L’Università di Torino inaugura il primo corso di Queer Studies: “Gli attacchi non fermeranno la libertà di insegnamento”

A tenere la prima lezione sarà il professor Federico Zappino, al centro delle polemiche sollevate dalla ministra Bernini per il suo corso di queer theory presso l’Università di Sassari.

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Corso Queer Universita - foto TorinoPride
L'Università di Torino inaugura il primo corso di Queer Studies - Foto di Francesco Cardullo per Torino Pride
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L’Università di Torino inaugura il primo corso interdisciplinare tutto dedicato ai Queer Studies. Un progetto ambizioso, focalizzato sulle dinamiche di genere, dell’identità e dell’orientamento sessuale con un approccio intersezionale e multidisciplinare, nella città che appena un mese fa è stata indicata come sede dell’Europride 2027.

Ma anche un’iniziativa audace in un momento in cui l’istruzione è ormai il campo di battaglia prediletto per le tensioni ideologiche del governo Meloni, e gli atenei diventano veri e propri poli di resistenza culturale. Il lancio del corso avviene infatti in concomitanza con lapertura di un’istruttoria ministeriale da parte della ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, contro il corso di “Teorie Queer” tenuto dal professor Federico Zappino all’Università di Sassari.

L’ennesimo attacco alla libertà accademica dopo l’approvazione della controversa risoluzione Sasso volta a vietare la “teoria gender” nelle scuole. Ma, il 17 febbraio 2025, sarà proprio Zappino a tenere la lezione inaugurale del pionieristico corso universitario presso il Campus Einaudi. 

 

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Torino, il corso di Queer Studies

Il progetto torinese non si ferma però alla retorica, ma nasce dall’urgenza concreta di costruire uno spazio di analisi critica che abbracci prospettive filosofiche, sociologiche, storiche e politiche. Un luogo in cui decostruire categorie rigide e dare voce alle esperienze marginalizzate, esplorando le infinite sfumature che si nascondono dietro parole come “genere” e “sessualità”. Perché, come spiega il professore associato di diritto privato all’UniTo e titolare del corso, Antonio Vercellone, in un’intervista di Pasquale Quaranta alla Stampa, il genere non è un argomento di nicchia, ma un prisma attraverso il quale leggere la società in tutte le sue complesse sfaccettature.

La nostra idea è stata quella di fondare un corso autenticamente interdisciplinare, che mostri come da un lato le questioni di genere e legate all’orientamento sessuale permeino tutte le aree del sapere, dalla medicina all’architettura, dalla storia alla teologia, e dall’altro come le lenti della queer theory siano in grado di fornire uno strumento metodologico importante che può contaminare, in modo autenticamente intersezionale, materie tra loro diverse”.

L’Università di Torino, già all’avanguardia nell’approfondimento delle tematiche di genere e inclusione grazie anche al lavoro di realtà come il CIRSDe (Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne e di Genere) e il CUG (Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni), si pone quindi l’obiettivo di fare da apripista a un metodo innovativo di affrontare la tematica LGBTQIA+ nell’ambiente accademico.

Ma anche quello di avvicinare l’Italia agli standard di molti altri paesi europei, dove gli studi queer sono ormai una realtà consolidata da anni. In questo contesto, l’attacco della ministra Bernini al corso del professor Zappino all’Università di Sassari appare ancora più privo di fondamento.

“Questo invito vuole essere al contempo un segno di vicinanza al collega Zappino per i violenti e i vergognosi attacchi che ha recentemente subito, indegni per un paese democratico, e vuole dimostrare come questi attacchi non fermeranno la libertà di ricerca e di insegnamento. La risposta migliore a questi attacchi è continuare a fare quello che l’Università deve fare: offrire percorsi di didattica e di ricerca liberi e di alto livello scientifico, come auspichiamo possa essere il nostro”.

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Il corso, che assegna 6 crediti formativi, si sviluppa in un ciclo di 18 lezioni, ciascuna arricchita dall’intervento di accademici di rilievo, provenienti non solo dall’Università di Torino ma anche da altre prestigiose università italiane e internazionali, riconosciuti come esperti nelle rispettive aree di ricerca.

Accanto a loro, nei diversi moduli, interverranno esperti dal mondo professionale e dalla società civile, come giornalisti, medici, psicologi, rappresentanti del mondo religioso e operatori di ONG, per offrire una prospettiva pratica e multidisciplinare sulle molteplici sfaccettature dell’identità di genere e dell’orientamento sesssuale. Un ventaglio di tematiche che non mancherà di suscitare polemiche in certi ambienti politici. Vercellone, tuttavia, si dice fiducioso nel supporto delle istituzioni.

“Il calendario del corso è stato finalizzato solo pochi giorni fa, pertanto è ancora presto per valutare la reazione delle istituzioni. Tuttavia, ci auguriamo che possa essere positiva e di sostegno, indipendentemente dall’orientamento politico. Per la lezione inaugurale, abbiamo invitato a portare i saluti istituzionali sia l’assessore ai Diritti della Città di Torino, Jacopo Rosatelli, sia l’assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte, Marina Chiarelli. Il primo ha già confermato la sua partecipazione, mentre dalla seconda attendiamo ancora una risposta, che auspichiamo possa essere favorevole”.

Sassari, il governo e la teoria gender: un attacco alla libertà accademica

Una cosa però è chiara: questo governo non vede di buon occhio gli studi queer. L’intervento della ministra Bernini contro il corso di “Teorie Queer” all’Università di Sassari, unito alla recente risoluzione presentata dal deputato leghista Sasso per bandire la cosiddetta “teoria gender” dalle scuole, ne sono esempi lampanti.

Nel rispondere a un’interrogazione parlamentare di Sasso, promotore stesso della risoluzione anti-gender, la ministra ha giustificato l’apertura di un’istruttoria con l’intento di verificare eventuali profili di reato o manipolazioni ideologiche ai danni dei minori.

Una presa di posizione che calpesta l’autonomia universitaria sancita dall’articolo 33 della Costituzione, e diventa oggi un pericoloso precedente per la libertà accademica. “La risoluzione Sasso – ha spiegato Zappino in un’intervista a La Nuova Sardegna – è una barricata contro il cambiamento. Il governo teme il potenziale trasformativo delle nuove generazioni e cerca di blindare le scuole e le università come spazi di controllo ideologico“.

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