Oggi 54enne, Manvendra Singh Gohil è stato il primo principe apertamente gay al mondo. Lo scorso anno rivelò dell’omofobia vissuta in famiglia, con i genitori che provarono a ‘farlo tornare etero’ con le pericolosissime ‘terapie di conversione’, mentre oggi, dalle pagine del New York Times, Manvendra si fa sempre più icona LGBT internazionale.
In passato costretto a sposare una donna, la principessa Yuvrani Chandrika Kumari di Jhabua, il principe 54enne dello Stato indiano di Rajpipla è ora felicemente sposato con DeAndre Richardson, conosciuto on line nel 2009, con il quale porta avanti la fondazione Lakshya, dedicata alla lotta all’AIDS. Intervistato dal New York Times, Manvendra ha rivelato di voler aprire le porte del proprio palazzo per aiutare chi è vittima di omotransfobia.
Metto a disposizione la mia grande casa, per aiutare chi sta passando quello che ho passato io. Ho una grande casa e so quanto sia importante in alcuni momenti avere un luogo sicuro dove stare.
I genitori che l’avevano addirittura diseredato e ripudiato pubblicamente l’hanno poi riaccolto, mentre la depressione che l’aveva travolto, facendogli cullare anche l’idea del suicidio, è fortunatamente diventata un antico ricordo.
Ormai conosciutissimo volto LGBT internazionale, Manvendra ha preso parte all’Amsterdam Gay Pride festival del 2018 ed è stato intervistato da Oprah per ben 3 volte. Suo padre, il maharajah, l’aveva inizialmente diseredato e ripudiato pubblicamente, per poi confessare in un’intervista che ‘la vita è la sua’. I rapporti con sua madre rimangono invece gelidi, ma altri membri della famiglia sono stati di supporto, come sua nonna, che sul suo letto di morte avrebbe espresso la propria felicità per quel nipote che aveva finalmente trovato un partner con cui condividere la sua vita.
Il principe si dice ora cautamente ottimista riguardo al proprio futuro, per quanto non ha certezza di diventare il prossimo maharaja onorario di Rajpipla. “Preferirei continuare a lavorare per la causa LGBT, perché il ruolo del maharaja comporta molte responsabilità e doveri che mi allontanerebbero dal mio attivismo“.
