Dopo giorni di polemiche sulla scelta di Heather Parisi come madrina del Siracusa Pride, arriva la presa di posizione del direttore artistico Diego Di Flora. In un intervento su Instagram, Di Flora ha difeso la decisione del Comitato Organizzatore, definendola una scelta “condivisa e discussa” prima dell’ufficializzazione, ma ha anche espresso dispiacere e scuse nei confronti di chi, in particolare all’interno della comunità trans, si è sentito ferito o non rappresentato.
La nomina di Heather Parisi aveva suscitato forti critiche per alcune sue dichiarazioni del 2022 sulle persone trans, in particolare sul tema della partecipazione delle atlete trans alle competizioni sportive femminili. Parole che una parte della comunità LGBTQIA+ aveva giudicato offensive e transfobiche, mettendo in discussione l’opportunità di affidarle un ruolo simbolico all’interno di una manifestazione Pride.
Di Flora difende la scelta di Heather Parisi: “Decisione collegiale”

Nel suo intervento, Diego Di Flora ha spiegato che la decisione di coinvolgere Heather Parisi non sarebbe stata presa in modo individuale, ma all’interno di un confronto con il Comitato Organizzatore del Siracusa Pride.
“La scelta di Heather Parisi come testimonial dell’edizione di quest’anno del Siracusa Pride è stata condivisa e discussa con l’intero Comitato Organizzatore prima di essere ufficializzata”, ha dichiarato Di Flora.
Il direttore artistico ha definito la decisione “una scelta collegiale, maturata nel rispetto del confronto interno”, spiegando che l’intento era quello di valorizzare “il percorso artistico e il legame che Heather Parisi ha rappresentato, nel corso della sua carriera, per una parte della comunità LGBTQIA+”.
Secondo Di Flora, dunque, la scelta nasceva dal riconoscimento del ruolo avuto dall’artista soprattutto a partire dagli anni Ottanta, quando Parisi veniva percepita da molte persone LGBTQIA+ come un’icona pop e un punto di riferimento televisivo.
Le polemiche sulle frasi del 2022

La decisione di indicare Heather Parisi come testimonial del Siracusa Pride è stata contestata da diverse persone e realtà della comunità LGBTQIA+, soprattutto alla luce delle posizioni espresse dalla showgirl nel 2022.
In quell’occasione Parisi era intervenuta nel dibattito sulle atlete trans, ribadendo la propria contrarietà alla partecipazione delle persone trans alle competizioni sportive femminili. Le sue parole, insieme ad alcuni like e retweet social, erano state considerate da molte persone come transfobiche e lesive della dignità delle persone trans.
Le critiche si sono riaccese dopo l’annuncio della sua presenza al Siracusa Pride, manifestazione nata per rivendicare diritti, autodeterminazione e piena inclusione di tutta la comunità LGBTQIA+.
Lo scorso 7 luglio, Parisi è intervenuta a sua volta sui social, rivendicando il proprio legame storico con la comunità LGBTQIA+ e spiegando che le sue parole sarebbero state riferite all’“aspetto fisiologico”. La showgirl ha aggiunto: “Se qualcuno ha percepito distanza o incomprensione, mi dispiace”, senza però ritrattare in modo esplicito le posizioni espresse nel 2022.
Stonewall GLBT e AGEDO Siracusa lasciano il Comitato Pride
Sulla replica di Heather Parisi sono intervenute anche Stonewall GLBT Siracusa e AGEDO Siracusa, che in un comunicato intitolato “Heather Parisi al Siracusa Pride: quando la montagna partorisce un topolino” hanno giudicato insufficienti le parole della showgirl.
Secondo le due realtà, le dichiarazioni di Parisi “non modificano il quadro” già evidenziato nei giorni precedenti e “non superano le criticità e perplessità” sollevate sulla sua nomina. La precisazione della showgirl, scrivono, confermerebbe “una visione nella quale l’identità delle persone trans viene ricondotta principalmente al dato biologico”, lasciando sullo sfondo “il principio fondamentale dell’autodeterminazione”.
Nel comunicato, Stonewall GLBT e AGEDO Siracusa ricordano inoltre che “il Pride non è un evento di intrattenimento”, ma “una manifestazione politica e sociale nata dalla rivolta di Stonewall”. Per questo ritengono ancora “immutata” la convinzione “circa l’inopportunità della nomina di Heather Parisi a ‘madrina’ o ‘testimonial’ del Siracusa Pride”.
Le due associazioni hanno quindi annunciato l’uscita dal Comitato Siracusa Pride e la decisione di non partecipare al corteo: “Riteniamo opportuno uscire dal Comitato Siracusa Pride e non partecipare al corteo”.
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Di Flora: “Dispiaciuto se persone trans si sono sentite ferite”
Nel suo intervento, Di Flora ha riconosciuto il disagio provocato dalla scelta e ha rivolto un messaggio diretto alle persone che si sono sentite escluse o ferite.
“Sono sinceramente dispiaciuto nell’apprendere che alcune persone, in particolare appartenenti alla comunità trans, possano essersi sentite ferite o non rappresentate da questa decisione”, ha scritto.
Poi le scuse: “Se così è stato, desidero esprimere le mie scuse più sincere. Non era, e non sarà mai, mia intenzione offendere o mettere in discussione l’identità, la dignità o i diritti di alcuno”.
Un passaggio significativo, arrivato dopo giorni di tensioni e discussioni interne ed esterne al Pride, anche se Di Flora ha continuato a difendere le motivazioni artistiche alla base dell’invito.
Siracusa Pride, Di Flora respinge le accuse
Il direttore artistico ha poi richiamato il senso politico e comunitario del Pride, descrivendolo come uno spazio di inclusione e confronto.
“Il Pride è il luogo dell’inclusione, del dialogo e del rispetto reciproco”, ha affermato Di Flora. “È uno spazio che deve saper accogliere sensibilità diverse senza perdere di vista l’obiettivo che ci unisce: la difesa dei diritti, della libertà e della piena autodeterminazione di tutte le persone LGBTQIA+”.
Pur riconoscendo il malessere generato dalla decisione, Di Flora ha respinto con fermezza l’accusa che la scelta di Heather Parisi fosse motivata da intenti discriminatori o escludenti.
“Ribadisco le motivazioni che hanno guidato questa scelta artistica, nella consapevolezza che possa essere legittimamente condivisa o criticata, ma respingo l’idea che essa sia stata motivata da intenti discriminatori o escludenti”, ha dichiarato.
Il direttore artistico ha infine assicurato di voler continuare a lavorare affinché il Siracusa Pride sia “una manifestazione aperta, plurale e capace di rappresentare tutta la comunità, nel rispetto delle differenze e attraverso il confronto”.
La presa di posizione di Di Flora non esaurisce però il nodo emerso in questi giorni: il valore simbolico di una testimonial del Pride non si misura solo sulla storia artistica, ma anche sulle parole pronunciate pubblicamente, sulle posizioni assunte e sull’impatto che queste producono dentro la comunità che la manifestazione intende rappresentare.
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