Tra le tante domande cui abbiamo provato a dare risposte nelle scorse settimane e poi in questi giorni sul testo delle unioni civili come licenziato ieri al Senato, ce n’è una che ci ha incuriosito: saremo “liberi” sulla carta d’identità? O “coniugati”? O “uniti civilmente”?

La domanda, che come vedremo pone problemi di non poco conto, l’abbiamo girata agli esperti, ed in particolare ai giuristi Angelo Schillaci e Angioletta Sperti che ci hanno seguito in queste settimane. La prima risposta è sui tempi: a decidere in tal senso non è il testo di legge, ma se ne occuperà il decreto attuativo che il Presidente del Consiglio dovrà emanare entro trenta giorni o al più il decreto legislativo previsto dal comma 28 della legge. Bisognerà quindi aspettare, anche perché non saremo tutti lì pronti con le carte d’identità da rinnovare.

Unioni civili e carta d'identità: saremo "liberi" o "coniugati"? - carta identita - Gay.it

Ma “liberi”? O “coniugati”? O “uniti civilmente? Qui gli esperti hanno idee lievemente diverse, segnale che le strade che potranno essere prese potranno essere diverse. Difficilmente potremo essere definiti “coniugati”, dal momento che il decreto lo predisporrà il Ministero dell’Interno retto da Angelino Alfano: e comunque, che il nuovo istituto non sia il matrimonio ci pare scritto a grandi lettere un po’ ovunque. Certamente non potremo però essere tantomeno definiti “liberi” dal momento che non lo saremo, tant’è che un omosessuale unito civilmente che – rendentosi sulla via di Damasco – volesse sposarsi con una donna, dovrebbe prima divorziare: si possono infatti unire civilmente due persone dello stesso sesso non sposate e non unite civilmente con altri e, quindi, presumiamo che la regola valga anche in senso opposto.

Unioni civili e carta d'identità: saremo "liberi" o "coniugati"? - fascia sindaco - Gay.it

Ed allora? Allora potrebbe essere inserito nel decreto attuativo una terza formulazione che dal 1996 definisce sulle carte d’identità lo stato civile del possessore: infatti, prima di quell’anno in cui intervenne una circolare del Ministero degli Interni, oltre ad essere “sposati” sulle carte di identità si poteva essere “celibi” o “nubili”, o anche “vedovi”, o infine “già coniugati” o “divorziati” per chi l’appunto aveva scisso il rapporto matrimoniale. La circolare, per l’appunto, definì solo due modi per descrivere lo stato civile di una persona, senza mortificare nessuno: “liberi” o “coniugati”, cui potrebbe quindi aggiungersi “uniti civilmente”. Su questa ipotesi, il parere dei giuristi è discorde. Angelo Schillaci, infatti, segnala che potrebbero esserci profili di violazione della privacy, come avvenuto in Spagna ai tempi delle coppie di fatto: scrivere unito civilmente equivale a rivelare un dato sensibile come l’orientamento sessuale. Qualche dubbio in meno sulla privacy invece lo ha la costituzionalista Angioletta Sperti: “non direi che sui documenti tale indicazione – ci dice – possa essere più lesiva della privacy, sul piano dell’informazione sull’orientamento sessuale, di quanto non diventeranno le stesse parole “coniugato” e “coniugata””, perché con l’entrata in vigore della legge queste parole indicheranno per l’appunto una persona che ha un’unione di tipo eterosessuale. Ed allora, partendo dalla giusta riflessione di Angioletta Sperti, la soluzione potrebbe essere quella di una nuova parola che sostituisca quella di “coniugato” e che contenga in sé quella degli sposati e degli uniti civilmente: potrebbe essere “occupato”, se non fosse che richiama alla toilette…. Ed inoltre una scelta di questo tipo farebbe inevitabilmente insorgere i cattolici integralisti, terrorizzati dall’essere accomunati con gli omosessuali.

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Insomma, è una bella gatta da pelare, come si suol dire, e non rimane che aspettare.

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