Thomas Gumbleton è un vescovo statunitense che in un articolo di Ncronline ha parlato del fratello omosessuale e di come non lo aveva b accettato. Ad anni dalla scomparsa del fratello per un incidente sul lavoro, il vescovo di Detroit si rammarica per non essergli stato vicino dopo il suo coming out e della responsabilità della Chiesa. E di come è cambiato il suo pensiero nei confronti dell’omosessualità.
Un sostanziale cambio d’opinione, quella che ha adesso il vescovo Thomas Gumbleton sulla comunità LGBT. Un’esperienza particolare, che gli ha mostrato dall’interno cosa significa isolare un familiare, solo perché omosessuale. Essendo stato indottrinato dal seminario con l’idea che l’omosessualità sia una scelta della persona, e quindi peccato, non ha mai pensato e compreso il fatto che potrebbe essere parte integrante dell’identità di una persona. Per anni, quindi, ha continuato a vederlo come un peccato. Non sapendo di conseguenza dare consigli utili in merito, anche a coloro che dicevano di essere gay in confessionale.
L’esperienza del fratello nella vita del vescovo Thomas Gumbleton
Il coming out del fratello, racconta il vescovo, è stato un vero shock. Sposato e con ben quattro figli, nessuno della famiglia aveva mai pensato che fosse omosessuale. Tantomeno l’allora sacerdote Gumbleton non aveva mai parlato con lui di orientamenti sessuali.
Me ne rammarico ogni giorno. Mi dispiace di non aver avuto più informazioni sulla sua situazione prima del coming out. La storia di mio fratello mi ha toccato nel profondo e ha contribuito a farmi maturare un nuovo giudizio sull’omosessualità.
E’ un mea culpa quello che fa il vescovo, che ora non può nemmeno parlare con il fratello. La morte poco dopo essere uscito dall’armadio ha impedito al vescovo di riuscire a capirlo e a parlarci apertamente, e si rammarica di essersi mostrato così chiuso mentalmente. Ricordando coloro che parlavano della loro omosessualità in confessionale, il vescovo consigliava di interrompere qualsiasi rapporto sessuale e sentimentale con il partner, poiché anche la sola amicizia era peccato.
Sentivo che li stavo guidando lontano da occasioni peccaminose, ma in realtà stavo eliminando la loro opportunità di instaurare vere amicizie. Non era il consiglio più giusto, tutti hanno bisogno di amicizie intime.
E non risparmia qualche critica alla Chiesa. L’omofobia viene fomentata ogni giorno proprio dalla Chiesa. Anche se col passare degli anni anche la religione è in continua evoluzione, il vescovo ricorda bene il documento ecclesiale “Cura pastorale delle persone omosessuali”, pubblicato.dall’ex Sant’Uffizio nel 1987. Il testo spiega ce l’omosessualità è oggettivamente disordinata. E spiega:
Questo insistere sul disordine di gay e lesbiche genera paura, rabbia e induce la gente a esprimere giudizi negativi sugli omosessuali. Nessun genitore dovrebbe mai dire a suo figlio che è ‘oggettivamente disordinato’. Si produce una ferita incredibile nel giovane.
Infine, Thomas Gumbleton afferma che forse, in un futuro non molto prossimo, la Chiesa potrebbe aprire a una sorta di benedizione per le coppie omosessuali, se non al matrimonio vero e proprio. Anche se non nutre grandi speranza, dice “L’insegnamento della Chiesa a riguardo è in evoluzione. Non siamo ancora arrivati a comprendere in pieno la verità trasmessa da Dio“.
