Al via le unioni civili in Estonia: Italia sempre più isolata

La legge è entrata in vigore ma mancano ancora le norme di attuazione.

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Era il 9 ottobre 2014 quanto il Parlamento dell’Estonia, l’ex piccola repubblica sovietica con 1,3 milioni di abitanti, approvava le unioni civili con 40 voti a favore, 38 contrari e 23 astenuti. Da venerdì la legge è quindi, finalmente, entrata in vigore ma non mancano i problemi.

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Una legge che permette le unioni civili è entrata in vigore in Estonia venerdì, ma le coppie dello stesso sesso sono state invitate a non utilizzarla ancora in quanto, ad oltre un anno dalla sua approvazione, mancano i regolamenti necessari per attuare la decisione del parlamento (nella foto), dove a novembre non sono stati raggiunti i voti necessari per approvarle.

Mentre infatti le coppie dello stesso sesso si possono unire civilmente già da venerdì, la Camera dei notai estone ha dichiarato che ci sono ancora incertezze giuridiche legate al divorzio, all’eredità ed ad altre questioni pratiche. Per questo motivo, la Camera ha consigliato alle coppie dello stesso sesso di attendere fino a quando le norme diventano più chiare.

Estonia, che come vicini baltici Lituania e Lettonia è stata occupata dall’Unione Sovietica per quasi cinque decenni, è considerato il più filo-occidentale delle ex repubbliche sovietiche.

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Ecco il quadro complessivo europeo del riconoscimento delle coppie dello stesso sesso:
– sono ben 13 i paesi europei dove è riconosciuto il matrimonio gay: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito (ma non Irlanda del Nord), Spagna e Svezia
– sono ben 16 i paesi europei in cui sono riconosciute le unioni civili (oltre a molti di quelli in cui è riconosciuto anche il diritto a sposarsi): Andorra, Austria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Germania, Gibilterra, Grecia, Irlanda del Nord, Liechtenstein, Malta, Repubblica Ceca, San Marino, Slovenia, Ungheria
Negli altri paesi, Italia compresa, c’è il nulla assoluto in termini di diritti, come purtroppo sappiamo molto bene.
E non vale come consolazione il fatto che in 12 paesi vige un esplicito divieto costituzionale a riconoscere il matrimonio tra due persone dello stesso sesso: Bielorussia, Bulgheria, Croazia, Lettonia, Lituania, Moldavia, Montenegro, Polonia, Serbia, Slovacchia, Ucraina e Ungheria.

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