45 anni fa la prima rivolta trans in una piscina di Milano: “Siamo uomini per lo Stato, quindi stiamo a petto nudo” (VIDEO)

"Se oggi chiediamo perché alcune donne trans attraversino i Pride in topless, ricordiamoci il valore politico di quel seno".

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45 anni fa la prima rivolta trans in una piscina di Milano: "Siamo uomini per lo Stato, quindi stiamo a petto nudo" (VIDEO) - Lido di Milano la storica protesta trans del 4 luglio 1980 - Gay.it
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Il 4 luglio del 1980, ovvero 45 anni fa, andava in scena la prima, storica “protesta trans” d’Italia, alla piscina Lido di Milano.

Lido di Milano, la storica protesta trans del 4 luglio 1980

45 anni fa la prima rivolta trans in una piscina di Milano: "Siamo uomini per lo Stato, quindi stiamo a petto nudo" (VIDEO) - Lido di Milano la storica protesta trans del 4 luglio 1980 foto - Gay.it

Una quindicina di donne trans in bikini guidate da Pina Buonanno (prima presidente del movimento identità trans milanese) si radunano ai bordi della piscina insieme a tre esponenti del Partito Radicale e srotolano uno striscione: “Siamo transessuali, basta con le discriminazioni“.

Le quindici donne rimangono in topless, a seno scoperto, cosa vietatissima all’epoca nelle piscine pubbliche. Monta la protesta, chiedono loro di rivestirsi perché ci sono i bambini presenti ma prontamente replicano: “possiamo indossare solo il pezzo sotto del costume perché in base ai nostri documenti siamo considerate uomini“. C’è chi grida loro “fr*ci”, “ricchi*ni”, mentre ai presenti viene consegnato un volantino in cui denunciano le discriminazioni ai danni di un’intera comunità: emarginazione, perdita del posto di lavoro, diffamazioni, derisione, ripudio da parte di parenti e amici, abusi da parte delle autorità.

Il Corriere della Sera titola il giorno dopo “Uno show transessuale in piscina con fuori programma della polizia”. Un’ora dopo lo “show” tutte le donne trans vengono portate in commissariato e denunciate a piede libero per oltraggio alla pubblica decenza. Persino ad un cineoperatore provarono a sequestrare il materiale filmato, finendo così in commissariato insieme a due cronisti. Quella protesta al Lido di Milano contribuì a sensibilizzare l’opinione pubblica e a spianare la strada al riconoscimento dei diritti delle persone trans, culminato nella legge del 1982.

Due anni dopo quella protesta, infatti, l’Italia accolse la legge 164: “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”. Una legge all’epoca all’avanguardia e oggi clamorosamente limitata che introduceva la possibilità di rettificare il sesso indicato nell’atto di nascita, riconoscendo il diritto delle persone transgender a vedersi riconosciuta la propria identità di genere. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15138 del 2015, ha chiarito che la rettificazione può essere concessa anche in assenza di un intervento chirurgico di adeguamento dei caratteri sessuali, purché vi sia un percorso di transizione che dimostri la volontà della persona di vivere in conformità con il sesso di elezione. Da anni le associazioni LGBTQIA+ nazionali chiedono a gran voce una nuova legge, al passo con i tempi e non ancorata ad una visione del mondo di quasi mezzo secolo fa.

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La protesta delle piscine di Milano rappresenta uno dei primi episodi di rivolta trans italiana“, ha ricordato su Instagram la portavoce del MIT Roberta Parigiani. “Una manifestazione politica nel senso più puro del termine: dove il corpo, davvero, si è fatto simbolo di ribellione ad un sistema che non ci riconosceva. Se oggi chiediamo perché alcune donne trans attraversino i Pride in topless, ricordiamoci il valore politico di quel seno. Un seno politico che quel 4 luglio del 1980 fu rivolta. Ed a cui dobbiamo moltissimo, tuttə”.

Anche Associazione Libellula e lo stesso Movimento Identità Trans ha voluto celebrare quel 4 luglio 1980: “45 anni di lotte, per essere riconosciute in un sistema anagrafico che vorrebbe spiegarti tutta con una M o una F, un’informazione così ricca e profonda, con la pretesa di poterla rinchiudere in un piccolo timbro. Anche oggi i nostri corpi continuano ad essere meravigliosamente disturbanti consapevoli che il disturbo lo percepirà solo che non è pronto ad accogliere la libertà come modalità condivisa e variegata, non con un dictat. Resistiamo nel nostro nido”.

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