La verifica dell’età per accedere ai contenuti per adulti sta diventando una pratica sempre più diffusa su internet. Presentata come uno strumento di tutela dei minori, la misura apre tuttavia scenari molto più complessi e problematici, soprattutto per le persone LGBTQIA+. Nella sua newsletter per Wired, Irene Doda ha messo in fila criticità che chiamano in causa diritti digitali, accesso alle informazioni e discriminazioni strutturali, con un impatto particolarmente grave sulle persone trans* e su quelle con identità di genere non conforme allo schema binario.
Verifica età online: rischi per persone trans e non-binary
Irene Doda è una scrittrice e giornalista freelance che vive a Forlì. Nei suoi lavori intreccia temi legati al lavoro, alla tecnologia e alle questioni di genere, ambiti che spesso analizza insieme. Collabora e ha collaborato con testate come Wired, Singola, Il Tascabile e diverse altre riviste, sia online sia cartacee.
Ecco di seguito, i principali rischi evidenziati da Doda sulla verifica dell’età online per persone LGBTIAQ+
- Censura dei contenuti LGBTQ+
In molti paesi i contenuti LGBT+ vengono classificati come “inappropriati per i minori”. Questo riduce l’accesso, soprattutto per giovani trans*, a risorse informative e di supporto che possono essere fondamentali, talvolta salvavita. - Ostacoli all’accesso a informazioni sanitarie
In contesti con leggi particolarmente restrittive, come l’Inghilterra con l’Online Safety Act, la verifica dell’età può rendere difficile persino consultare informazioni su salute sessuale e riproduttiva. - Documenti non aggiornati o incongruenti
Le persone trans, a causa di iter burocratici lunghi e complessi, spesso non dispongono di documenti che rispecchino il genere di elezione. Questo crea problemi pratici quando la verifica dell’età si basa su documenti ufficiali, replicando dinamiche già riconosciute come discriminatorie anche offline. - Problemi legati ai sistemi bancari
Quando la verifica dell’età avviene tramite dati bancari, il cambio di genere sui documenti può tradursi in difficoltà di accesso ai propri conti o strumenti finanziari. - Discriminazione algoritmica nel riconoscimento facciale
Come ricorda Doda, gli algoritmi di riconoscimento facciale utilizzano modelli di genere rigidi e stereotipati, spesso incompatibili con le identità trans, aumentando il rischio di esclusione o errore. - Effetti della terapia ormonale
Citando il ricercatore Os Keyes, Doda sottolinea che la terapia ormonale modifica i tessuti del volto: questo può far apparire le persone trans più giovani agli occhi dei sistemi biometrici, compromettendo l’affidabilità della verifica dell’età. - Rischi per la privacy e la sicurezza dei dati
In paesi come gli Stati Uniti mancano tutele efficaci contro la raccolta e la rivendita di dati sensibili. Per la comunità trans, la possibilità di leak, profilazioni o accessi da parte delle forze dell’ordine rappresenta un pericolo concreto, anche alla luce del ruolo dei data broker.
Emerge un pattern inquietante, osserva l’autrice della newsletter WAR di Wired: la “protezione dei minori” viene spesso contrapposta all’accesso delle persone LGBT+ allo spazio pubblico, digitale e fisico. La verifica dell’età, così come viene implementata oggi, rischia di trasformarsi in uno strumento di esclusione e sorveglianza, restringendo ulteriormente gli spazi sicuri per le dissidenze di genere. Una questione che non riguarda solo la tecnologia, ma il futuro stesso di un internet realmente inclusivo.
