Il ‘fortino’ ha resistito, anche se ha tremato a lungo, per intere settimane. L’Emilia-Romagna, tramutata nell’Ohio d’Italia, è rimasta rossa, con il governatore uscente Stefano Bonaccini nettamente vittorioso sulla sfidante Lucia Borgonzoni, che aveva minacciato la cancellazione della legge regionale contro l’omotransfobia, in caso di successo. 51,4% dei voti per l’esponente PD, contro il 43,7% della candidata leghista.

Ed è proprio il Partito Democratico, trainato anche dall’effetto Sardine, il vero vincitore del weekend elettorale. Primo partito in Emilia-Romagna con il 34,7%, davanti alla Lega arrivata addirittura al 32,0%, e primo partito persino in Calabria, dove il centrodestra ha fatto suo lo scranno regionale con il 55,7% (risorge addiritutra l’UDC, con il 6.9%). In quel caso è Forza Italia, scomparsa in Emilia (2.6%), ad aver vinto la battaglia interna alla destra con il 12,4%, ma è sempre il PD, con il 15,6%, a guardare tutti dall’alto in basso. PD che vince anche a Bibbiano, piccolo comune della provincia di Reggio Emilia per mesi strumentalizzato dai sovranisti ed estremisti d’Italia, nell’ambito dell’inchiesta Angeli e Demoni sui presunti illeciti negli affidi dei minori. Salvini ha addirittura chiuso la campagna elettorale proprio a Bibbiano, giovedì scorso, ma qui il Pd ha strappato il 40,7% dei consensi, contro il 29,5% della Lega. Gli abitanti di Bibbiano, evidentemente, sono andati oltre le grida, gli insulti, le bugie montate ad arte per 6 mesi, portando la coalizione di centrosinistra al 56,7%, contro il 37,4% della destra.

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Da segnalare il crollo del Movimento 5 Stelle, che in Calabria precipita al 6,2% (alle elezioni nazionali del 2018 toccò il 43,4%) e in Emilia-Romagna, dove è nato, al 4,7%. Chiudiamo con i risultati di Mario Adinolfi, che in Emilia si presentava insieme a Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia con il suo Popolo della Famiglia, arrivato allo 0,3%. Appena 6.278 voti. “Siamo la quinta lista sulle sei presentate da Borgonzoni, lo 0.3% finale ricalca il risultato delle europee (eravamo presenti in 6 province su 9, non potevano votarci a Bologna, Ferrara e Piacenza) ed è insoddisfacente“, scrive Adinolfi sui social, che però non molla e rilancia l’appuntamento al congresso nazionale del 28 e 29 marzo.

Complessivamente questa mini-tornata elettorale (appena due regioni al voto) rilancia il bipolarismo che nel 2018 avevamo dato per morto, con Lega e PD sugli scudi, a duellare. Prossime elezioni, probabilmente tra maggio e giugno, in Veneto, Campania, Liguria, Toscana, Puglia e Marche. A Nicola Zingaretti, che alla vigilia aveva promesso di voler riformare il Partito Democratico, aprendo anche a quella parte di società civile tornata attiva grazie alle Sardine, il compito di resistere ai barbari estremisti.

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