioni future, in modo che possano vivere una vita sportiva libera, senza nascondersi.
Lehmann ha iniziato a giocare a basket, da professionista, nel 2012. Il continuare a nascondersi, a indossare una maschera, ha pesantemente influenzato la sua salute mentale, tanto dall’andare incontro a dei veri attacchi di panico: “Stavo decisamente vivendo il mio sogno sportivo, eppure non ero felice. Ogni settimana la stessa cosa: il mio ragazzo mi portava all’aeroporto e nel momento in cui passavo i controlli di sicurezza, il gay felice all’interno di una relazione si trasformava nell’atleta professionista senza emozioni, che non voleva parlare della sua vita personale. Negli sport di squadra non ci possono essere uomini gay. Essere gay in quel contesto è un tabù. Le persone non ne parlano, e questo deve finire ORA. Ecco perché molti giovani hanno smesso di fare sport di squadra quando hanno scoperto di essere gay. Ora mi concentrerò più serenamente sul torneo World Tour e sulla strada per qualificare la Svizzera alle Olimpiadi del 2024“.
