Unioni civili: un cammino lungo trent’anni

L’editoriale del nostro direttore Alessio De Giorgi: oggi è solo il giorno della festa, perché oggi l’Italia è più civile

Ci siamo. A trent’anni esatti dal giorno in cui, nel lontano 1986, le parlamentari comuniste Ersilia Salvato, Romana Bianchi ed Angela Bottari presentavano il primo disegno di legge per il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso, oggi la Camera dei Deputati, con ogni probabilità, approverà intorno alle 17 il disegno di legge sulle unioni civili.

E’ fatta. Poteva essere certamente migliore, ma è comunque un’ottima legge, che solo 3 anni fa, sotto il governo Monti, sarebbe stata inimmaginabile: tra qualche mese, una volta approvato il primo decreto attuativo da parte del Presidente del Consiglio, le coppie dello stesso sesso italiane finalmente potranno vedere riconosciuti i propri diritti e stabiliti i reciproci doveri in una legge dello Stato di cui sono cittadini e di cui pagano le tasse.

Chi, come me, ha qualche capello bianco di troppo, non può non essere emozionato, perché rappresenta un coronamento di una battaglia di una vita, che io personalmente combatto dal lontano 1989 quando, ventenne, entrai per la prima volta all’Arcigay di Genova e poi con questo sito, Gay.it, che in questa marcia ha svolto – permetteteci un po’ di immodestia – un ruolo tutto sommato non secondario. Ma il mio pensiero non va tanto ai miei coetanei, a quanti hanno contribuito in questa marcia lunga più di trent’anni ad arrivare a questo importantissimo e storico risultato. Anche se permettetemi di fare gli auguri di cuore a Franco Grillini, un “imprescindibile” (per usare una espressione di Bertold Brecht) che in questi mesi sta combattendo un’altra difficilissima battaglia e che ha contribuito in modo assai significativo ad arrivare a questo risultato.

Il mio pensiero va ai più giovani. Alle giovani generazioni. A chi si è da poco scoperta lesbica o scoperto gay in qualunque angolo d’Italia. E’ per loro, in fondo, che abbiamo lottato: perché a loro fosse garantita una condizione di vita possibilmente migliore di quella che noi abbiamo avuto. Perché se è vero che oggi essere omosessuale in Italia è tutto sommato non difficile, se è vero che la nostra prospettiva di vita è oramai accettabile, questo è solo grazie alla nostra caparbietà, al nostro coraggio ed alle nostre capacità, non certo ad uno Stato che finora non ci ha riconosciuto un solo spillo dei nostri diritti, di singoli e di coppia.

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Ed allora, permetteteci di festeggiare. Permetteteci di gioire. Senza rimpianti. Senza recriminazioni. Senza puntare il dito contro chi non ci credeva. Per un giorno. Almeno per oggi. Ringraziando quanti hanno reso possibile questo straordinario e storico risultato. Da domani saremo tutti impegnati per obiettivi più alti, ma oggi è solo il giorno della festa. Perché oggi l’Italia è più civile.

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