Ungheria, l’UE verso la procedura di infrazione per il divieto ai Pride: “Tutti devono potersi amare liberamente”

La Germania, storicamente cauta, si sarebbe detta pronta a congelare i fondi europei destinati a Budapest.

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Divieto ai Pride d'Ungheria: l'Unione Europea si avvia alla procedura di infrazione verso il governo di Orban.
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L’Unione Europea condanna senza mezzi termini il divieto ai Pride che l’Ungheria ha stabilito con la legge per la tutela dei minori del 18 marzo scorso e si avvia a valutare la procedura di infrazione.

Oggi 2 aprile, durante una sessione del Parlamento europeo, l’azione del Presidente ungherese Viktor Orbán è tornata al centro del dibattito per le gravi violazioni dello Stato di diritto. Il commissario UE alla Giustizia, Michael McGrath, ha parlato senza giri di parole: “La nostra è un’unione di libertà e uguaglianza. Tutti devono poter vivere e amare liberamente. La Commissione è pronta ad avviare nuove procedure d’infrazione. Non esiteremo ad agire”. Parole dure, che seguono la decisione di Budapest di vietare il Pride, ma che alludono a una deriva più ampia. L’Unione si era già espressa in ordine sparso poche ore dopo l’annuncio. Hadja Lahbib, Commissaria per l’Uguaglianza, aveva definito la legge “una violazione flagrante dei diritti umani”.

A Strasburgo, la relatrice Tineke Strik ha definito il governo magiaro una “minaccia concreta” per la democrazia. Dal Consiglio d’Europa, il commissario per la democrazia, la giustizia, lo stato di diritto e la tutela dei consumatori Michael O’Flaherty ha esortato il Parlamento ungherese a non procedere con modifiche costituzionali che riconoscano solo le coppie eterosessuali, definendole incompatibili con gli standard internazionali sui diritti umani. Una missione del Comitato Libe si recherà a Budapest a metà aprile per valutare la situazione.

Il casus belli è la famigerata legge approvata il 18 marzo che vieta il Pride di Budapest, in programma il 28 giugno, che aveva visto la reazione di sit-in e proteste a Budapest e in altre città europee. La norma, sostenuta dal partito di Orban, Fidesz e dai cristiano-democratici, punisce organizzatori e partecipanti e autorizza il riconoscimento facciale per identificarli. Viene così esteso l’effetto della “legge sulla protezione dei minori”, che già proibisce contenuti LGBTQ+ nei media e nelle scuole.

Recentemente una legge simile è stata approvata anche in Bulgaria. Vicina alle leggi ungherese e bulgara appare anche la Risoluzione Sasso, con la quale il Governo Meloni in Italia ha applicato una pressione esecutiva su istituti scolastici e atenei universitari italiani, mettendo sotto osservazione corsi di cultura queer e argomenti attinenti alla comunità LGBTIAQ+.

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Ma l’assalto alla democrazia liberale è sistemico. In Ungheria da anni si assiste allo smantellamento dei contrappesi democratici: magistratura sotto controllo, media indipendenti ridotti al silenzio, legge sugli “agenti stranieri” contro le ONG. Orbán ha definito i suoi critici “parassiti da eliminare”. I suoi legami con la Russia di Putin non sono semplicemente noti: sono sbandierati apertamente. Le sue alleanze si estendono nella destra di LePen/Bardella in Francia, alla destra italiana di Meloni e Salvini, Vox in Spagna, AfD in Germania. E Trump negli USA. Orban continua a mantenere saldo anche il suo legame con Netanyahu, sfidando apertamente il diritto internazionale e il mandato di cattura che condanna il premier israeliano, che oggi ha iniziato la sua visita in Ungheria, dove si tratterrà ben cinque giorni. Budapest ha fatto sapere che non arresterà l’autocrate d’Israele.

Articolo 7 dei Trattati UE

Ora, con la Polonia alla presidenza del Consiglio UE – fino a Dicembre quel ruolo era stato per sei mesi svolto proprio dall’Ungheria – la procedura ex articolo 7 potrebbe finalmente sbloccarsi. La Germania, storicamente cauta, si sarebbe detta pronta a congelare i fondi europei destinati a Budapest. Se 22 Stati membri si uniranno, l’UE potrà dichiarare formalmente la violazione grave dei suoi principi fondamentali.

L’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea definisce di voto e consente di sanzionare uno Stato membro in caso di violazioni gravi e persistenti dei valori fondamentali dell’UE, fino a una clausola che prevedere la sospensione del diritto di voto in Consiglio. Non è mai accaduto che un Paese membro abbia subito la sospensione del diritto al voto nel Consiglio degli Stati, dove vige il diritto di veto: è sufficiente 1 solo no su 27 voti per bocciare una decisione.

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